Biblioteca Scarparo #11


Giochiamo con gli incipit: quel magnifico paragrafo che, da solo, ci trascina dentro una storia. Tanto bello da leggere quanto difficile da scrivere. L’incipit andrebbe scritto per ultimo, è vero, ma non possiamo aspettare che scriviate un romanzo per avere voglia di leggerlo! La regola è semplice: dato questo titolo della ormai famosissima Biblioteca Scarparo, scrivere l’incipit della storia che vi ha suggerito.

Buona scrittura.

 

018-il-richiamo-della-tempesta

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44 pensieri riguardo “Biblioteca Scarparo #11

  1. Buongiorno. ^_^
    A proposito di tempeste, sono ancora in alto mare con il pov, ma ci sto lavorando.
    Ecco il mio incipit veloce veloce. Poi, magari penso a qualcosa di meglio. Ciao. 🙂

    All’orrizzonte una pennellata di nero colorò il mare. Restò sulla spiaggia a respirarne l’odore, quello di un amante tradito che attende prima di infuriare. Sentiva che la tempesta era vicina. Strinse la tavola a sé e si sedette ad aspettare il vento, le onde. Era arrivato il momento di scoprire chi avrebbe vinto.

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  2. Erano i giorni di tempesta ad attirare il vecchio capitano ancora fuori con la sua imbarcazione.
    Quelli di sole li trascorreva sotto il portico di casa, a guardare da lontano i pescatori che rientravano delusi o felici a seconda di com’era andata la caccia ai merluzzi. Ma quando il mare diventava nero di burrasca e urlava vendetta a chi non era in grado di rispettarlo allora usciva fiero a dimostrare ancora una volta che lui, solo lui, Jack, poteva sfidarlo da pari, senza timore, ma con riguardo e considerazione.

    – Hai scelto l’incipit oggi perché è breve e sai che devo andare al mercato! GRAZIE!

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    1. Di’ la verità, che sono un tesoro.
      Poi, sul fatto che in realtà ho deciso di turnare tra incipit, guarda che quarta e tutte le storie del mondo perché fare le stesse cose tutte le settimane mi pare di una noia mortale, non ne parleremo, eh. 🙂

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  3. Aveva ceduto al richiamo della tempesta, ancora una volta. Ne sorrise mentre era in fila al check-in. Una relazione stabile da ormai tre lunghissimi anni – un record! – di cui gli ultimi due di convivenza, un loft open space nel palazzo più prestigioso della zona e una posizione da dirigente in una multinazionale. Eppure aveva chiuso il minimo indispensabile in un borsone e si stava trasferendo dall’altra parte del mondo. Non stava scappando. Non ne aveva motivo. La sua vita era perfetta. Ma doveva andare incontro a quella nuova esperienza, aveva bisogno di quelle emozioni. Forse sì, stava scappando. Dalla perfezione. Dalla calma piatta. Dal porto sicuro. Vivere non è navigare in acque sicure, vivere è solcare il mare in burrasca: è così che voleva la sua vita.

    …scrivere l’incipit della storia che vi ha suggerito. Spero di non aver approfittato troppo di questa libertà. 😉

    E come canta Malika Ayane: …purchè sia Tempesta.

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  4. Inserisce la chiave nel lettore della camera d’albergo e si strappa i vestiti di dosso bagnati. Per quella sera ha già dato e non ha più intenzione di farsi pozzanghera per l’uomo che la tormenta da mesi. La pioggia, furiosa, scortica i vetri e lei d’istinto si precipita, nuda, alla finestra per vedere se lui è ancora lì, dentro la macchina ad aspettarla, come sempre.

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  5. Rileggendo il mio ho avuto l’impressione che funzionasse più come excipit. Poi ho riletto gli altri e mi sembra possa valere lo stesso. Noto cose e faccio riflessioni che prima di leggere questo blog non avrei mai fatto…#devosmettere! 😀

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    1. Viola posso chiederti cos’è a darti questa impressione? Almeno per me è molto difficile intuire se si tratti di incipit o excipit. Il tuo brano, per esempio, potrebbe essere la conclusione di un travagliato percorso, ma anche l’inizio di un racconto che si sviluppa a partire dalla scelta di una nuova vita, o ancora un incipit in medias res.

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      1. Iara la mia impressione deriva dal fatto che non sono dei “veri” incipit. Ho troppe informazioni perché essendo un esercizio legato a un tema/titolo si cerca di metterci subito dentro un po’ della storia. Sarebbero troppo ricchi pure come excipit sempre per lo stesso motivo. Però la mia percezione è quella di un tirar le somme e non di un inizio. Perché se in un excipit ci può essere il richiamo alla storia raccontata (anche se non è una cosa che mi piace particolarmente, anzi), gli incipit li intendo più “generici”. A un incipit dovrebbe poter seguire qualsiasi cosa. Qui, invece, in poche righe, c’è già tanto. Spero sia abbastanza chiaro.

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        1. Io non ci vedo un finale nel tuo incipit (scusando il gioco di parole) È la premessa di qualcosa che dev’essere spiegato e che magari la storia ci dirà: perché questo tizio decide di prendere una valigia e partire?
          Non ci vedo nemmeno troppe informazioni. Potrebbe benissimo essere un’introduzione che presenta gli elementi essenziali su cui si reggerà la vicenda narrata.

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        2. Sei stata chiarissima Viola e ho compreso quello che intendi dire. In questo caso, però, proprio perché l’incipit si lega a un tema specifico è stato naturale inserire da subito l’idea della tempesta come richiesto dalla traccia; poi, non è detto che la storia debba proseguire in modo prevedibile. Tuttavia, mi sono chiesta come si potrebbe scrivere un incipit un po’ più generico tenendo comunque conto dello spunto dato dal titolo. E a dire il vero, la soluzione non la trovo a portata di mano.

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          1. È forse una doccia fredda parlarne, ma Les Amis Des Vieux Maitre dovette chiudere i battenti meno di una settimana dopo, non avendo una regolare autorizzazione (non avendo più *precisamente* nessuna autorizzazione). Feci le valigie e andai da Bobby, il mio patrigno, nel Rhode Island, dove passai le sei o otto settimane seguenti, finché la mia scuola d’arte non si riaprì, a studiare il più interessante tra tutti gli animali estivi, la Ragazza Americana in Shorts.
            A torto o a ragione, non ebbi più nessun contatto con Suor Irma.
            Occasionalmente, però, sento ancora parlare di Bambi Kramer. L’ultima che ho saputa, è che si è data a dipingere tele con navi nella tempesta. Varrà la pena di vederle, se non ha perduto il suo tocco.

            PS: Cosa ne dici? Anzi, cosa ne dite? La domanda è per tutti.

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          2. Una riflessione più accurata porta soluzioni nuove. Assolutamente d’accordo Iara. E’ anche vero che a volte bisogna buttarsi un po’ per avere una visione più completa. Se aspettassi il momento giusto non farei mai niente. Non avrei mai postato nulla qui (e neanche commentato) perché nulla sarebbe mai stato all’altezza, nulla mai abbastanza. Non lo è lo stesso però almeno la condivisione porta ad un arricchimento. Mi piace qui perché mi sorprendo spesso a cambiare idea (anche se vorrei tanto avere delle certezze), trovo spunti di riflessione e punti di vista diversi, cosa che non accadrebbe se mi limitassi a scrivere/leggere/commentare fra me e me senza condividerlo. Nel caso specifico, il mio incipit lo avrei riscritto con molti meno dettagli; una cosa che ho fatto di proposito e ho voluto mantenere è non svelare il sesso della persona dato che, come dicevo prima, ci sono già altri elementi noti (tema/titolo).
            Sorrise mentre era in fila al check-in. Il minimo indispensabile in un borsone e tanta voglia di solcare il mare in burrasca, che navigare in acque sicure non era nel suo stile. Non si domandava nemmeno cosa avrebbe trovato dall’altra parte del mondo, l’incognita era adrenalinica. Prese posto accanto al finestrino.

            Un buon incipit che potrebbe andare bene anche in questo caso?

            Lo schiaffo del vento lo colpì. Poi, fredda e affilata, arrivò la pioggia.
            E questa sarebbe la città più bella del mondo? (corsivo)
            L’uomo scosse la testa ed estrasse il piccolo ombrello che spuntava dalla sua valigetta. Alzò lo sguardo. Tutto opaco e grigio. In cielo e in terra. Alle sette e un quarto di quella mattina di novembre, neanche i turisti si facevano vedere in giro. Con quel tempo poi. Ci mancava pure la pioggia. E quel piccolo, maledetto ombrello non avrebbe mai impedito che i pantaloni, di lì a poco, diventassero fradici.

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  6. “Molla la stronza!” Con l’acqua che scrosciava da ogni parte, non capiva se Jack si stesse riferendo alla cima che lui teneva in mano o se stessero ancora discutendo della sua fidanzata. Impietrito di fronte al buio che li sovrastava, non gli sembrava certo il momento opportuno per tali ragionamenti. Tanto più che forse non ne sarebbero usciti vivi e il problema si sarebbe risolto da solo. “Cazza quella maledetta randa!” Lasciò andare la fune, ma solo perchè un’onda grossa li aveva nuovamente inclinati a babordo e lui rischiava di scivolare nella morte gelida.

    Eh niente…altro che Jack London…io penso a Jack Sparrow!! Pirati noi siam! 😉

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  7. Michele, dico che precipitarsi a scrivere la prima idea che passa per la testa non è una buona idea. Una riflessione più accurata porta soluzioni nuove. La tempesta come metafora richiama alla mente un miliardo di storie e di situazione diverse, non solo legate al mare, tanto per dirne una. A parte questo, ho iniziato a ragionare sul fatto che si possono usare le parole non per dire esplicitamente, ma per fare intuire al lettore che qualcosa di “tempestoso” sta per accadere. E il tuo incipit è sicuramente un buon inizio. Anche senza la parte sulle tele con le navi.

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  8. Questo vento non prometteva niente di buono.
    Edward non è ancora ritornato con la sua barca e Margareth stava in pensiero.
    Aveva già preparato un pasto alla meglio. In questa stagione la pesca era misera.
    Ieri c’era stata una forte tempesta e il signor Moll era vivo per miracolo.
    Margareth sferruzzò ai ferri in attesa del marito.
    Lei non riusciva a capire la smania di questi pescatori cocciuti.
    A costo di rimetterci la pelle, s’increspavano con le loro barchette anche quando i più anziani sconsigliavano di non uscire in mare.
    Loro lo sapevano che la tempesta non perdona.
    Ma il richiamo del mare era troppo forte.

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    1. Un suggerimento: quando si scrive al passato, per l’idea di lontananza insita nel tempo verbale, è opportuno usare “quel/quella/quei/…” (e non “questo/ questa/questi/…”). Per lo stesso motivo è meglio usare “Il giorno precedente” (e non “Ieri”).

      [E niente, stasera mi faccio odiare…]

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    2. Margareth sferruzzò ai ferri…
      Ai ferri è una ripetizione, non mi piace. Sferruzzare è già completo. Magari “sferruzzava” e non “sferruzzò”.
      …sconsigliavano di non uscire in mare.
      Senza non?

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      1. Oggi ho due prof 😀
        Non lo so, devo rivederlo il testo, per vedere quale tempo verbale usare.
        Era solo un esercizio e scritto tardi. Già tanto che non mi sono addormentata. :p
        Non mi dispiace ” sferruzzò ai ferri”, tuttavia.

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  9. No, invece hai ragione.
    Per così poco, non ti odio. :p
    In effetti è un errore che faccio di frequente di non usare quel.ecc..
    Abbondo con questo, questa.. ecc

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  10. Osservava quelle nuvole dense di pioggia stese sulla linea dell’orizzonte. Esercitavano una strana e fortissima attrazione, forse perchè annunciavano tempesta, la stessa che si era abbattuta impietosa sulla sua vita. Chiuse la finestra e corse fuori, ormai non temeva più nulla.

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      1. Viola nel tuo primo incipit, non so perché, ma d’istinto ho immaginato una donna. Sulla condivisione la penso come te, anche se a volte c’è lo scoglio imbarazzo a frapporsi sul tasto “invio”.

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        1. Io, invece, avevo pensato un uomo. Il che, a mio parere, significa che era scritto bene, perché ha fatto immedesimare ciascuno di noi nel personaggio abbastanza a fondo da poterne riempire i buchi con il nostro vissuto. E questo, non c’è bisogno di dimostrarlo, è ottimo.

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        2. Invia e basta… non si scandalizza nessuno. Siamo maggiorenni. 😀
          Hai molta fantasia e parlare anche di temi forti fa bene per la creatività e per i tabù insiti in noi.
          Invia, che è liberatorio.

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      2. Questo è un esperimento interessante. Le righe che ho riportato sopra, come ho detto, non sono mie: sono di Salinger. In più, quello è un explicit di un racconto: è l’intero paragrafo finale de “Il periodo blu di De Daumier-Smith”. Il primo, a caso, che ho trovato aprendo un libro a caso.
        Ho solo cambiato il Natale con la tempesta, giusto per fare finta di aver scritto una cosa ispirata dal titolo che avevo dato.
        Sul significato di tutto ciò, ciascuno può trarre le proprie conclusioni 🙂

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  11. Ultimamente, intendo più o meno negli ultimi tre anni, tendo a scrivere storie circolari nelle quali il finale rimanda all’incipit in modo che idealmente il lettore possa rivivere la trama una seconda volta, ma con gli occhi nuovi che gli ho fornito durante la prima lettura. Comincio con una scena, poi torno indietro nel tempo, descrivo, intreccio, arruffo e ritorno a quella scena e la arricchisco con la conclusione. Un po’ come certi fumetti che iniziano con Paperino inseguito da Zio Paperone armato di randello e nella pagina successiva la didascalia della prima vignetta recita: “Facciamo un passo indietro…”

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    1. Una struttura, dunque, di quelle che classicamente si associano ai racconti (https://dadovestoscrivendo.wordpress.com/2015/08/25/aaa-bel-racconto-cercasi/). Peccato che qualcuno (Helgaldo, per non fare nomi 😉 ) non sopporti i flashback.
      È chiaro che non c’è una struttura buona per tutte le stagioni, cioè per tutte le storie; di sicuro, se è vero che gli estremi si toccano, qui par di capire che incipit ed exipit addirittura si possano sovrapporre.

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      1. Nei racconti non sempre uso questa struttura, anche se l’ho fatto con quelli pubblicati sul blog, anzi, solitamente vanno a finire da tutt’altra parte rispetto all’incipit. Mi piace invece usarla nei romanzi e il motivo per cui ultimamente è ricorrente è che sto finendo di scrivere una serie quindi sto mantenendo la stessa struttura per ogni libro anche se cambia la trama. In futuro chissà, dopo un po’ le regole e gli schemi mi annoiano e provo qualcosa di nuovo.

        Ho detto che “arruffo” perché gioco molto a mescolare i capitoli che costituiscono i tre punti centrali classici, quasi mai li seguo in linea retta eppure nessun lettore si è mai perso tra le mie “svolte”. 🙂

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