Le donne lo sanno prima


photo credit: byronv2 Fountain bar, quite afternoon 02 via photopin (license)
photo credit: byronv2 Fountain bar, quite afternoon 02 via photopin (license)

Il lunedì mattina la strada per l’ufficio sembra accorciarsi; le vie sono piene di macchine e la mia testa è vuota di pensieri. Lo è sempre, da quando Marcela se n’è andata. Mi lascio portare dal navigatore: “al prossimo incrocio, svoltare a sinistra”. Oppure: “alla rotonda, prendere la terza uscita”. Mi fido di lui, come mi sono sempre fidato di lei. Mi fermo al solito bar. L’ho fatto anche la mattina che Marcela m’ha lasciato; “Ti lascio perché ti amo troppo” mi disse; la sera stessa la vidi baciarsi con Anton in un angolo scuro. La capisco: Anton è un mastino, grosso e senza cervello. È facile non amare troppo uno così; lo amerà talmente poco che rischia di passarci la vita assieme, poverina.

Quando entro prendo caffè e cheescake, come sempre. Non mi ci vuole molto per notarla, solo quel tanto che gli zuccheri ci mettono a entrare in circolo. Se ne sta in un angolo davanti a una tazza fumante; di sicuro m’ha visto entrare e mi ignora. Io rimango a guardarla come un ebete. Insistente e ottuso al punto che lei, a un certo momento, non può fare a meno di piantare gli occhi su di me e di farmi un cenno. Mi metto di tre quarti, dalla parte del mio profilo migliore. Di sbieco la scruto; rimango incantato a seguire la linea di quelle labbra perché so che sono capaci di baciare. Studio l’impronta rossa che lasciano impressa sulla tazza, mentre il mio caffè si gela. Seguo la luce che scivola sul suo collo e si spegne sulle clavicole delicate.

Legge da una pila di fogli; un libro, direi. Mi domando se faccia finta o se sia davvero così concentrata. Fa bene a ignorarmi: lei è più furba di Marcela. Se non fossimo immersi in un bar pieno di gente che va e viene, non sarebbe la stessa cosa: da soli, su una panchina del parco, sarebbe stata costretta a guardarmi e, persino, a parlarmi. Lì, sotto la coltre della vita che scorre, siamo liberi di tessere un dialogo di sguardi e di indifferenza.

Lei è sottile; mi evita, lasciando vagare i suoi occhi per le pagine oppure per il locale. Io la inseguo, cercando di inchiodarla là dove si concentra la sua attenzione; una partita a rimpiattino in punta di ciglia. Ogni volta che porta il suo sguardo sul caffè o nelle mie vicinanze io abbasso il mio di colpo, per non farmi cogliere impreparato. Poi, di sottecchi, aspetto che lei torni a nascondersi da qualche parte: tra la gente, tra le bottiglie alle pareti, persino tra i fiori del vaso che orna il bancone, prima di rimettere fuori la testa e tornare a fissarla.

Tutto questo finché il barista non fa cadere un bicchiere e io, come tutti i presenti, mi volto d’istinto; quando riprendo il controllo scopro che mi sta fissando. Ha ceduto, come Marcela. Rimaniamo così, con gli occhi dell’uno in quelli dell’altra. Un vago sorriso si allarga sul volto di entrambi; le mani in grembo e una parvenza di rossore sulle gote. Questo è il momento, l’istante magico. Lei mi ama, lo so. Non può farne a meno.

La musica di un cellulare spariglia le cose; lei distoglie lo sguardo e fruga nella borsa. Estrae il telefono e risponde. Le donne sono speciali; hanno un grande intuito e una grande forza: lei sa già che finirebbe per amarmi troppo. Così prende il libro e se ne va.

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Questo raccontino, che non c’entra per nulla, serve a ricordarvi che su Webnauta c’è un contest aperto. Gli sportivi dicono che le coppe si vincono in allenamento e la domenica si va solo a ritirarle; ebbene, dopo tanti esercizi di stile e prove di scrittura, è il vostro turno: avete una borsa di libri che vi aspetta a casa di Barbara e della sua ciurma.

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33 pensieri riguardo “Le donne lo sanno prima

      1. I partecipanti avrebbero fatto di tutto per non lasciarti l’ingombro “libri”. In ogni caso, resta un bel racconto. Ovviamente, non cambierai idea… Ovviamente? … 🙂

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  1. Ma che scherzo è che non partecipi? Mentre lo leggevo – a parte una D eufonica che ti è scappata malandrina – pensavo “ecco, vince Michele!” e la borsa di libri poi la potevi dirottare su qualcuno, un contest nel contest, t’inventavi qualcosa, la gara di quarte di copertine, no? Un bacione

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      1. Be’, era da fare in maniera simpatica. Al di là dello sbattone/spedizione si potevano anche assegnare i titoli in base ai gusti presunti dei tuoi lettori e distribuirli, ma hai ragione, la mia etica oggi è entrata in sciopero. Allora, sei il nostro motivatore, giusto, visto che da molto sei il mio coach, e più che mai lo sei stato per quesa sfida.Sono davvero curiosa per il risultato.

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  2. No, ma dai, che scherzi fai? Accendo il cellulare e trovo la mail, e penso: oh caspita, pure Michele! Poi arrivo a leggere e non partecipi?! Basta sostituire due parole per inserire manoscritto e fresia, e censirti nella newsletter del blog. Pensaci su!
    Nota: in realtà dentro la borsa volevamo mettere una carta regalo presso una libreria, ma non tutti apprezzano le grandi catene (vero che si può comprare online) e soprattutto avremmo avuto problemi con il Regolamento concorsi ed operazioni a premio e l’Agenzia delle Entrate…

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