comPLOTtando #1


Oggi cominciamo una nuova rubrica: comPLOTtando. Si tratta di suggerimenti diversi, da usare per scrivere un pensiero o anche una storia. Persino un romanzo, se vi va: qui non si bada a spese e si regalano trame, suggerimenti e idee. Saranno generalmente presi e tradotti da quelli che mi vedo passare sotto gli occhi in arrivo dal mondo anglofono, grazie a posti tipo Promptuarium; per quanto riguarda me, la farina del mio sacco la trovate il venerdì per la biblioteca Scarparo.

Pronti? Si parte!

complottando-001

Annunci

18 thoughts on “comPLOTtando #1

  1. Un silenzio imbarazzante. Erano meglio le nostre urla in salotto che eccheggiavano fino alla stanze da letto dove dormiva Luca. Il carillon sul suo lettino confondevano gli strilli. Erano meglio. Il silenzio mi distrugge, mi riempe la testa di pensieri, degli insulti per le scenate di gelosia. Insopportabili, noiose, boriose, fastose, inutili, interminabili… ma c’eri. Le mie scenate hanno contribuito a questo vuoto. È impossibile che tu mi abbia dimenticato già nonostante quel rumore molesto. Ma la pace di quei suoni è una guerra dentro di me. Un silenzio che non si placa.

    Liked by 2 people

  2. Per me oggi una riflessione, che comunque potrebbe inserirsi in qualche storia, e fino alla parola “capriccio” potrebbe anche essere una quarta.

    Ricordate il gioco del silenzio, da bambini? Quando un adulto non ne poteva più di chiacchiere e magari urla lo proponeva “vediamo chi resiste di più a stare zitto!” Uh, che spasso. L’ipocrisia dell’età adulta declinata all’infanzia, facciamo finta che sia divertente una cosa che in realtà è una gran palla.
    Lui è campione in questa procedura: inscena il film muto con la resistenza passiva di chi prende l’altro per sfinimento. Lei conosce la strategia estrema dei suoi silenzi e la teme, incapace di far scendere in campo il raziocinio che suggerirebbe, che no, anche questa volta non è divertente, è solo tedio e capriccio.
    Parlate, dite quello che vi frulla per la testa. Non negate di fronte a domande “cos’hai? Rispondendo “nulla.” Non fingete di non essere furibondi, date sfogo alla rabbia, meglio senza spaccare nulla e ripartite con le parole. Le parole sono importanti, non l’ho detto io, ma condivido in pieno.

    Liked by 2 people

  3. Titolo: Silenzio e nostalgia

    Sono assalita da un ricordo, le voci di mia madre che parlava con le zie, le sorelle e le donne della famiglia. Quel vociare era un sottofondo al mio sonno di bambina della domenica mattina, io infilavo la testa sotto il cuscino un po’ infastidita, ma poi continuavo a dormire perché non c’era scuola e allora mi piaceva restare a letto, nel tepore delle coperte di quelle fredde giornate d’inverno. Ora nella mia casa, in qualsiasi giorno, regna il silenzio, non ci sono voci che accompagnano il mio sonno.
    Forse è per questo che è diventato così difficile dormire e, soprattutto, sognare.

    Liked by 2 people

  4. C’è un parlare sommesso, sussurrato, sordo. E’ quello dei vivi quando accompagnano i morti nell’ultimo viaggio. I morti sono in mezzo ai vivi nei cortei funebri. Il brecciolino sotto i piedi nei vialetti del camposanto è la voce delle preghiere, dell’ultima preghiera. Preghiera rivolta dai vivi ai morti e dai morti ai vivi. “Per favore, dimmi che non mi dimenticherai”, “Perché è questo che mi dice il tuo silenzio”. Le frasi si mischiano, si sovrappongono, si elidono. Diventa un brusio indistinto che sale fino a Dio come una matassa aggrovigliata, neppure lui la può sbrogliare.

    Liked by 4 people

  5. Abbiamo trascorso insieme anni indimenticabili: sei stato indispensabile quando sono stata a lungo in un letto d’ospedale, sei stato la mia compagnia migliore quando ne ho avuto più bisogno. Mi hai sempre parlato alle orecchie, come un amabile confidente e io ti ho sempre ascoltato. Ti ricordi quando, per uno scherzo, siamo finiti in piscina e io ti tenevo stretto? Il tuo silenzio, già da allora, mi aveva preoccupato. Era l’inizio di qualcosa che stava per finire e io non ho mai voluto rassegnarmi. Lo capisci che sai tutto di me? Che sei l’unico a conoscere chi frequento e chi no, a sapere con chi chatto, con chi chiacchiero per ore? Come fai, adesso, in un momento così importante della mia vita, a stare lì, immobile, muto? Ora che il vuoto, dentro casa, si è fatto voragine, perché non mi dici niente? Mi avete abbandonato tutti.
    Per favore, dimmi che non mi dimenticherai. Perché è questo che mi dice il tuo silenzio. Quanto li detesto, i silenzi prolungati! Anzi sai che ti dico? Sarò io a dimenticarmi di te. Di più, sai che faccio?
    Ti abbandono, ecco cosa faccio. Ciao, addio, e ti sostituisco. Sei contento?
    Oggi stesso esco, vado in un negozio di elettronica e ti ricompro. Non sarà lo stesso, ma come si dice: morto uno smartphone se ne fa un altro. E sappi che l’hai voluto tu.

    Liked by 2 people

  6. “Liberati di quello che non serve”, mi urlò dal salone mia madre. La sua voce sovrastava il rumore delle ante che si aprivano e si chiudevano. Potevo distinguere il trascinio delle sedie, dei sacchi pesanti lungo il corridoio, i suoi passi affrettati.
    “Si mamma, ho capito”, gridai di rimando dalla camera da letto senza sapere come avrei fatto a catalogare le cose utili e quelle superflue. Avvicinai lo scatolone davanti l’armadio aperto. Fu abbastanza semplice all’inizio: Scarpe consumate, vecchi vestiti, calzini bucati… scoppiai a ridere; come riuscisse a bucarli sempre allo stesso punto, era un mistero. Tirai tutto dentro il cartone; tutto, tranne un paio di calzettoni grigi con le sue iniziali. Quelli mi ricordavano una serata speciale trascorsa in montagna. Tra le mani avevo pochi centimetri di stoffa capaci di rievocare promesse perse nel tempo, l’odore della cioccolata e del legno che bruciava nel camino, il bisbiglio del vento, il tocco della sua mano nella mia. Uno degli ultimi momenti felici trascorsi insieme. Passai in rassegna i cassetti, le scatolette nascoste in fondo, dietro la biancheria. Roba inutile, avrebbe detto mia madre: biglietti del cinema, banconote con dediche scritte sopra, copertine di CD autografate, pacchetti di sigarette vuote con numeri di telefono e indirizzi annotati. Cose, solo cose, ribadii a me stessa incoraggiando le mani a fare da paletta. Mi spostai alla scrivania, completa di una piccola parete attrezzata piena di mensole. Raccolsi quello che rimaneva in un contenitore di plastica blu, dove erano destinati gli oggetti da tenere: libri, vecchie foto, DVD. Mi restavano i diari, i quaderni, le lettere, i taccuini. Carta, cumuli di carta. In quelle pagine erano racchiusi i miei pensieri; i sogni che prendevano forma insieme alle parole, le delusioni diluite in versi consolatori. “Scatolone blu”, decisi. Avevo terminato. Il passato futile, chiuso a destra; quello a cui era permesso di venire con me, a sinistra.
    “Hai fatto cara?”, mi chiese affacciandosi sulla porta.
    “Si mamma.” Le indicai il contenitore da buttare. Inarcò un sopracciglio e strinse le labbra, ma mi risparmiò le sue lamentele. Rimasi sola. Con lo sguardo stanco guardai il vuoto che avevo intorno: i pavimenti lucidi, i mobili coperti da grandi teli bianchi, gli armadi svuotati. Anni della mia vita sigillati in asettici imballaggi. Ora che il frastuono era sopito, sentivo quel silenzio, quello delle cose da cui non avresti voluto separarti. “Vi sto lasciando, non vi sto perdendo.” Raggiunsi mia madre alla macchina; mi aspettava già col motore acceso. Salii dal lato del passeggero senza parlare. Gli occhi annebbiati come da una leggera foschia. Vedevo la casa diventare sempre più piccola dallo specchietto retrovisore.
    “Non potevi più rimanere in quella casa.”
    Forse era vero. Ma c’erano ricordi troppo ingombranti che non sarebbero mai rimasti chiusi in una scatola.

    Liked by 2 people

Lasciare un commento è sempre una buona idea!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...