Storia in sei parole #30 – Parole intraducibili: Liberosis


da Internet - http://sixwordstoryeveryday.com/
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Dicono che il primo sia stato Hemingway, per vincere una scommessa: «For sale: baby shoes, never worn» (Vendesi: scarpe per neonato, mai indossate). Di sicuro sei parole sono sufficienti a dipingere una storia. Persino un romanzo. Ma sono poche, dannatamente poche, e non è facile per nulla.

Lasciamo per un po’ il tedesco e le sue parole impossibili e torniamo all’inglese. Lingua semplice solo in teoria: oltremanica devono soffrire di invidia per la capacità che hanno i teutonici di inventare complicazioni e hanno deciso di non essere da meno. Oggi parliamo di liberosis, cioè il desiderio di preoccuparsi meno delle cose. Attenzione a non esagerare entrando nel campo dell’italico menefreghismo (anche noi, quanto a parole composte, non ci facciamo mancare nulla), che presuppone il fatto di non preoccuparsi punto delle cose.

Ecco le mie sei: «Mania di controllo. Basterebbe anche meno.» 

Giocate con me?

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19 pensieri riguardo “Storia in sei parole #30 – Parole intraducibili: Liberosis

      1. Grazie! Per fortuna io ho solo dovuto affrontare un tacchino da 10 chili… una mia amica che è in visita a Toronto ha dovuto mangiare il deep fried turkey, mi ha mandato le foto del tacchino intero, spellato e legato, appeso per un gancio e calato nella friggitrice in giardino… non la invidio quando sarà ora di digerirlo! 😀

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  1. Vorrei essere Zen ma non riesco.
    .
    Non c’è soluzione perché preoccuparsi?
    C’è una soluzione: perché preoccuparsi?
    Magari sapessi dar retta ad Aristotele

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