Tutte le trame del mondo #5


Il tema di oggi riguarda i Romanzi di formazione. Come dice Wikipedia:

genere narrativo imperniato sulle esperienze formative del protagonista, il quale viene maturando progressivamente il proprio carattere e la propria identità morale.

Tra i tanti esempi citiamo Grandi speranze (Charles Dickens) e Huckleberry Finn (Mark Twain).

Il titolo di oggi ci immerge nelle atmosfere più cupe del sud della nostra penisola (Ma anche il nord e il centro. Per non parlare d’America e di tanti altri posti, purtroppo).

Buona scrittura.

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23 pensieri riguardo “Tutte le trame del mondo #5

  1. Nicola è un ragazzino tranquillo in una classe di scalmanati, quasi tutti imparentati con famiglie mafiose. Il suo buon carattere lo mette al riparo dal bullismo, ma spesso le prende comunque per difendere chi viene preso di mira dai più vandali. Magrolino ha sempre la peggio, fino a quando Mimmo, il capobanda, non dà lo stop con uno schiocco di dita e i suoi scagnozzi lo lasciano in pace.

    Tornato a casa i genitori non fanno che tormentarlo col monito: “devi imparare a difenderti e a non impicciarti delle beghe altrui!” ma niente, se durante l’intervallo sta giocando tranquillo nel cortile della scuola e sente da lontano le grida di un pestaggio, molla i giochi e corre in soccorso della vittima di Mimmo e la sua ganga.

    Stanco di occhi neri e piccole feriti, temendo si arrivi a ben altro, il papà di Nicolino lo manda a lezione da Don Gervaso, il boss del paese, importante gancio con le cosche provinciali. Manco a dirlo Don Gervaso è lo zio di Mimmo. Ogni pomeriggio dopo le lezioni, Nicola trascina la sua cartella e i suoi piedi fino alla villa di Don Gervaso, col cuore in tumulto e la paura per cosa accadrà là dentro. In realtà per molti giorni non succede proprio nulla: il boss lo tiene sulla graticola torturandolo col suo sguardo, mentre Nicola, lasciato in piedi a lungo, manda giù saliva e parole.

    Per molto tempo è un supplizio: a scuola Nicola continua a difendere i più deboli, a casa a sentire le ramanzine dei suoi e a da Don Gervaso a restare immobile con gli arti intorpiditi e l’ansia che lo divora. In più deve pure inventarsi qualcosa da raccontare ai genitori, i quali, increduli che il boss non gli stia insegnando nulla, né a fare a botte, né ingegnosi scherzi crudeli, non si accontentano delle sue relazioni. Fino a quando Nicolino ha un improvviso moto di ribellione: in piedi dopo tre ore, con una gran sete, urla a Don Gervaso che è stufo e scappa via.

    Nel cortile sente i doberman sganciati che gli corrono dietro, perde tempo armeggiando col cancello chiuso e i cani gli sono addosso. Mingherlino e poco agile tenta comunque la scalata del cancello, che gli sembra il male minore rispetto a essere sbranato. Uno spuntone di ferro s’infila nel costato, il ragazzino crolla in un mare di sangue e solo allora qualcuno arriva in suo soccorso.
    E’ tutto inutile, la corsa in ospedale, l’intervento d’urgenza. Nicola muore sotto i ferri.

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  2. Ninì è un bimbo ai margini di tutto: della propria famiglia, della scuola, di San Michele – paese in cui vive -. La sua esistenza si trascina senza che nessuno lo noti e Ninì fa di tutto per non farsi notare, cercando spesso la solitudine dei boschi che circondano lo sparuto gruppo di case di San Michele.

    Solo una cosa lo trattiene: lo sguardo di Adelina. Nei suoi occhi crede di poter vedere un futuro diverso da quello che il presente sembra promettergli; l’ultimo giorno di quinta elementare le confessa i propri sentimenti ma Adelina lo rifiuta.

    Ninì fugge via; prende il treno fino in città e, dalla stazione, scende al porto e si imbarca sulla prima nave in partenza. Arriva a New York dove, per sopravvivere, entra nelle bande della malavita; sprovvisto di pietà per chiunque, ne scala presto le gerarchie perché per lui non c’è omicidio abbastanza efferato né rapina troppo pericolosa. A vent’anni, quando è già a capo delle famiglie che regolano il Bronx, decide di tornare a vedere il proprio paese.

    Giunge a San Michele preceduto dalla propria fama; basta poco tempo perché ne diventi il punto di riferimento della mala locale, con la sola esclusione della famiglia del boss detto “il lupo”. Quando Ninì cerca di capire con chi ha a che fare, scopre che “il lupo” ha mandato all’incontro con lui la sua unica figlia, Adelina.

    Di fronte ai suoi occhi, Ninì cede ancora una volta. Le offre di fuggire da tutto e da tutti verso una nuova vita, se lei vorrà sposarlo. Lei acconsente, sorridendo; quando lui le si inginocchia davanti, grato, lei estrae una pistola e lo fredda con un colpo alla testa.

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  3. Massimo, Pietro, Luigi, Samuele, Ginevra e Sara sono ragazzini di tredici e quattordici anni, che abitano in uno dei quartieri più degradati di Napoli. I vicoli della città sono gli spazi che hanno a disposizione per imparare a crescere. Trascorrono insieme i pomeriggi a giocare con la realtà della strada. Si ritrovano tutti i giorni nello spiazzo di un cantiere abbandonato e tra una partita di calcio, un ballo rap, nascondino e qualche colpo di testa, condividono le loro paure e speranze per il futuro. Un pomeriggio, Samuele li raggiunge tronfio a bordo di un motorino. Spiega ai compagni di averlo rubato e di essersi meritato il posto nella banda di Schioppo, uno dei bulli più temuti della zona, figlio di una nota famiglia camorristica. Gli amici, non reagiscono alla notizia come avrebbe voluto e al contrario, cercano di dissuaderlo a intraprendere quella vita. Lui si giustifica dicendo di essere stanco di masticare mollica e buccia di mela. Vuole tirare su abbastanza soldi da andare via. Litiga violentemente con Pietro, lasciandolo a terra con un occhio nero. Al grido degli amici: ” Ormai sei diventato un delinquente come gli altri”, Samuele va via, consapevole di averli persi, o forse no, ma ormai tutto gli sembra non avere importanza.

    Samuele prosegue a frequentare il giro di Schioppo, gli viene consegnata la sua prima pistola e viene messo a conoscenza degli affari del gruppo. Le cose vanno bene, ma più si addentra nel sistema, meno si sente orgoglioso di quello che fa. Mentre gli altri festeggiano per un colpo ben riuscito, uno scontro tra bande in cui hanno avuto la meglio e progettano nuove rapine, Samuele si rende conto di aver commesso un errore. I suoi veri amici avevano ragione, quella vita era più dura e violenta di quella che credeva e non faceva per lui. Comincia a pentirsi e ad avere paura, ma sa bene cosa rischierebbe nel voler tornare indietro.

    Un giorno la banda di schioppo decide di mettere a segno un colpo in un bar. Quando Samuele capisce che il posto appartiene al padre di Luigi, si reca di nascosto dall’amico per avvisarlo, ma prima di poter parlare, viene aggredito e mandato via. La sera della rapina i suoi amici sono li, nella piazzetta difronte al locale, per festeggiare il quindicesimo compleanno di Ginevra. Quando i ragazzi sentono gli spari provenire dal bar, corrono a vedere cosa è accaduto. Luigi trova suo padre in un lago di sangue e Samuele con la pistola tra le mani. Ne segue una rissa. Luigi si avventa contro Samuele e gli giura vendetta. Si sentono le sirene della polizia in lontananza. La banda di Schioppo riesce a scappare.

    Pochi giorni dopo, viene ritrovato il corpo di Samuele, bruciato e abbandonato in un campo isolato. Dell’omicidio sarà accusato Luigi che verrà arrestato. Ginevra, Sara, Pietro e Massimo credendo nell’innocenza del loro amico, si mettono alla ricerca della verità. Chiedono aiuto a un ispettore in pensione conosciuto con il nome del signore delle cosche, perché durante i suoi anni di carriera era riuscito a sgominare molte bande di delinquenti sparse nei quartieri e ad arrestare alcuni capi delle principali famiglie camorristiche che tenevano in ginocchio la città. L’ispettore commosso dalla volontà di quei giovani ragazzi di non lasciarsi risucchiare da un destino scontato, accetta di dargli una mano.

    Le indagini conducono alla verità. Si scopre che Samuele era stato ammazzato per mano del capo della sua stessa banda, perché la sera della rapina al bar, si era rifiutato di sparare al padre di Luigi, mettendo a rischio il colpo. Per riscattarsi, gli era stato ordinato di attirare con l’inganno le sue due amiche, Ginevra e Sara, in un luogo isolato, così da potersi divertire con loro, ma lui aveva rifiutato. Luigi viene scarcerato e i cinque ragazzi si riscoprono più amici di prima. Ognuno di loro, da li in avanti, deve imparare a convivere con il vuoto lasciato da quella dolorosa esperienza e con il rammarico di aver perso un grande amico. Spesso, Luigi si reca al cimitero da Samuele. Ci va per dirgli che non l’ha dimenticato, per chiedergli scusa; soprattutto, ci va per dirgli grazie di aver dato la risposta sbagliata, per quel coraggioso no, che aveva salvato la loro vita e ucciso la sua.

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