Palestra di dialogo – SALDI, tutto al 70%


da Wikipedia

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Continuiamo questa piccola carrellata sui dialoghi e sulla tecnica che ne sta alla base. Abbiamo ragionato sul fatto che un dialogo è una piccola trattativa e anche sul fatto che il contorno del dialogo ha la sua importanza. Oggi vedremo un’altra piccola cosa, che sembra banale ma che in realtà è difficile: ogni battuta deve contenere un’informazione e ogni risposta in un dialogo non dev’essere scontata. Piuttosto, meglio toglierla o sostituirla con un gesto che mostri al lettore il comportamento del personaggio.

Una delle obiezioni che sono state fatte, la volta scorsa, è che questo dialogo è “piatto”. Il concetto è chiaro, ma cercare di stabilire perché lo sia e, soprattutto, in che misura è molto meno ovvio; i problemi, a mio avviso, si possono dividere su due assi principali: il primo è che i dialoghi non modificano i rapporti tra i protagonisti né veicolano nessuna informazione; il secondo è che le risposte sono ampiamente prevedibili. Un editor taglierebbe queste righe senza rimpianti, perché inutili.

Oggi, noi, cercheremo di trasformarle fino a renderle utili. Abbiamo un contesto e una traccia di dialogo: si tratta di riscriverlo in modo da avere battute che abbiano un senso in un testo scritto. Per evitare fraintendimenti, in fondo al post proverò anche io a dare la mia versione; potrete anche voi dare la vostra oppure lavorare sulla mia, per migliorarla ulteriormente.

Contesto: Christian Leone (C) ha qualche vecchia ruggine con il professor Giuseppe Iovine (I), docente di filosofia. Christian ama le opere di Dan Brow come Angeli e Demoni, che considera avvincenti e ricche di cultura (sic. E anche sigh.) mentre con la professoressa di Lettere (L) ha un rapporto migliore. Con il resto della classe i rapporti sono nulli: Christian pare disinteressarsi di tutti e loro, a tutta prima, ricambiano. Al primo giorno di scuola, Christian arriva in ritardo; durante la mattinata tutti hanno qualcosa di speciale della loro estate da raccontare ma lui sente di non avere nulla da dire e non ha voglia di ascoltare nemmeno Marco (M), un compagno con il quale ha legato appena un po’.

Dialogo:
C: « Buongiorno professore, scusi il ritardo. »
I: « Leone. Subito fuori. Entrerai la prossima ora, se il docente vorrà. »
[passa la prima ora]
L: « Leone, iniziamo bene l’anno da quanto vedo. »
C: « Professoressa, ero in ritardo di soli due minuti. »
L: « Conosci la severità del professor Iovine, la prossima volta vedi di essere in orario. »
C: « Ci proverò. »
[passa la mattinata]
M: « Chri! Perché te ne stai sulle tue? »
C: « Oggi sono nervoso, non so nemmeno io il perché, quindi non chiedermelo. »
M: « C’è qualcosa che non va? »
C: « Marco, ho appena detto che non conosco il perché. »

Il mio svolgimento:
La campanella suonò che Cristian era ancora nell’atrio; ormai era inutile correre, il danno era fatto e tanto valeva prendersela comoda: avrebbe cominciato l’anno con un ritardo. Tanto non sarebbe stato l’unico. La porta della quinta B era chiusa; dall’interno nessun rumore. Quando la aprì, tutti si voltarono tranne il professor Iovine.
« Leone. Subito fuori. Entrerai la prossima ora, se il docente vorrà. »
Christian richiuse la porta, biascicando una bestemmia: nonostante le ferie estive quello non poteva essersi ammorbidito, perché quando uno è stronzo tale rimane. Come i tondi e i quadrati che, dall’alto della sua filosofia, quel figlio di buona donna usava spesso per ricordargli che non avrebbe mai potuto combinare niente nella vita.
Al termine della prima ora si intrufolò dentro al seguito della professoressa di lettere; lei almeno lo guardò negli occhi, prima di aprire il registro.
« Leone, iniziamo bene l’anno da quanto vedo. »
Christian chinò la testa e si andò a sedere di fianco a Marco, al suo posto, senza risponderle. La mattinata passò inutile come solo un giorno di scuola sa essere; all’intervallo, mentre tutti si scambiavano avventure e aneddoti sull’estate appena trascorsa, Christian rimase quieto al posto, sbocconcellando una pizzetta e fissando imbambolato gli alberi dondolare al vento e al sole, fuori. Fu Marco a venire da lui. Ma lui non aveva voglia di fare conversazione né di qualsiasi altra cosa: tutto era solo una gran rottura. Non ne aveva proprio per nessuno.
« Chri! Perché te ne stai sulle tue? »
« E i cazzi tuoi? Mai? »

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9 thoughts on “Palestra di dialogo – SALDI, tutto al 70%

  1. Quando la madre tirò Christian giù dal letto il primo giorno di scuola fu subito chiaro che non era giornata e da lì a poco sarebbero cominciati i guai. La colazione durò un eternità e la scelta della felpa richiese parecchio tempo. Il cane dei vicini fu un’attrattiva troppo forte per non fermarsi ad accarezzarlo e la corsa per prendere l’autobus che Christian vide in fondo alla via del tutto improponibile. Attese quello successivo e la disfatta fu completa.
    C: « Buongiorno professore, scusi il ritardo. » Disse Christian fissando la punta delle scarpe.
    I: « Leone, vai subito fuori. Entrerai la prossima ora, se chi verrà dopo di me sarà più magnanimo. »
    [passa la prima ora e Christian dopo aver ciondolato in corridoio si presenta in classe, dove la professoressa di lettere sta dando il cambio a quello di filosofia.
    L: « Leone, Leone, sei proprio incorreggibile. Speravo che l’estate ti avesse fatto bene! » Gli dice con un sorriso.
    C: « Professoressa, ero in ritardo di soli due minuti. »
    L: « Immagino, ma conosci la severità del professor Iovine, la prossima volta cerca di arrivare per tempo. Fatichiamo tutti ad alzarci la mattina. »
    C: « Ci proverò. »
    L: “Ci riuscirai. Intanto vai a sederti.” Christian scruta le file di banchi: le quattro sceme occupano ancora l’avamposto delle secchione, confondono l’intelligenza con la ripetizione a pappagallo delle lezioni e sono abili nella sottile arte del lecchinaggio. Vicino alla finestra, postazione che a Christian non spiacerebbe, c’è Riccardo, e di sicuro non si schioderà. Così, non gli resta che trascinare lo zaino verso l’unico posto libero, accanto a Marco, che ha avuto la gentilezza di tenerlo per lui, come lo scorso anno.
    [passa la mattinata]e al cambio dell’ora Marco tenta un approccio con Christian.
    M: « Chri! Sai che sono stato in Grecia? Che mare, che ragazze, che souvlaki! »
    C: « Uhm. »
    M: « C’è qualcosa che non va? Le tue vacanze? Non mi hai mandato neanche un messaggio.»
    C: « Sono nervoso, sono sempre nervoso quando sono qui. Il professor Iovine mi ha messo subito di pessimo umore, e toccherà sopportarlo per nove mesi! »

    Ho ripreso il mio dialogo di settimana scorsa.

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  2. MARIA MADDALENA

    Nessuna è come Maria Maddalena, pensa Christian, entrando in classe e scorrendo con un’occhiata le compagne già sedute ai loro posti.
    – Leone! Subito fuori. Entrerai la prossima ora, se il docente lo vorrà.
    Tanto, pensa Christian, è solo filosofia. A che serve, poi? Quello che serve è trovare qualcuna che, anche se sei il figlio di Dio, ti faccia deragliare dalla tua strada e la porti su sentieri nuovi. E nessuna delle sue compagne è Maria Maddalena.
    – Leone, iniziamo bene l’anno, vedo.
    La voce della prof di lettere lo riscuote. Una dei poche, pensa Christian, per cui valga la pena di venire a scuola.
    – Prof, ero in ritardo solo di due minuti…
    – Pensa a tutti i casi in cui due minuti fanno la differenza tra la vita e la morte. Un ritardo al pronto soccorso, in una frenata…
    Christian vorrebbe rispondere male, ma poi pensa al libro che ha letto, l’ultimo di Dan Brown e pensa a quante volte un ritardo di due minuti avrebbe portato alla morte i protagonista. Certo, non si trattava mai della lezione di filosofia, però… C’è questa cosa, della prof, che quando parla, lui la ascolta. Le frasi che dice, anche quando sono banali, per lui hanno senso. Con gli altri prof non capita mai. Non con gli altri prof. Con gli altri.
    Allora la guarda, mentre le promette di essere puntuale, la prossima volta e pensa che forse c’è, nella scuola, una Maria Maddalena. Che lui non è il figlio di Dio, ma una prof di quasi trent’anni, fidanzatissima, è comunque un amore abbastanza proibito da essere paragonabile a quello.

    Poi, in classe, tutti parlano del più e del meno e delle vacanza e delle ragazze incontrate in vacanza e a Christina tutto questo non importa. Ha trovato la sua Maria Maddalena.
    – C’è qualcosa che non va? – gli chiede Marco.
    – Sono nervoso, ma non so neppure io il perché – mente.
    Ha appena scoperto il peso dell’amore proibito.

    (E con questo mi sono giocata tutto ciò che so di Dan Brown. E perdonate la sintassi sconclusionata da mente adolescenziale).

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  3. La campanella non è ancora suonata quando Christian raggiunge il cortile della scuola. Nel mucchio di teste affollate quella di Silvia sovrasta tutte le altre con quei lunghi riccioli rossi che fino la sera prima aveva arrotolati fra le dita. Prende il telefono dalla tasca e le invia un sms: “Non dovevamo vederci alla fermata?”
    “Posso spiegarti. Vieni dopo le lezioni al solito posto.”
    “Te lo dico subito che non ci sarò o ti lascio aspettare, come hai fatto tu?”
    “Chri, poi ne parliamo. Sono venuta con Iovine. C’è lui la prima ora. Sbrigati.”
    “Ecco, ci mancava solo quel coglione per completare l’idillio” pensa, seccato. Il carico di rabbia e delusione pesa mille volte più del suo zaino. Non è così che doveva andare il rientro dopo le vacanze. Si trascina in classe indossando la solita maschera del “chi se ne frega.”
    C: « Buongiorno professore, scusi il ritardo. »
    I: « Leone. Subito fuori. Entrerai la prossima ora, se il docente vorrà. »
    Un sorriso arrogante gli compare sulla faccia accompagnato da un rumoroso sospiro. Lui indugia, cerca Silvia. Trova i suoi occhi fissi sul libro di filosofia aperto sul banco. Ovviamente, seduta accanto a quel secchione di Riccardo.
    I: «FU. O. Ri! » scandisce il professore levandosi per un momento dalla sua comoda sedia. Christian esce ciondolando dall’aula senza dire una parola. Sfila la giacca e lascia cadere lo zaino sui gradini, dove si mette a sedere maledicendo la scuola, il professore e anche Silvia. Poco male, non aveva nessuna intenzione di ascoltare quella pallosissima lezione. Meglio leggere, si esorta. Prende l’e-reader e comincia un nuovo capitolo di Angeli e Demoni senza riuscire a concentrarsi: Robert Langdon e Vittoria Vetra, nella sua testa diventano lui e Silvia. Non poteva sopportare che Iovine riuscisse a mettergli i bastoni tra le ruote anche nella vita privata. “Dannazione! L’amico del paparino avrebbe complicato la sua storia con Silvia, ne era certo.” Il suono della campana annuncia la fine della prima ora. In quel momento, nota la professoressa di lettere avanzare verso di lui.
    L: « Leone, iniziamo bene l’anno da quanto vedo. »
    Lo ammonisce con quella gentilezza solita, capace di richiamarlo all’ordine.
    C: « Professoressa, ero in ritardo di soli due minuti. »
    L: « Conosci la severità del professor Iovine, la prossima volta vedi di essere in orario. »
    C: « Ci proverò» dichiara, sapendo di mentire. La prof scosta indietro i lunghi capelli neri cedendogli il passo per lasciarlo entrare in classe. Il resto della mattinata trascorre senza avvenimenti degni di nota. Le solite chiacchiere tra compagni nello spacco tra una lezione e l’altra; tema: vacanze, vacanze e ancora vacanze. Con Silvia neanche un’occhiata di sfuggita. “Ma come ci riusciva? Come poteva fingere con tanta naturalezza che tra loro non ci fosse nulla?”
    M: « Chri! Perché te ne stai sulle tue? »
    La voce di Marco blocca il suo rimuginare, ma non la sensazione di disagio e amarezza che gli si rovista dentro.
    C: « Oggi sono nervoso, neanche so perché; non chiedermelo. »
    Lui era il solo amico che aveva, ma non gli andava di giocare ai compagni di scuola.
    M: « C’è qualcosa che non va? »
    Tutto, avrebbe voluto rispondere mentre vedeva Silvia allontanarsi con un gruppo di amiche.
    C: « Marco, ho detto che non lo so. Sparisci. Non è aria. »

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