Miniplot #3


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Oggi tocca al Miniplot: si tratta di scrivere non più di qualche riga, che cominci con l’incipit che vi segnalerò. Una menzione d’onore a chi saprà scovare da quale libro io abbia tratto la frase che diventa il nostro punto di partenza.

L’incipit di oggi è: “«Ti porterò dove vuoi» dice,”…

Il mio miniplot è: «Ti porterò dove vuoi» dice, poi accende la macchina. Partiamo, in direzione tramonto. Io non dico niente ma appoggio la mia mano sulla sua, mentre tiene il cambio, e sorrido. Casa mia è tra le sue braccia; non importa la destinazione: sono già dove voglio stare.

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55 pensieri riguardo “Miniplot #3

  1. Ti porterò dove vuoi» dice, poi accende la macchina. Partiamo, in direzione tramonto. Io non dico niente ma appoggio la mia mano sulla sua, mentre tiene il cambio, e sorrido. Casa mia è tra le sue braccia; non importa la destinazione: sono già dove voglio stare. Annullo tutti i pensieri e ci stringiamo così forte da sentir battere i nostri cuori.
    Adoro questa sensazione; quel profumo di vaniglia mi inebria.
    Il mondo fuori non esiste quando sono accanto a te.

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  2. “Ti porterò dove vuoi” dice. Allora gli chiedo di andare a Calcutta con lui: “la prossima volta, te lo prometto” risponde.
    Nicolas è un bluff. Lo è anche la mia relazione, ma sono anni ormai che non ci faccio più caso.

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  3. “Ti porterò dove vuoi” dice. Il problema è che non lo voglio io, non voglio lui, nè andare da nessuna parte, con lui, ovvio. Non ci sono valige da fare, nè arei da prendere: cerco solo una cura per questo tediamore che ormai non dà tregua e da cui non si sfugge, neppure andando lontano.

    Non so da quale libro tu abbia preso l’incipit, ma il tuo miniplot mi piace molto. Buona settimana, baci

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  4. “Ti porterò dove vuoi” dice.
    Il suo sguardo è penetrante. Cerco rifugio nel tramonto all’orizzonte.
    Vorrei tornare a Firenze, ecco dove vorrei andare. Ma non sono pronto a rivivere quelle sensazioni. Nemmeno quei tragici eventi, anche se sono passati solo sei secoli.
    Eppure vorrei che qualcuno mi ci portasse. Ma non oso chiedere tanto: so che lui può farlo.
    In qualsiasi momento.

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  5. “Ti porterò dove vuoi” dice. Perchè non ha capito. E’ troppo tardi. Non mi porterà da nessuna parte ormai, perchè io ho già dove andare e lui non è compreso nella valigia. Oltremanica c’è già qualcuno che mi aspetta. Io mi porto da sola.

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  6. “Ti porterò dove vuoi” dice. Ha i denti guasti e gli occhi ammiccano. Abbasso lo sguardo e vedo la sua mano porgermi la pasticca di nascosto. La folla intorno ride, nessuno presta attenzione a noi. Affondo le dita nel palmo della sua mano – la sento porosa al tatto – e un po’ di polvee della pasticca mi entra sotto le unghie. Vediamo fin dove può portarmi.

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  7. Salamandre.

    “Ti porterò dove vuoi” dice.
    “Io voglio restare qui” rispondo.
    “Qui? In una macchina parcheggiata vista fosso?”
    “Il fosso non è male. Una volta ci ho visto una salamandra”.
    “Tu sei matta. Tu sei qui come me e ti metti a parlare di salamandre?”
    “Sono belle le salamandre, nere e gialle di un giallo che hanno solo loro. Ci sono persone che in vita loro non hanno mai visto una salamandra. È una cosa molto triste”.
    Non è triste ai suoi occhi. Del resto non voleva portarmi dove volevo. Voleva solo portarmi a letto. Neppure me in particolare, è evidente. Il mio corpo, forse. Di certo non voleva portarsi a letto una ragazza che parla di salamandre. Animali utilissimi. Ad esempio servono a capire se il ragazzo più figo della scuola sia davvero interessato a te.
    Test non superato, bello mio.

    Temo di aver ecceduto in lunghezza, ma mi sono persa dietro le salamandre. E pensare che volevo fare un mini racconto di fantascienza.

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  8. «Ti porterò dove vuoi» dice.

    Ma io non voglio andare da nessuna parte. Non rispondo e non lo ascolto più anche se continua a parlare. Promesse vane che sa di non poter mantenere. Nessuno può portarmi dove voglio, perché non esiste un dove e non esiste più voglio.

    Se hai omesso un “Jamie” potrebbe essere Tienimi di J. Kenner

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          1. Comunque ho trovato un sacco di libri con delle bellissime copertine verdi. Recente ma non recentissimo invece è talmente relativo. 😀

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      1. Avrei voluto fare di meglio ma non ci sono riuscita, non con una frase sola (volevo anche questo). E’ che quando l’ho letto, ho reagito così:

        1) l’ho sempre detto che voglio un’auto con il cambio automatico o al massimo con i comandi al volante
        2) 20 unità di insulina, subito!
        3) mi si è incollato il puntatore del mouse con tutto ‘sto miele
        4) mi sono venute fuori come minimo 3 carie: che finisca a dover pagare mezza corona?
        5) la leva del cambio mica il cambio (e niente, questa è deformazione professionale – una storia lunga e complicata)

        «Ti porterò dove vuoi» dice, poi accende la macchina. Partiamo, in direzione tramonto. Io non dico niente ma appoggio la mia mano sulla sua, mentre tiene il cambio, e sorrido. Casa mia è tra le sue braccia; non importa la destinazione: sono già dove voglio stare. Tra poco, infatti, il veleno inizierà a fare effetto.

        (Non sono disposta a sudare per amore, che – tra l’altro – è sopravvalutato).

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  9. «Ti porterò dove vuoi» dice. Io però non gli presto attenzione perché non voglio che mi porti da nessuna parte. Nell’idea di portare c’è l’idea di lasciare, come se volesse farmi la cortesia di accompagnarmi per poi mollarmi ad affrontare il mondo da sola. Non voglio che mi porti. Voglio che ci sia. Voglio che stia con me. Voglio che dica «verrò dove vuoi.»

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  10. “Ti porterò dove vuoi” dice.
    “Dove vorresti portarmi?” gli chiedo “siamo già andati dappertutto insieme, senza arrivare mai da nessuna parte”.
    Lui mi guarda, sa bene cosa voglio dire, sa che non ho più voglia di seguirlo, l’ho amato troppo e sarei andata anche all’inferno con lui, ma adesso sono stanca, è troppo tardi, ormai non lo amo più.

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  11. E niente, oggi meglio di così non funziono. 🙂

    «Ti porterò dove vuoi» dice.
    «Possiamo ancora essere felici. Scegli un posto, uno qualsiasi.»
    La ragazza scuote la testa. Lo fissa con gli occhi spalancati. Lui, le toglie il bavaglio.
    «Voglio solo tornare a casa mia.»
    «Non posso farlo.»
    «Devi lasciarmi andare. Non ti denuncerò, non dirò niente a nessuno. Te lo giuro.»
    «Bugiarda» urla, scaraventando la sedia dall’altro lato della stanza. Cammina senza sosta avanti e indietro portando alla bocca l’ennesima sigaretta.
    «Bugiarda» ripete, senza guardarla in faccia. «Hai già giurato una volta, di amarmi.»
    Si avvicina. Una nuvola di fumo esplode sulla faccia di lei.
    «Non ti crederò mai più.»
    «Allora, ammazzami ora.»
    Lo dice con convinzione, non un tremore nella voce. Lui si inginocchia, le poggia le mani sulle gambe. La sfida:
    «È all’inferno che vuoi andare?»
    La ragazza non risponde, né inclina lo sguardo. L’uomo prende una tanica di benzina, le bagna i vestiti, la svuota rovesciandola ovunque in quel vecchio magazzino abbandonato. Ritorna accanto a lei con un fiammifero acceso in mano:
    «Ma non andrai da sola. Io verrò con te.»

  12. Così, per ingannare l’attesa… 🙂

    «Ti porterò dove vuoi» dice.
    «Davvero? Ovunque?» Ammicca lei, allacciandogli le braccia al collo.
    «Cosa c’è in questa splendida testolina?»
    Si lascia accarezzare i capelli e intanto, la guarda con aria interrogativa.
    «Niente di pericoloso, almeno credo.»
    «Niente che superi il valore della mia carta di credito?»
    Lei scoppia a ridere.
    «Non ti ridurrò in lastrico.»
    Si alza sulle punte, con la bocca gli cerca l’orecchio, sussurra:
    «Ho voglia di giocare, di qualcosa di dolce e di qualche brivido…»
    «Interessante, si può fare», commenta lui, ricambiando le sue carezze.
    «Allora sbrighiamoci. Si va al luna park.» :-p

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        1. Quindi si può affermare che:
          – se lo trovi in rete può essere corretto oppure sbagliato
          – se non lo trovi in rete di sicuro è sbagliato 😀

          Iara illuminaci: refuso, accezione locale, altro?

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          1. Anche la Crusca fa così: conta le occorrenze (anche “sbagliate”) tramite Google; quando la consistenza numerica si fa importante, l’uso viene assodato e la nuova norma (o eccezione) entra nella grammatica.

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      1. Infatti.

        Ma, dal 2002 ad oggi, secondo te, ci sono stati più “qual è” o “qual’è”? Che poi vabbè, io, ad esempio, nonostante l’uso sia stato accettato, non dico mica macchina da scrivere ma macchina per scrivere…e altre cose così. Lo so che certe forme sono ammesse, resta il fatto che non mi piacciono. 😀

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  13. “Ti porterò dove vuoi”, dice. Ma naturalmente è solo la mia impressione. Guardo le sue rughe immobili, stanche, la sua pelle grigia. Resisto alla tentazione di fare scorrere le dita sui quei solchi antichi. “Ti porterò dove vuoi, bambina”, diceva. Mille e mille volte, invano. Ma ora non potrai più farlo, papà. Riposa in pace.

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