Acchiappami: i consigli di Nicholas Sparks


da Wikipedia
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Quando Sperling & Kupfer ha rifatto il sito italiano di Nicholas Sparks, i consigli che l’autore americano dava agli aspiranti scrittori sono andati perduti. Così Marco Amato, già autore di un guest post sull’argomento, si è rimesso in caccia per noi. Io gli ho dato una mano, nel mio piccolo. Lui ha recuperato i consigli perduti (cosa per cui lo ringrazio ancora una volta) e io la lettera d’esempio che Sparks spedì agli agenti per trovarne uno che lo rappresentasse. Purtroppo la lettera l’ho trovata solo in lingua originale e al momento fatico a trovare quell’oretta per tradurla; se però qualcuno avesse voglia di farlo mandatemi la vostra versione: io la pubblicherò rendendo il giusto merito al traduttore. Chi avesse voglia di leggere quanto abbia da dire sull’argomento lo stesso Nick, può leggere il suo sito personale qui: http://nicholassparks.com/for-writers/

I consigli

Primo stadio: scrivere un ottimo romanzo

Fate in modo che il vostro romanzo sia migliore possibile. Rendetelo originale, con una trama coinvolgente, un impeccabile stile di scrittura e personaggi e ambientazione interessanti. Non presentatelo se ha bisogno ancora di qualche intervento, se è abbozzato, oppure se non è ancora concluso. Rivedetelo, rivedetelo, rivedetelo. Di fronte a meno dell’1% di probabilità di trovare un agente (alla luce della quantità di lettere di presentazione che gli agenti normalmente ricevono), mandare un libro che non sia il top delle vostre capacità è stupido e sintomo di pigrizia. (Va da sé che il libro avrà le pagine numerate, la punteggiatura corretta, non conterrà refusi eccetera.)

Anche se siete convinti di scrivere meglio degli autori “famosi” che leggete (e, da quanto ne so, potrebbe essere davvero così), ricordate che non siete in competizione con loro. Loro dispongono di un pubblico consolidato e hanno vendite garantite. E siccome pubblicare è una professione – ebbene sì, di nuovo! – la vostra unica speranza è offrire il lavoro migliore che potete realizzare, paragonato ad altri aspiranti scrittori che si ritengono altrettanto dotati. (Anche in questo caso, il loro lavoro potrebbe essere di ottimo livello.)

Secondo stadio: passare al vaglio gli agenti letterari

Successivamente, trascorrete un po’ di tempo nella sezione Scrittura/Editoria di una libreria. Più tempo investite, meglio sarà. Il libro che ho usato io e che spesso raccomando è The Insiders Guide to Book Editors, Publishers and Literary Agents di Jeff Herman. Ci sono altri “manuali per scrittori” altrettanto famosi che presentano elenchi di agenti, forniscono indirizzi, indicano il modo migliore per contattarli e quali passi intraprendere per farlo. Seguite le indicazioni fornite da ciascun agente. Ignorare il metodo da essi adottato per esaminare le presentazioni sarebbe un rischio.

Terzo stadio: scrivete un’ottima lettera di presentazione

Questo è il passo finale per trovare un agente, dal momento che quasi nessuno esaminerà un manoscritto senza una lettera di presentazione. La esigono e se la trovano convincente e con essa anche il romanzo da voi descritto, vi chiederanno di inviare una parte o tutto il manoscritto per esaminarlo.

Prima di tutto una lettera di presentazione è un biglietto da visita e la pagina in assoluto più importante che uno scrittore inedito potrà mai scrivere. Fornirà la prima impressione, e servirà ad aprire oppure chiudere la porta. È davvero fondamentale, quindi non bisogna sprecarla. Io impiegai due settimane e diciassette stesure per scriverla.

Una buona lettera di presentazione deve rispettare poche regole. Primo, non deve essere più lunga di una pagina. Dovrebbe contenere il vostro nome, indirizzo e numero di telefono. Dovrebbe essere scritta al computer e indirizzata a un agente in particolare, non a un’agenzia. E dovrebbe contenere tutte le informazioni di cui ha bisogno l’agente per decidere se leggere o meno il manoscritto. Per esempio potrebbe contenere:

  • Una descrizione della vostra esperienza di scrittura maturata fino a questo momento.
  • Un breve riassunto della trama.
  • Altri libri simili al vostro e la motivazione per cui vostro è il migliore.
  • L’indicazione del possibile mercato del vostro libro.
  • Una motivazione per cui volete lavorare con questo agente in particolare.
  • Una frase che dichiara che il libro è terminato e una richiesta di esaminarlo.

La lettera di presentazione che scrissi io era abbastanza allettante da spingere 12 agenti su 25 a chiedermi di leggere una parte o tutto il manoscritto. Si può dire che fosse una lettera di presentazione molto riuscita, soprattutto considerato che Le pagine della nostra vita era il mio primo romanzo. Se volete leggerla, è riportata qui sotto. (Tenete presente che, sebbene gran parte delle informazioni nella lettera fossero veritiere, a volte la verità era stata un po’ modificata. Questa precisazione vale solo per il quarto paragrafo, e rispondeva a necessità di brevità.)

La lettera

Egregio Signor o Signora Agente,

Vorrei farvi conoscere il mio secondo libro e primo romanzo intitolato, The Notebook (ndr: in Italia tradotto con Le pagine della nostra vita).

Il mio primo libro, Wokini (ndr: in Italia tradotto con Il bambino che imparò a colorare il buio), in cui ho collaborato con Billy Mills, è stato pubblicato da Orion Books, una divisione di Random House nel 1994. Un lavoro di ispirazione, è stato descritto da Al Neuharth, uno dei fondatori ed ex presidente di USA Today, come una “potente immagine del senso della vita”, mentre Peter Ueberroth l’ha definito “travolgente e perspicace.” Un discreto successo commerciale, entro maggio 1995, aveva venduto oltre 56.000 copie.

Questo romanzo, Le pagine della nostra vita, è una storia d’amore ispirata da due persone particolari che recentemente sono scomparse dopo sessantanni di matrimonio. Non erano nessuno conosciuti, ma c’era una grande storia d’amore tra di loro, una passione di fondo e una comprensione che avevano richiesto una vita per svilupparsi. In questo giorno ed periodo, l’amore incondizionato che sentivano l’uno per l’altro crea una storia meravigliosa, una che è fin troppo rara e troppo bella per lasciarla morire senza che venga raccontata.

Come Romeo e Giulietta o I ponti di Madison County, tuttavia, tutte le grandi storie d’amore hanno bisogno di tragedia e separazione, così come l’amore, per toccare completamente il lettore, e la loro storia non ha fatto eccezione. L’Alzheimer è diventato parte della loro vita durante i loro ultimi anni insieme e i miei ricordi più vivi sono quelli di mio nonno seduto da un lato del letto e che sta leggendo a sua moglie di sessantanni, una donna che non lo ricorda. Vederli in questo modo mi ha quasi spezzato il cuore, ma mai una volta lui si è lamentato della sua situazione. “Nella mia mente”, mi diceva, “lei è la giovane donna che ho sposato molto tempo fa e nulla potrà mai cambiare la situazione.” Questa storia è la loro storia, una storia d’amore, l’amore più fedele che abbia mai visto.

Le pagine della nostra vita è un romanzo tenero ambientato nel Profondo Sud, una storia d’amore scritta in prosa lirica. Come la maggior parte dei romanzi del sud, Le pagine della nostra vita descrive tutto ciò che è speciale sulla regione e la sua gente: la tradizione, la lealtà, la gentilezza, l’amore e il ricordo. Eppure questo romanzo è unico per due motivi importanti. In primo luogo, si tratta di una delle poche storie appassionanti scritte sugli anziani e rivela un raro ma dignitoso ritratto di una coppia alle prese con la realtà ultima delle loro vite che finiranno a breve. Ancora più importante, tuttavia, Le pagine della nostra vita è il primo romanzo che descrive gli effetti strazianti della malattia di Alzheimer su due persone che si erano amate per tutta la vita. Il risultato è un elogio commovente alla vecchiaia stessa – una storia di amore e di dolore che praticamente riassume il notevole contesto di vita della maggior parte delle persone.

Come un giovane scrittore nel Sud, sto cercando un agente con sede a New York City. La vostra esperienza come avvocato è molto impressionante, e sarebbe un onore lavorare con voi su questo romanzo.

Ho incluso una breve sinossi e la biografia per la vostra opinione. Il romanzo è di 52.000 parole e del tutto completo. Posso inviare una copia del manoscritto completato?

Cordiali saluti,

Nicholas Sparks

PS: Dato che il 22% delle persone in questo paese (40 milioni) hanno più di 52 anni e 4,5 milioni di persone soffrono di Alzheimer, questo libro è unico e commerciabile ad un vasto pubblico. Inoltre, a 52.000 parole, è abbastanza breve per non avere costi proibitivi per la maggior parte delle case editrici.

[Un grande ringraziamento a Barbara Businaro di Webnauta per la traduzione velocissima!]

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41 pensieri riguardo “Acchiappami: i consigli di Nicholas Sparks

  1. Intanto grazie ad entrambi. Un lavoro di squadra è sempre buona cosa è giusta. Bravi Michele e Marco—>( non sapevo avessi fatto un guest…)
    Quante cose perse.
    Detto ciò, nonostante il mio inglese è basico, dimenticato, arrugginito, (è il caso che lo ristudi), non è difficile comprendere la lettera in inglese. Questo vuol dire che la semplicità va sempre bene. Giusta forma come in una identica lettera formale. O sbaglio?
    P.s il primo stadio è tosto. Già ho l’ansia.

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  2. Grazie, ragazzi. Il valore di questa lettera supera gli esempi manualistici perché autentica e presentata insieme al risultato ottenuto, più o meno la metà dei destinatari l’ha trovata efficace. È evidente che il punto 1 è ancor più importante perché anche una lettera perfetta non può nulla per un romanzo che non sia ottimo. 🙂

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  3. Pur trovando molto efficace tutto ciò e di questo ringrazio Marco e Michele, la realtà italiana è un po’ diversa. Buona parte degli agenti valutano qualsiasi testo perché è pratica comune farselo mandare con una tassa di lettura, cosa non deplorevole considerato che valutare un testo è un lavoro e come tale va trattato e remunerato; molti agenti hanno un form nel loro sito nel quale ha poco peso una lettera, anche se, certo, educazione e umiltà sono sempre ottimi biglietti da
    visita.
    Settimana scorsa ho avuto modo di confrontarmi a quattrocchi con una nota agente, ebbene il testo non deve piacerle, ma avere mercato, punto. Cosa vuole quindi il mercato attuale? Un romanzo alla Elena Ferrante, questo mi ha detto, aggiungendo:
    “Scriva la storia di 3 donne che s’incontrano in un mercatino vintage” Dunque 3 linee narrative. Lascio qui il suo suggerimento, per chi abbia voglia di approfittarne.

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    1. Io concordo con te, Sandra. Le lettere di presentazione nel mondo di oggi hanno perso di efficacia. Forse negli anni ’80 o ’90, quando i romanzi pubblicati erano pochi rispetto ad adesso, aveva più senso. Ma con la mole di pubblicazione attuale è difficile farsi notare con una lettera e una sinossi per quanto ben scritte. Siamo nel 2016 e quindi nell’era dei social, delle mail, dei blog. Farsi conoscere implica altre strade. Mandare lettere a un editore che ne riceve decine al giorno, significa entrare in concorrenza in un sistema inefficiente.
      Su quel che però ti ha suggerito l’agente, di cui sappiamo entrambi, io non sono d’accordo. Immagino come te. E’ sempre la solita storia del proporre cloni di quel che tira il mercato. Codici da Vinci, Sfumature, Vampiri, Ferrante. Uno scrittore deve farsi strada per la sua identità, non per quel che gli agenti o gli editore sperano di emulare.
      Il mercato semmai lo forma lo scrittore, che in maniera consapevole o imponderabile tira fuori una nuova storia che piace ai lettori. Poi l’agente ha ragione nel suo discorso. Lei con una storia nuova ha difficoltà immense a piazzarla. Harry Potter lo rifiutarono, lo sappiamo. Perché gli editori in realtà azzardano (a spizzichi) nuove tipologie di storie. Ma spesso ci rimettono le penne e quindi ci vanno cauti.
      Secondo me occorre trovare modi nuovi e originali per farsi notare dagli editori. Io parto da una considerazione semplice. Siamo certi che le combinazioni di tutti gli strumenti che abbiamo oggi a disposizione: social, blog, reti di contatti siano sfruttate al massimo delle loro potenzialità? Secondo me no. Ci sono ampi margini per sperimentare nuove vie. E’ facile? No. Ma per fortuna di cose semplici non ne ho mai trovate in vita mia. Noi intanto tentiamo quella carta che ti ho proposto. E poi vediamo che succede. Se va male, per fortuna il mazzo è grande. 😀

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  4. Ti ho mandato in mail la traduzione della lettera, a favore di chi mastica zero inglese.
    Come dice Sandra, il mercato italiano è diverso. Però osservo anche due cose: con questa lettera lui non si presenta da esordiente, ha già una pubblicazione alle spalle, Wokini, da 56.000 copie vendute. Con tali copie nel mercato italiano sei già un bestseller! (L’America è più grande signori miei 😀 ) Secondo, lui scrive ad un agente come intestazione, ma sotto dice di apprezzare la sua esperienza di avvocato. In America, gli avvocati fanno gli agenti letterari??
    Che i libri più belli siano quelli dove il lettore prova dolore…uhm, ne potremmo discutere a lungo…

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    1. Occorre considerare che è una lettera scritta più di venti anni fa. Secondo me è valida la sua impostazione. L’approccio per far apprezzare il romanzo all’agente.
      E la cosa assurda, come fai notare, è che con 56 mila copie vendute non aveva nemmeno un agente che lo rappresentasse e le porte chiuse degli editori. Robe americane va… 😀

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  5. Seee vabbè, la lettera tutta in inglese! 😦

    Però i consigli sono validissimi. Certo, anche quello che dice Sandra, o meglio l’agente con cui ha parlato Sandra, fa riflettere: il testo non deve piacere, ma deve vendere. Si ritorna al discorso solito: scrivo una storia per essere pubblicato, dunque scelgo l’argomento che tira di più in questo momento anche se non è ciò che vorrei scrivere.

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    1. Non sono d’accordo. Non si scrive la storia che va di più di moda- sinceramente non so nemmeno quale sia. Altrimenti uscirebbero solo.. tutte storie simili Che va per la maggiore? ll lettore decide. Che sia un fantasy, una storia d’amore, un giallo. Il lettore non sottovalutiamo, non compra perché è il libro dell’anno. Il lettore compra ciò che gli piace. Non so come definirlo scrive qualcosa che faccia provare emozioni, che quando lo chiudi dici :”Caspita” ( non uso parolacce, non è mia abitudine.) Quella storia che tifa sentire come un pugno nello stomaco, sia per chi lo scrive, sia per chi lo legge. Il lettore è molto più esigente di ciò che pensate. Non perché va di moda.

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  6. Il lettore (rispondo a Tiziana e un po’ a tutti mentre mi unisco ai ringraziamenti per Barbara) sceglie fino a un certo punto, perchè sceglie solo tra ciò che è pubblicato! E di lettori che comprano il libro dell’anno, quello che va da Fazio, quello in classifica senza sapere che le classifiche sono falsate, quello in vetrina senza considerare che la vetrina è comprata ne conosco parecchi! Un’alternativa in tal senso può essere quindi il crowdfunding: finanziare un progetto per poter leggere una storia.
    Chiaramente non seguirò il consiglio dell’agente citato, e sono d’accordissimo con Marco quando parla di libri cloni, l’ho detto anch’io in qualche mail resoconto dell’incontro con l’agente. Spesso manca il coraggio, perchè quello ahimè raramente di sti tempi riempie il piatto,
    Siamo tutti alla finestra e vediamo cosa accade, ogni tanto però scendiamo in strada e tentiamo di cambiare il corso delle cose, magari a furia di scarpate sui denti qualcuno di noi ce la farà! Lo spero, che sia io, o Michele, Marco o Barbara ne sarei ugualmente felice.

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    1. Stavo per dire lo stesso, sugli acquisti del lettore medio. Entrano in libreria e si fermano a quelli esposti in bella vista (si paga per quell’esposizione in prima fila, soprattutto nelle grandi catene). I lettori di cui parla Tiziana sono lettori smaliziati, consideriamoli pure lettori-forti. Il lettore medio non ha tempo da perdere per capire cosa leggere, si lascia acchiappare da classifiche e fascette.

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      1. Io credo che uno dei problemi dell’Italia sia proprio il fatto che agenti ed editori vadano sul sicuro preferendo libri cloni alle novità. Ho parlato sul mio blog di un romanzo fantasy ispirato alla tradizione sarda, uscito con un piccolo editore, che, proprio per la sua carica di novità e l’ambientazione affascinante (oltre che per la scrittura impeccabile), potrebbe essere un best seller da esportazione. I grandi rischiano il meno possibile e questo secondo me è terribile per chiunque non voglia essere solo una voce del gregge.

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  7. Ma quello che è pubblicato non è quello che va di moda. Si pubblica quello che si ritiene pubblicabile. Lavorando in una casa editrice lo vedo. Non pensate che il lettore non sappia scegliere. Non compra perché è primo in classifica o che va da Fazio. E molto più esigente. Così lo trattiamo da stupido un lettore perché pensiamo che non sappia decidere. Un lettore si va a cercare anche il libro considerato di nicchia. E lo fa. La scelta è amplia.

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  8. Non sottovaluto il lettore, non lo considero sciocco ma influenzabile, parlo in generale, il che produce sempre qualche danno, ma conosco il sistema.
    Allora perchè le grosse case editrici comprano i propri libri (sì, lo fanno) nelle librerie – quali siano è il quarto segreto di Fatima – i cui dati di vendita partecipano a stilare la classifica? Perchè le vendite generano altre vendite!

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  9. Brava, non sottovalutarlo mai e rispettiamolo sempre. Anche perché si lavora per il lettore, oltre che per un appagamento personale. Lo scrivere è una responsabilità se lo facciamo per gli altri, per una possibile pubblicazione. Diamo il nostro meglio senza guardare ciò che scrivono gli altri. Dovremo concentrarci sul nostro romanzo, sul nostro lavoro. Se è ottimo come dice il primo stadio di cui sopra, non dovrebbe importarci di cosa scrivere, su quale argomento trattare, ma farlo nel miglior modo possibile.

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  10. Bellissimo lavoro di squadra, adesso memorizzo questo post così non perdo più la lettera di Sparks, magari un giorno potrei averne bisogno…però è vero mercato italiano e americano hanno dinamiche diverse. In ogni caso bisogna partire dal primo consiglio e seguirlo al massimo.

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  11. Grazie Michele, grazie Marco, va beh, grazie anche a Nicholas già che ci siamo.
    Ho letto tutti i consigli e li ho seguiti nel preparare la mia lettera di presentazione, che vorrei spedire proprio oggi.
    L’unico consiglio che non seguirei è quello di citare “altri libri simili al vostro e la motivazione per cui vostro è il migliore”. Mi sembra un po’ arrogante, specialmente per chi è al primo romanzo come me.

    Non è stato facile scrivere la sinossi e la biografia, forse però il passaggio più complicato è scegliere quali capitoli inviare nell’estratto. L’editore che punto richiede “qualche capitolo, incluso il primo” e sono giorni che mi sbatto per trovare le parti da inviare.
    Ne approfitto per chiedere la vostra opinione:

    Per un libro di 400000 caratteri (176 pagine) quanto dovrebbe essere lunga la sinossi?
    Quanto dovrebbe essere lungo l’estratto?
    Mandereste tranquillamente in word o è meglio pdf?
    Se aveste una bozza della copertina che vi piacerebbe utilizzare, la includereste nell’estratto?

    Grazie!

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    1. MITICA! 🙂
      Concordo in tutto con Marco. Se non ci sono vincoli tecnici nella spedizione, un file Word può andare; non usare font strani e tienila il più sobria ed elegante possibile.
      Niente copertina. Sulla sinossi ognuno ha i suoi gusti; in mancanza di indicazioni dirette io la terrei assai corta: anche solo una pagina, se possibile. Ma questa è un’idea mia: non ho nessuna base per dirlo.
      Dimenticavo: il destinatario è un editore italiano o anglofono? Perché mi pare di capire che gli americani misurino la lunghezza in parole, più che in battute o in pagine/cartelle.
      Ti faccio tutti gli in bocca al lupo del caso 😀

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  12. Beh allora dobbiamo incrociare le dita per questo invio. Qui si fa il super tifo per te.
    Sì, anche secondo me, mettere confronti non è il massimo. Gli americani hanno per le legge la possibilità della pubblicità comparativa. Sarà una loro deformazione 😀

    Secondo me, sugli estratti da inviare, giocati il jolly. Ovvero i passaggi che ami di più. I momenti in cui si innesca il conflitto o i momenti significativi del romanzo.

    Sulla lunghezza sinossi, Michele indicava quel che suggerisce la editor Chiara Beretta Mazzotta, una pagina per ogni cento pagine. Ma questo è quello che preferisce lei quando riceve i manoscritti.
    Tu vedi come rende la tua storia al meglio. Se in due pagine non rientri proprio, anche se sfori a tre non credo ci faccia nulla.

    Il formato ti direi word, a volte gli editor (quelli che conosco) desiderano aggiungere note al testo.

    La bozza di copertina non la inviare assolutamente. Viene reputato un gesto di presunzione o un valicare le loro competenze. La copertina la fa l’editore. Quindi, a meno che tu abbia una copertina stratosferica o firmata da un grande artista, tienitela da parte. Poi se dovesse nascere uno scambio più importante con l’editore, puoi accennarla. 😉

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  13. Grazie! E meno male che vi ho chiesto della copertina! Avrei rischiato di dare l’impressione sbagliata.
    Nella biografia si mettono solo le esperienze di scrittura o si può anche dire qualcosa della propria vita? Io per esempio non ho nessuna pubblicazione né istruzione specifica… che gli racconto?

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    1. Sono d’accordo con Michele, in genere non conviene mettere elementi estranei alla scrittura. Ma nel tuo caso, non so. Tu hai i tuoi riferimenti di psicologia, le tante esperienze con i tuoi viaggi che di per sé sono un romanzo della tua vita tutto tondo.
      Potresti provare a valorizzare questa tua esperienza. Almeno per cenni.

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      1. Qualcosa di psicologia l’ho pubblicato ai tempi e lo accennerò.
        I viaggi sono una parte tanto fondamentale del romanzo che vorrei poterli nominare, altrimenti la mia biografia è proprio piatta. Da una parte non voglio irritarli passando per spaccona o lavativa (a seconda della loro personale opinione sul viaggiare), dall’altra voglio sottolineare quel che potrebbe rendere la mia scrittura originale e catturare la loro attenzione.

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        1. Trovare il giusto equilibrio tra il valorizzare l’esperienza e enfatizzarla troppo non è facile. Però se i viaggi come le tue esperienze dirette sono presenti nel romanzo, credo che sia un grande valore aggiunto.

          P.s. Semmai scrivi in nota all’editore che tutti i tuoi amici del web, e sono tantissimi, non vedono l’ora di leggere il tuo romanzo. Quindi che si sbrighino a pubblicarlo. 😉

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