Miniplot #2 – Buck e il Terremoto


http://www.buckeilterremoto.com/
http://www.buckeilterremoto.com/

 

Torniamo a giocare con il Miniplot, ma lo facciamo in un modo speciale perché il libro protagonista, oggi, è Buck e il Terremoto. Si tratta di diciotto racconti – di cui uno mio -, incentrati sul tema del terremoto, della speranza e dei nostri amici a quattro zampe, scritti con l’intento di devolvere l’intero ricavato alla Croce Rossa Italiana, a favore delle popolazioni colpite questa estate e purtroppo anche in questi ultimi giorni. Il libro è acquistabile su Amazon (attraverso questo link oppure cliccando sul riquadrino della colonna a sinistra) sia in digitale che in cartaceo: ne potrete così fare dono a chi vorrete, contribuendo ad aiutare persone che stanno per attraversare un inverno nelle peggiori condizioni possibili. In poco più di una settimana abbiamo raccolto oltre 150 euro; dati gli ultimissimi avvenimenti, ci sarà bisogno di uno sforzo più grande da parte di tutti. Quando lo comperate, se potete, lasciate anche una recensione: Amazon usa questo meccanismo per portare in evidenza i libri, e questo libro ne ha bisogno più di molti altri. Io vi posso assicurare, in quanto emiliano che ha sperimentato il terremoto qualche anno fa, che di questi aiuti c’è davvero una gran necessità.

Oltre ai racconti, come sempre, c’è di più ed è esattamente questo il motivo per cui sono venti gli autori per Amatrice: c’è chi si è occupato della grafica e della copertina, ma c’è anche chi si occupa di tenere le fila della comunità dei lettori sia sulla pagina Facebook che sul sito (buckeilterremoto.com) legato al libro. Iscrivetevi e mettete un like. Spargete la voce, in modo che anche altri possano aiutarci ad aiutare. Sulla pagina Facebook, inoltre, stasera e ogni fine del mese, Serena Bianca De Matteis posterà una foto con le somme guadagnate e i versamenti effettuati: chiunque potrà controllare che gli impegni presi saranno rispettati.

Un inciso: proprio in questo preciso istante (cioè domenica mattina alle 7:40, per voi che leggete) la mia casa ha dondolato e scricchiolato di nuovo: il sito dell’INGV, al solito, è sparito, e mi ci sono voluti dieci minuti per capire dove sia venuta un’altra scossa di quelle forti, ché ho sempre paura che ricominci anche qui. Purtroppo, ogni giorno che passa, l’utilità di Buck e il Terremoto diventa sempre più una necessità: comperatelo, perché è davvero un buon modo di dare una mano a quelle persone.

Intanto che aspettate che vi arrivi il cartaceo o che il vostro Kindle scarichi l’ebook, giochiamo insieme anche per esorcizzare. Si tratta di scrivere non più di qualche riga, che cominci però con l’incipit che vi segnalerò e che è tratto proprio dal libro. Una menzione d’onore a chi saprà dire da quale racconto io abbia tratto la frase che diventa il nostro punto di partenza.

L’incipit di oggi è: “Ho sentito l’odore che conosco bene: quello del terrore”…

Il mio miniplot è: Ho sentito l’odore che conosco bene: quello del terrore; ho dovuto farmene carico, perché è troppo terribile da sopportare. Nessun uomo solo può farlo. Tutti insieme, invece, possiamo spazzarlo via.

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36 pensieri riguardo “Miniplot #2 – Buck e il Terremoto

  1. Ho sentito l’odore che conosco bene: quello del terrore; i bambini non si sono scomposti. Ha tremato il lampadario, il letto ha dondolato,ma loro non si sono mossi. Era una piccola scossa. Li abbraccio entrambi con la paura che possa venire qualcosa di più forte.

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  2. Ho sentito l’odore che conosco bene: quello del terrore. Intangibile eppure così reale. Quell’odore che a volte sa di polvere. Altre di acido. Di ferro. Di fango. Sono cresciuto con quell’odore. Da piccolo, a Sarajevo. L’ho ritrovato nei miei viaggi come fotografo. Fotografo di guerra prima, di catastrofi ambientali poi. Sì, buffo. Può sembrare buffo, sciocco ma io quel lavoro l’avevo scelto, voluto fortemente. Sono andato anche in analisi per capire. Volevo essere un fotografo per sostituire a quell’odore le immagini. O avevo proprio bisogno di quell’odore? Ne ero dipendente? Lo respiravo e poi di nuovo a casa – sempre con il rischio di non tornarci – a mostrare immagini, istanti fermati in quelle foto, dure, tragiche, commoventi ma foto. Una foto la guardi, poi la metti via. Magari ci ripensi. A volte è così forte che non ti basta chiudere gli occhi per non vederla più. Ma l’odore è diverso. L’odore ti entra dentro, lo metti in circolo ad ogni respiro. Diventa parte di te. Fisicamente parte di te. Ma non puoi farne a meno. Non puoi smettere di respirare. L’odore del terrore vince sempre. Se respiri continuerà a essere in te, se smetti di respirare sei morto. E se la morte fosse la soluzione? Quante volte l’ho pensato.

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      1. Non credo ma grazie. Preferisco far parte del progetto come lettore e spacciatore del libro (ne ho messo uno in sala clienti, un altro lo voglio lasciare in giro, il terzo è per un’amica).

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  3. Ho sentito l’odore che conosco bene: quello del terrore. Sono corsa fuori casa in attesa che la terra si placasse. Nel folto del bosco ho visto apparire gli occhi furtivi di un lupo, desolati come i miei. E in quello sguardo, che ci ha resi complici, ho ritrovato la speranza.

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  4. Ho sentito l’odore che conosco bene: quello del terrore, sa di sale e di vento E’ il mare che s’ingrossa all’improvviso sotto un cielo di pece con la barchetta da pesca di mio padre, sola a combattere il mostro.

    – Bellissimo post, Michele!

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  5. Ho sentito l’odore che conosco bene: quello del terrore. Non solo lo sento, io lo vedo come voi vedete i colori, gli ho dato un nome come voi fate con i colori. Tra mille pennellate confuse su questo quadro disordinato che voi chiamate “cumulo di macerie” io so riconoscerlo, seguirne la traccia e trovare il tubetto schiacciato dal quale è stato spremuto. Mi fermo nel punto dove è sepolto il tubetto e richiamo la vostra attenzione perché il colore del terrore è sempre mescolato a quello della voglia di vivere e crea una sfumatura speciale, la stessa tinta del mio collare: un brillante verde speranza.

    Ispirato dall’originale di Nadia.

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  6. “Ho sentito l’odore che conosco bene: quello del terrore.” Il coraggio si è nascoto dietro a questi occhi che non vogliono vedere. La disperazione mi scuote, afferra la mia mano.
    Combatto l’istinto di sopravvivenza che mi imporrebbe di scappare, di mettermi in salvo.
    Ma dove? Tutto continua a tremare. Resterò qui, rannicchiata sotto il tavolo. Pregherò che per questa volta, la morte non mi trovi.

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  7. Ho sentito l’odore che conosco bene: quello del terrore. Ho sentito di nuovo la voce di nonna che quella volta mi prese in braccio e mi portò fuori di casa di corsa, senza giacca, nel freddo della sera. Non è niente, non è niente, diceva. Ma perchè trema tutto? La terra ha mal di pancia, Franceschino, bisogna portare pazienza. Nonna non c’è più, ma le sue parole le sento ogni volta che il terrore torna a devastare le vite umane. Anche stavolta. Svegliato nella notte dallo stridere incontrollato del vetro delle finestre, in tempo per correre fuori al buio prima dell’ondata di polvere e gas, del rumore della pietra impotente che sgretola in farina. Poi resta solo l’odore della morte, di chi non ce l’ha fatta. E diventa difficile bere un caffè sotto la tenda insieme agli altri superstiti mentre i volontari continuano ad estrarre corpi. Ci sono domande a cui non si riesce a rispondere. Perchè lei si e io no? Quanti ne sono rimasti a te? Con chi ce la prendiamo stavolta? La terra ha mal di pancia, Franceschino, bisogna portare pazienza.

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      1. Eh…a saperlo! Io mi ero iscritta all’altro tuo blog, quindi non ho ricevuto la newsletter dell’idea dell’antologia. Poi…io ero lì, a 70 km dal terremoto, quindi in quei giorni comunque non ero connessa e al ritorno, così fresca dell’esperienza, non ci avrei scritto una riga. Ci riesco solo ora, dopo mesi. E qualche volta sento ancora il letto tremare… 😦

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  8. Io, non posso che ringraziare, innanzitutto. Serena per aver ideato il concorso. Michele per avermi citato. Chiara di esistere.
    Quello che ho voluto raccontare nel mio racconto è ciò che nessuno prende in considerazione in occasioni tipo il terremoto. Ci sono coraggiosi che aiutano e salvano, coraggiosi che vengono invasi da quell’odore a cui va infinitamente il grazie di tutti. Grazie di cuore per il lavoro impagabile che svolgete.
    Sono bellissimi i vostri svolgimenti, 👏👏

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  9. Ho sentito l’odore che conosco bene: quello del terrore. Ho ricordato quella notte quando la terra emise quel ruggito come volesse inghiottirci tutti, quel suono è rimasto dentro la mia mente, o forse è nascosto nelle pieghe più profonde dell’anima. Un suono sordo e muto che riemerge puntuale con quell’odore, quello della mia paura senza rimedio.

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  10. Avete fatto una cosa meravigliosa, Michele. Davvero bella. Complimenti!

    Ho sentito l’odore che conosco bene: quello del terrore, ed è un odore che odio. Me lo sento dentro, trema insieme a tutto il resto. E tremano le pareti. Trema il cuore. Trema anche la mente. Trema tutto mentre l’unica cosa che penso è: sono impotente.

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