Dialoghi


Francesca de Lena è una editor e blogger. Scrive su I libri degli altri e su Satisfiction. In più si premura di elargire (gratis!) consigli a chiunque abbia abbastanza fegato da propinarle un capitolo o un racconto scritti di proprio pugno.

Stamattina su Facebook ha pubblicato questo:fdl

In effetti, scrivere dialoghi “normali” è uno di quegli esercizi che possiamo dire complicati. In particolare se sono tra marito e moglie. In particolare se sono alla mattina. In bagno. Magari prima del caffè.

Io me lo sono immaginato così (E voi?)

PS: Sandra, che relazione c’è – se c’è – tra Una spola di filo blu e La matassa blu di Prussia?

#

La sveglia aveva lacerato il buio con il suo trillo, come tutte le mattine. Gianni aveva allungato una mano per spegnerla e poi aveva spinto un piede fino ad uscire dalle coperte: non aveva nessuna voglia di alzarsi. Prendere contatto con la realtà un pezzo alla volta sembrava l’unica alternativa possibile per superare indenne il trauma del risveglio. Lucia, mezzo metro più in là, era immobile; comunque era impossibile che non avesse udito quell’aggeggio malefico.

Gianni aveva raccolto tutte le forze e si era alzato. Davanti allo specchio del bagno, con la faccia ormai quasi del tutto rasata, si era accorto che sua moglie non si era ancora mossa.

«Amore, è tardi» aveva detto a voce abbastanza alta da farsi sentire fin nell’altra camera.
«…»
«Sono le sette passate.»
Dalla camera era arrivato un mugolio. «Davvero?»
«Certo. Perché pensi che la sveglia abbia suonato?»
«Perché è dispettosa, ecco perché.»
Si era affacciato dal bagno. «Finirà che perdi l’autobus. E poi il tuo capo ti farà un cazziatone. Lo sai com’è fatto, quello.»
Lucia se ne era rimasta rintanata al buio, immobile.
«Non credo che andrò al lavoro, oggi.»
«Non stai bene?»
«Non è che abbia la febbre, o chissà cosa… solo non credo che andrò.»

Gianni si era asciugato il viso ed era tornato in camera. Aveva preso camicia e cravatta e aveva fatto il giro del letto.
«Togli quella zampa dalla mia faccia: è gelida» era sbottata lei.
«No, niente febbre» aveva detto lui, più a sé stesso che alla moglie. Aveva chiuso il bottone del collo della camicia poi aveva domandato, appena allarmato: «Ma allora cos’hai?»
«Mmm.»
«Mi sembri una bambina che non voglia andare a scuola.»
«E se anche fosse? Non posso fare i capricci, per una volta?»
Aveva sospirato. «Purtroppo, Lucia, l’età dei capricci è finita da un pezzo.»
«Non tenere quell’aria paternalistica con me. Non la sopporto.»
Gianni aveva annodato la cravatta. «Insomma, ormai sono le sette e venti. Pensi di alzarti o non stai bene?»
«In effetti oggi proprio non credo di riuscire a muovermi da qui.»
Lui aveva scosso la testa. «Hai mal di stomaco? La schiena?»
Lucia aveva fatto un piccolo lamento, mentre si girava su di un fianco. «No, oggi non ce la faccio.»

Gianni era sparito in silenzio. Era andato in cucina, anche se ormai cominciava a diventare troppo tardi per una giustificazione sui generis, in ufficio. Si era sentito armeggiare per un po’, poi il borbottio della moka e un piacevole aroma avevano invaso la casa. Infine, dal corridoio era apparsa una tazzina, seguita da un marito con l’espressione premurosa.
«Ecco, amore. Un bel caffè caldo magari ti farà stare meglio.»
Lucia si era tirata un po’ su. Aveva preso la tazza e si era messa sorbire piano il liquido bollente. Gianni seguiva le mosse della moglie con attenzione, intervallate da brevi occhiate all’orologio.
«Farai tardi?» aveva domandato lei.
«Sì. Ormai, credo proprio di sì.»
«Ti prenderai una ramanzina?»
«Non m’importa: vieni prima tu del lavoro. Come stai?»
«Meglio.»
«Davvero?»
«Davvero.»
«Ed è bastato un caffè.»
«Me l’hai fatto tu. Con amore. Ad ogni modo, non credo che andrò al lavoro.»
«Perché no?»
Lucia l’aveva scrutato con un gran sorriso sul volto.
«Perché è sabato.»

 

 

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38 pensieri riguardo “Dialoghi

  1. mhhhh mi sa che io faccio così tutti i giorni…
    “me lo prepari il caffè?”
    poi quando arriva lo guardo e gli dico “che bello e nemmeno vado a lavorare”.
    Tecnica chiamata: giocare al gatto con il topo e ravviva il rapporto. 😉

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    1. “Onzetta! Chi era costei?” ruminava tra sè don Abbondio, seduto sul suo seggiolone, in una stanza del piano superiore, con un bloggucciolo aperto davanti, quando Perpetua entrò a portargli l’imbasciata. “Onzetta! Questo nome mi par bene di non averlo mai né averlo letto né sentito; nemmen Google sa dire di dove venga codesto nome; chi diavolo era costei?”.

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  2. Io lo vedo così:
    «Hai finito?»
    «mmmm».
    «Daiii».
    «mmmmm».
    «La faccio qui…»
    «ufff, esco».

    «Ma manco il caffé hai fatto?»
    «mmmmmm».

    Nella scena dopo arriva l’ispetor Vattelapesca ad indagare su un’efferato delitto fra le mura domestiche.

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  3. “Buona giornata, amore”
    Bacio.
    Questo è quanto: mio marito si alza prima di me, si muove in sordina provando a non svegliare la prole, sa che io, invece, avverto ogni suo movimento, ma faccio finta di dormire per non fargli perdere tempo. 😛

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  4. Ho voluto giocare anch’io… (Scusa se ti ho usato come ispirazione e pretesto per scrivere.) ^_^

    La sveglia aveva lacerato il buio con il suo trillo, come tutte le mattine. Gianni e Lucia, se ne stavano indifferenti, con gli occhi chiusi, ognuno nella propria porzione di materasso. Dopo dieci minuti di silenzio, rieccola l’assordante voce della sveglia che incessante sembrava gridare: Svegliatevi pigroni! E’ ora di portare le chiappe fuori dalle lenzuola.
    L: Amore ti prego, fai smettere quella cosa!
    G.: Uhm…
    L: La sveglia, continuerà a fracassarci i timpani se non la spegni.
    G: Ok, ok. Ma come, sono già le sette?
    Lucia sbadiglia e si stiracchia emettendo mugolii di varia intensità.
    L.: Che ne dici di andare a preparare il caffè?
    Rotola come un gomitolo di lana fino all’altro lato del letto, dove Gianni era rifugiato in un bozzolo di lino. Toc.. Toc… c’è nessuno?
    G.: No, non mi alzo prima io. Non mi va. Vai tu a fare il caffè, una volta tanto!
    Lucia si allontana seccata e si siede in mezzo al letto con il broncio.
    L.: Non sei carino, affatto. L’unica coccola della giornata e mi dai buca.
    G. L’unica? Protesta Giovanni da sotto le lenzuola. Lucia poteva vederlo inarcare il sopracciglio sinistro anche da li.
    L.: Quante storie! Devi alzarti in ogni caso, no?
    G.: Devi farlo anche tu. E ti ricordo che sono già dieci minuti che stiamo litigando. Il tuo capo, lo ricordi? Quel tipo simpatico, con gli occhi spiritati fissi sulla lancetta dei minuti…
    L.: Uff, piantala…
    G.: Cosa gli racconterai… Che hai fatto tardi per discutere con tuo marito su chi doveva preparare il caffè? Insiste sarcastico.
    L.: Stamattina sei insopportabile! Contrariata, gli lancia un cuscino sulla testa e getta per aria le lenzuola.
    L: Ok. Vado a farmelo da sola il caffè, ma non ti aspettare che te lo porti. La cucina, sai dov’è!
    A malavoglia scivola fuori dal letto e va in bagno per i soliti riti mattutini.
    L.: Cavolo, ma per quanto abbiamo discusso… E’ tardissimo! Impreca con una voce abbastanza alta da far arrivare l’informazione a Gianni che non ne voleva sapere di alzarsi.
    “Sette e trentadue… scendere dalle brande, soldato!”
    (……..)
    Lucia si fionda fuori dal bagno, si veste in tutta fretta e va a preparare il caffè. Rientra in camera dopo pochi minuti con una tazzina in mano, fermandosi accanto al letto dove lui continuava a poltrire.
    L: Ma davvero, non ti alzi?
    G.: No.
    L.: Non vai a lavoro, oggi?
    G.: Non ne ho molta voglia…
    L.: Come ti pare. Ti ho portato il caffè… è bello caldo, anzi bollente.
    Lui, si decide a uscire dalle coperte e la guarda con sospetto.
    G: Avevi detto che non me l’avresti portato.
    L: Ho cambiato idea.
    Gianni sorride compiaciuto e allunga una mano per afferrare la tazzina. Lei si ritrae leggermente lasciando lui, con il braccio ancora teso.
    L.: Dimenticavo… Oggi è sabato.
    G.: Hei, ma sei impazzita? Non vorrai… E’…
    La mano di Lucia si inclina impietosa per rovesciare il contenuto della tazza sulla testa di Gianni. Un fiotto di acqua gelida gli cola sulla testa facendolo rabbrividire, sotto gli occhi divertiti di Lucia.
    L.: Acqua! Non avrai creduto che fosse caffè bollente. Anche se…
    G.: Buongiorno anche a te, amore.
    L.: Se lo vuoi, è in cucina, il caffè! Esclama con voce squillante prima di allontanarsi dalla stanza.

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  5. Uh che bel post e arrivo tardissimo perché ho fatto la zia. Non so che nesso ci sia con la mia matassa ma Anne Tyler è stata per anni la mia scrittrice preferita, non mi perdevo un suo libro!
    Da noi la mattina è tutto un “ancora 5 minuti” e non di sesso.
    Bacisss

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      1. Be’ notevole che tu ci abbia preso con un’autrice che amo molto, non credo di averla mai nominata nel blog. All’inizio la matassa era giallo limone per un concorso col giallo, poi il blu di Prussia mi è sembrato molto figo.

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  6. A scrivere banalità mi riesce bene. Vuoi la prova?

    G: Hai dormito?
    M: No.
    G: Neanch’io.
    M: Come mai?
    G: Sono stanca.
    M: Mi alzo, ti preparo il caffè.
    G: Sono stanca di tutto.
    M: Non ricominciare.
    G: Voglio il divorzio.
    M: Stai ancora cinque minuti.
    G: Dove vai?
    M: A farti il caffè.
    G: Mi hai sentito?
    M: Sì, ti ho sentito.
    G: E allora?
    M: Allora cosa?
    G: Sei sempre il solito.
    M: Sono sempre il solito.
    G: Con te non si può parlare, non si è mai potuto parlare.
    M: Dovrei dirlo io di te.
    G: Non sei un uomo.
    M: Grazie, gentile.
    G: Prego, non c’è di che.
    M: Farai tardi se non ti tiri su.
    G: Non voglio tirarmi su, voglio che tu te ne vada di casa.
    M: Va bene, me ne andrò.
    G: Quando?
    M: Quando non avremo più nulla da dirci.
    G: Non abbiamo più nulla da dirci.
    M: Al tre mi alzo.
    G: Abbracciami.
    M: Sei già in ritardo. Vado.
    G: Non mettermi lo zucchero.

    G: Mi hai messo lo zucchero.
    M: Non volevi lo zucchero?
    G: Te l’avevo detto, non mi ascolti.
    M: Me l’hai detto? Non ho sentito. Mi dispiace.
    G: Non importa. Be’, io vado.
    M: Ciao. Bacio.
    G: Bacio.

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      1. Buongiorno ^_^

        Premettendo che ho solo copiato la tua storia cambiando qualcosina e premettendo ancora che volendo scrivere una sceneggiatura di proposito, probabilmente, non saprei come fare, ti chiedo: ma in un romanzo è un bene o un male scrivere un dialogo in questo modo? … Perché io quando li penso, sono quasi sempre di questo tipo.

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  7. Papa parapapappà parapapappà parapapàààààà….
    La colonna sonora di Star Wars, sveglia del cellulare, irrompe nella casa.
    “…io…onna…ignore…oglila!…o te lo butt…dalla…inestra…quel…oso…”
    “Gmpf…”
    Con uno sconquasso lui si alza dal letto. Lo strisciare delle ciabatte raggiunge il bagno. Ritorna il silenzio. Ma oramai il sonno è rotto, e il dormiveglia registra lo sciacquone del water, il rasoio elettrico, l’acqua del rubinetto e persino l’asciugamano lanciato sul termosifone. Si gira dall’altra parte e tenta di recuperare gli ultimi cinque minuti, solo cinque.
    Nananannannanàààà nanààààààà
    La televisione della cucina si accende in automatico alla sigla del telegiornale mattutino.
    Vorrebbe alzarsi e bersi un caffè in santa pace, ma poi finiscono col litigarsi la cucina e il bagno, lui arriva in ritardo e s’incazza con lei. Meglio lasciar perdere. Ultimi cinque minuti.
    “Oh! Guarda che stamattina piove…”
    “Umpf…” E’ lunedì e piove. Altro?
    “Vai a far la spesa stasera?” Pure…
    “Se piove, no…” Si rigira, assaporando l’ultimo tepore delle coperte.
    Da lontano la raggiunge un “Ciao” biascicato.
    Raccoglie tutte le sue forze e grida “Ciao” di rimando.
    Casa libera, silenzio assoluto, alleluja.
    Biribidì Biribidì Biribidì Biribidì Biribidì
    Ecco la sua sveglia. Con uno scatto solleva le coperte verso il fondo del letto.
    Si parte. Alla guerra.

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  8. Stavo pensando… quando/se scriverai un post sui dialoghi, potresti fare un esempio pratico del dialogo-sceneggiatura e dialogo normale? Mi sarebbe di aiuto per comprendere cosa si intende. È che per me di scontato c’è molto poco… anzi, nulla. Grazie. 😃 ^_^

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  9. Lavoro anche il Sabato (o al Sabato?). (<help)
    Non bevo caffè.
    Quando mi chiama "Amore" reagisco con effetto molla rispondendo "Non chiamarmi Amore".
    Tornerò con un dialogo.

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  10. Come sempre si era alzata prima che suonasse la sveglia. Andando in bagno, era passata nell’altra camera per svegliarlo.

    E’ ora.
    Di già?
    E’ tardi.
    Altri 5 minuti.
    Sbrigati.
    Ma è ancora buio!

    – – – – – – –

    Non sei ancora pronta?

    La prossima volta chiamami quando sei pronta!
    La prossima volta punta la sveglia e arrangiati.
    Ma che senso ha farmi alzare così presto e poi doverti pure aspettare?
    Infatti. Non mi aspettare. Vai.
    Stronza.
    Vedo che su una cosa siamo d’accordo.
    Comunque buongiorno eh! Certo che cominciare così la giornata…

    E non sai ancora cosa ti aspetta entro la fine della giornata. Ma questo lo pensò soltanto.

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