Biblioteca Scarparo #27


La Biblioteca Scarparo oggi è in onore di Simona Colombo, che in tasca ha un biglietto di sola andata per l’arcipelago indonesiano: sul suo blog, oltre a spiegare le ragioni della sua scelta, ha chiesto di suggerirle un libro da portare via con sé. Chi vuole è libero di aggiungere in quel post un saluto e un consiglio, ma noi qui le suggeriremo la quarta di copertina per il libro che lei potrà scrivere, sulla scorta di questa sua meravigliosa esperienza.

Fatevi avanti, dunque, ché questa sarà una nuova, ulteriore realizzazione della biblioteca più pazza che ci sia!

Buona scrittura!

027-il-libro-nella-giungla

 

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8 pensieri riguardo “Biblioteca Scarparo #27

  1. Cara Simona,
    ci conosciamo poco, ma ci siamo incrociate in questa “giungla”. A volte non è facile districarsi tra la vegetazione o tra altri animali. La sopravvivenza può avere la meglio.
    Gli arrivederci, almeno per me, fanno un po’ tristezza, ma dopo l’emozione, scatta l’incoraggiamento per questa tua nuova avventura.
    Porta con te il libro che vorresti scrivere, se è quello che vuoi.
    Non ti auguro di leggere gli altri, ma te stessa, se è ciò che desideri.
    Altrimenti vivi quello che ti capita. Non è detto che qualcosa deve essere narrato. Di solito le storie più belle sono quelle che abbiamo vissuto e nessuno ne conosce l’esistenza poiché è scritto nella nostra mente.
    Buon viaggio.
    Tiziana

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  2. Michele, grazie per questa sorpresa. Sono commossa e onorata. Mi mancano le parole, il che è grave per una che vorrebbe fare (anche) la scrittrice, ma adesso l’emozione ha il sopravvento.

    Mi scuso subito perché oggi sarò fuori casa fino a tardi, ma domani passerò a leggere e commentare.
    Un abbraccio.

    P.s. Dalla “Biblioteca Scarparo” alla “Videoteca Spielberg” il passo è breve 😉

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  3. Simona Colombo, celebre viaggiatrice attenta e curiosa, ci svela i segreti della sua esperienza estrema nella giungla quando, diversi anni fa, si rifugiò nell’Isola indonesiana di Flores in cerca di ispirazione dopo aver firmato un contratto milionario con il più noto editore americano e aver disatteso le sue aspettative.
    In forte ritardo sulle tempistiche contrattuali rischiò di dover pagare una penale che l’avrebbe ridotta in miseria se non avesse consegnato il manoscritto a breve e, su suggerimento della sua agente, tentò la strada dell’isolamento per ritrovare la creatività e produrre pagine entro la scadenza, sempre più vicina.
    Indecisa tra il monastero buddista e la giungla la scelta di quest’ultima fu sì vincente per la scrittura – il librò che uscì in seguito al viaggio è il pluripremiato best seller “Flores del males” – ma devastante per la sua relazione con Jonathan, l’esploratore che si offrì di accompagnarla nei luoghi più remoti dove ancora vivono i cannibali.

    Il libro nella giungla racconta il cuore di una donna solida che si sgretola mentre scrive il capolavoro perfetto e viene abbandonata da Jonathan in una situazione molto pericolosa: sola con il suo romanzo e una grande volontà, si ricomporrà grazie a una tribù animista e alla forza delle sue parole.

    Buon viaggio, Simona, ci conosciamo poco ma per me è stato un vero grande piacere inventare questa quarta. Grazie a Michele, un vero punto fermo nel mio venerdì.

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  4. E niente, mi sembra che qualsiasi cosa scriva suoni stupida rispetto all’enormità di un sogno che cammina. Ma cammina forte. Pure “In bocca al lupo” suona male, anche se là penso che lupi non ce ne siano. L’unico libro che mi viene in mente (ma l’avrà già letto, e se ha visto il film, no, non vale, il libro è meglio 😉 ) è Magia Prega Ama, che nella parte finale tocca proprio l’Indonesia. Da navigatore dico: Che il vento ti sia propizio e le tue vele sempre spiegate!

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  5. Ciao Simona, buon viaggio… comincerò a seguire il tuo blog, l’Indo è un posto in cui ho lasciato il cuore e sono molto curiosa di leggere delle tue avventure!
    Anch’io, come Barbara, ti consiglio “Eat, pray, love” non perché sia un buon libro (non l’ho letto in realtà, penso di aver visto solo il film e non mi è piaciuto affatto) ma quando sono arrivata a Ubud mi avrebbe fatto comodo averlo letto perché molti locals mi facevano commenti scherzosi del tipo “hai già trovato Felipe?” che io non capivo. Non te la prendere, gli indonesiani amano prendere in giro gli occidentali e dopo l’uscita del film Ubud è stata invasa di quarantenni divorziate al primo viaggio da sole che passano mesi a fare yoga, mangiare vegetariano e abbronzarsi fino ad abbrustolirsi… senza imparare una parola, una ricetta o una tradizione del luogo. Non c’è da stupirsi se nessuno ti avvisa che le scimmiette del Monkey Forest rubano occhiali, macchine fotografiche e orecchini!
    Se posso darti un consiglio, rimani tranquilla e con un atteggiamento di apertura mentale, sarà apprezzato. Una mia amica che lavora per l’ONU si è trovata malissimo a Jakarta (peggio che in un campo profughi in Afghanistan…!) mentre un’altra mia amica si è trasferita a Komodo in pianta stabile (è un’istruttore di sub, “Let’s dive Komodo”, se ti interessa vi metto in contatto).
    Ti auguro di trovare quel che cerchi e molto di più, so che sarà così!
    Terima Kasih! (Vuol dire grazie, ma non mi ricordo come si dice arrivederci!) 😀

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  6. Eccomi! Rispondo a tutti in una volta.
    Grazie per i pensieri e gli auguri e un grazie in più a Sandra che si è pure cimentata con la quarta.
    Posso dirvi che non parto alla cieca, ho visitato diverse isole indonesiane negli ultimi anni e proprio perché conosco la meta ho scelto di partire da lì. Ho perfino scritto un libretto sulle mie esperienze laggiù per raccontare come mi sono innamorata di panorami e tradizioni che cambiano da un’isola all’altra, tanto che non mi spiego come siano riunite sotto un’unica nazione (lo trovate, se vi interessa, nella pagina “Ebook e libri” sul mio blog).

    Lisa, ho già qualche contatto sul posto, ma uno in più fa sempre comodo, sarei felice di sentire la tua amica a Komodo.
    Ho visto anch’io quel che racconti (anni fa sono stata ospite da un amico a Jakarta e sono scappata dopo un giorno), ma poi mi sono spinta fuori dalle rotte turistiche e dalle città, tra villaggi sperduti, isole minuscole, vulcani sacri, foreste abitate da spiriti e ho scoperto un’altra Indonesia, quella dove voglio tornare. Bali è soltanto il porto d’approdo, splendida se la si vive nel modo giusto, ma sarà il fato a scegliere la mia destinazione finale e anche quelle intermedie. Potrebbe essere un sogno che si realizza oppure un clamoroso fallimento, in ogni caso, avrò molto da raccontare 🙂

    Grazie di nuovo a tutti!

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