Sara: ritratto di un’amica


Ecco un bellissimo esempio di come bastino due o tre frasi per tratteggiare un personaggio (o una persona, ma per uno scrittore non fa differenza). Niente giudizi, niente racconti, niente “aggettivi qualificativi”: Sara è per come si comporta.

Questo, per me, è saper fare a scrivere.

Carta Traccia

Sara è per me un’amica improbabile. Mi sfugge dove siano ancorati i legami che ci tengono vicini, e questo è per me fonte di tenerezza e sorpresa. Siamo amici da tempo, per nessun motivo in particolare.

Parliamo sempre di sesso, perché non ci attraiamo. Se rimanessimo le uniche due persone sulla faccia della terra, penso che ci sederemmo a parlare e ridere, come sempre.

“Ma se non sei battezzato, dove sarai seppellito?”
“Non so… in terra sconsacrata?”
“Già, ad un crocicchio!”

Le mie scivolate pittoresche la divertono. Parla spesso di suo nonno, che un giorno uscì di casa vestito elegante per “farsi una bella foto da tombino”.

Lenisce le sue confessioni tramite l’effetto sorpresa. “Tu hai il romanzo, mentre io non ho nessuno scopo nella vita, e lo voglio trovare.” Decide, valuta e ribatte più spesso e più veloce di me, per questo l’ho ammirata ancora prima di conoscerla. Ogni…

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19 thoughts on “Sara: ritratto di un’amica

  1. Non so, mi sembra che si parli di due persone, di un’amicizia, non di un personaggio. C’è molto chi sta da questa parte. Tanto tempo fa ho trovato una descrizione vera che mi era piaciuta, ne ho fatto un post, La nana. Quella mi sembra oggettiva, proprio perché non scritta da uno scrittore, comunque più oggettiva di questa. Qui il narratore (immaginiamo che Sara sia una fantasia) vive il personaggio in rapporto a se stesso. In fondo il baricentro è sempre su chi scrive.

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    • In una storia si può scrivere una descrizione oggettiva? Lo potrai fare in un articolo di giornale (ok, adesso smetti di ridere), in una voce dell’enciclopedia, in un saggio. Ma in una storia sei sempre filtrato dal narratore e tutte le descrizioni sono in realtà il rapporto tra narratore e soggetto descritto.
      O no?
      (PS: adesso vado a rileggermi “la nana”)

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    • Riletta. Bella, per carità. Come lettore, però, preferisco questa perché mi lascia una qualche aspettativa e mi lascia con la curiosità di volerne capire di più.
      Qui, a mio parere, si lascia spazio per un qualche tipo di conflitto, cosa che con “la nana” non sono riuscito a sentire.

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  2. Sono due cose diverse. Là c’è una persona vista un po’ da lontano. Qui però non vedo un personaggio, ne vedo due. Uno vive grazie all’altro. Per certi versi sono speculari, in altri punti coincidono. La contrapposizione non è un conflitto. Un personaggio se è in conflitto con se stesso, allora è interessante. Se un personaggio cerca l’amore e trovatolo lo respinge è interessante. Dalla tua premessa mi era parso di capire che apprezzavi la descrizione oggettiva, spoglia, che ne era stata fatta. Ma questo avviene solo per la questione della pasta e della raccolta differenziata. Il resto è tutto filtrato. In una storia si può scrivere una descrizione oggettiva? Sì, certo che si può. Solo che alla fine tutti devono metterci dentro la letteratura, cioè il sentimento, l’intimità, il romanticismo. Questo ritratto che ci proponi è interessante, ma intimo. Interessante invece, a mio parere, è come è stato scritto, per frammenti. Frammentando dai la sensazione di esaminare varie situazioni oggettivamente. E questa è tecnica.

    Così a memoria. La descrizione che ha fatto Kafka di suo padre a tavola, o i caratteri di Teofrasto, ma anche Pontiggia, mi sembrano di una vera oggettività, pur letteraria. Chi riesce a descrivere oggettivamente ha una marcia in più. Lo vedo fare raramente, spesso non si ha nemmeno l’idea di cosa vuol dire descrivere oggettivamente.

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    • Pontiggia e Teofrasto “manca”. Kafka, però, “celo”. La “Lettera al padre”, immagino, anche se non riesco a capire a quale passo tu faccia riferimento: quelli che ho trovato mettono sempre in contrapposizione lui con il padre.

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  3. A me piace. Mi lascia (l’illusione di) leggere fra le righe, nel non detto. Lo trovo vicino a me, a come sono. Sono andata a leggere anche La Nana e non l’ho trovato così diverso come “stile”. Non saprei dire dal punto di vista tecnico ma questa grande differenza di oggettività non la leggo. La descrizione, nei due post, è frutto di rapporti diversi ma, in fondo, è tutto negli occhi di guarda (nella penna di chi scrive) comunque. Nel caso del racconto, subentra poi la visione/percezione del lettore. Ogni lettore.

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  4. Io non sono un esperto, ma tutto sommato qualche aggettivo e qualche descrizione in più secondo me non guasterebbe. In questo brano si parla del rapporto tra due persone, più che di Sara in se. Mi piacciono quelle descrizioni con due o tre caratteristiche fisiche o psicologiche del personaggio e dove il resto lo mette il lettore.

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    • Invece a me non piace sentirmi dire se un personaggio sia indolente o vestito male o cosa, perché vorrei deciderlo da me. a meno che, ovvio, non sia questione di occhi verdi o cose del genere.
      Questo è un bell’esempio di quanto siano diversi i lettori 🙂

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  5. La mia impressione è che ci siano descrizioni funzionali che vanno presentate al lettore. Quando leggo non mi piace trovare tutto scritto, ma neanche trovarmi davanti a personaggi che devo immaginare di sana pianta. Presumo che gonfiare un personaggio di aggettivi e caratteristiche abbia lo stesso effetto del troppo sale nella pasta, ma non usarne affatto rende il risultato sciapo.

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  6. Ringrazio Michele per avermi pubblicato e tutti voi per avermi letto 🙂
    Ho voluto prendere spunto da un soggetto che mi sta a cuore (una mia vera amica) per sperimentare uno stile alla Natalia Ginzburg, che non mi appartiene del tutto, ma da cui di sicuro mi piacerebbe imparare.

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  7. Celeste citi Natalia Ginzburg e mi esplode un ricordo di Lessico famigliare, letto tanti anni fa; gli anni delle scuole medie! Che effetto incredibile, che ricordi ha scatenato.

    Michele…almeno per omonimia potresti leggere Caro Michele 😉

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