Biblioteca Scarparo #29


Ispirato da Marina, oggi vi do un classico vero. Uno di quelli immortali, da Adelphi. Dopo anni di dieta paratattica possiamo finalmente permetterci una bella insalata di ipotassi – altro che Goldrake – e oltre alla quarta qualche volenteroso potrebbe anche azzardare un passo di questo testo: sarebbe bellissimo!

Buona scrittura!

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21 thoughts on “Biblioteca Scarparo #29

  1. Buongiorno ^_^
    Anche a me piacerebbe provare. Vediamo, ultimamente le idee più che le parole giocano a nascondino e a me, tocca ancora di contare.
    Buona giornata. 🙂

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  2. Non posso partecipare, non ho campo. Aaarggghhh…😛
    Ho riso da morire. Ci provo. Però mi scappa da ridere.

    Alla ricerca del campo perduto è la triste storia quotidiana di Marcel che, per sua indole, passa il tempo a ricercare non si sa bene cosa. Per il lungo vagare, rimane intrappolato in un luogo senza acceso ad internet. Saprà rimanere senza comunicare con gli altri? Ruscirà a domare l’angoscia di sentirsi solo e perso?
    Viaggio nei meandri più oscuri. Una ricerca introspettiva in attesa di un contatto umano.

    Marcel Proust, noto narratore introspettivo, ci regala uno dei primi volumi della sua ricerca personale, autobiografica.

    Poi mi dici se va bene come quarta. Casomai penso alla trama, se mi prende internet.😁😛

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  3. QUARTA
    Marcel Proust è un noto ingegnere francese specializzato in tecniche di telecomunicazioni. Dopo i brillanti risultati ottenuti con le sue ultime invenzioni, decide di dedicarsi a nuovi studi. Una sera d’estate, durante alcuni suoi esperimenti in aperta campagna, si accorge che il suo smartphone intercetta un campo di trasmissione che non è riconducibile a nessun operatore telefonico a lui noto. Nei pochi minuti in cui rimane connesso, sul suo dispositivo vengono memorizzati alcuni documenti che, in un secondo momento, interpreta come la descrizione di invenzioni mirabolanti. In preda all’entusiasmo, cerca in tutti i modi di ritrovare i punti precisi in cui intercettare nuovamente, cellulare alla mano, il campo di trasmissione. Rimarrà deluso: l’estate passerà lentamente per Marcel ma in compenso gli permetterà di riscoprire la campagna con i suoi luoghi incantevoli. I suoi appunti, divisi tra annotazioni tecniche e osservazioni naturalistiche, gli faranno riscoprire una nuova dimensione di vita all’aria aperta. Alla ricerca del campo perduto è l’opera con cui, forte della sua omonimia con il grande scrittore, Marcel vuole spronare i suoi lettori a riscoprire la magia della natura.

    BRANO (vagamente plagiat… volevo dire, “ripreso” dalla foto del blog di Marina 😛 )

    Mi fermavo a guardare oltre la staccionata, dove la ragazza si fermava a raccogliere la lavanda, intenta a ingrossare sempre più con grazia il suo mazzo ben ordinato. Il profumo intenso dell’incantevole fiore violaceo inebriava l’aria frizzante tutt’intorno. Gli steli ben ordinati, che la ragazza allineava con cura come vivesse fuori dal tempo, con il loro turgore ancora intatto, parevano delle antenne. Mi chiesi se potessero condurre in qualche modo il mio campo misterioso, se arbusti e piante in genere fossero in qualche modo in grado di percepire quel segnale ramingo. Mi sovvenne un vecchio studio fatto tempo addietro circa la possibilità di usare le piante d’alto fusto per diffondere il segnale wi-fi a largo raggio in aperta campagna. Allora fantasticavo sull’opportunità di asservire il magnifico processo di madre natura – la fotosintesi clorofilliana – per convertire l’energia solare in energia elettrica direttamente dalle foglie, così da alimentare il ripetitore su ciascun albero senza necessità di invadere la verde campagna con lunghi cavi elettrici o, peggio ancora, di sfregiarla con scavi e tralicci in ogni dove.

    P.S.: Boooooongior… Ciao. 😀

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  4. C’ho pensato. Ma ho fatto un velato plagio di terza mano (ho ripreso un brano fotografato da Marina, che a sua volta ha ripreso da un libro che io sono degno di usare solo come fermacarte… 😛 )

    Se brevetto, plagio… e mi gioco quella poca considerazione che mi sono guadagnato nel giro-blog… 😀 😀 😀 😀

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  5. E se il campo perduto fosse quello del catasto?
    (del tipo che ho chiesto una visura catastale a Poste Italiane ancora al 7 febbraio, tempo massimo d’evasione 7 gg e ad oggi nessuno ne sa nulla, però si sono scalati subito i soldi…)

    Stufo della caotica vita di città che sta minando anche la sua salute, Marcel si ritira a vivere in campagna, in quella che fu la casa dei suoi genitori, dei suoi nonni e pure dei suoi bisnonni che ne posarono la prima pietra. Niente più email e telefonate aggressive, niente più scadenze e corse contro il tempo, solo libri da leggere accumulati in anni frenetici e l’orto da curare per riempire la tavola. Pace e tranquillità in un piccolo paese che solo ora inizia a vedere la televisione satellitare e i primi telefoni cellulari.
    E proprio la tecnologia tornerà a cercarlo, nei panni di un’azienda di telecomunicazioni che vuole installare un’antenna di nuova generazione proprio nel suo campo e gli intima di lasciarlo libero. C’è solo da cercare il vecchio certificato di proprietà ancora intestato ai trisavoli. E la ricerca lo porterà negli antichi androni polverosi del Catasto, dove quel campo proprio non esiste. E dunque non può essere venduto.

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  6. Forse mi ripeto ma il tema della fuga lo trovo sempre avvincente…buon week end!

    Alla ricerca del campo perduto

    Che bello quando i campi erano delle distese di coltivazioni di biondo grano o sfilate di alberi da frutto, oggi l’unico campo che conta è quello delle telecomunicazioni e delle connessioni di rete.
    È a questo che pensa l’ingegnere informatico Marcel Proust una mattina di lunedì mentre percorre la statale e osserva lo sbocciare della primavera nella campagna francese. Stanco di studiare continuamente nuove formule di comunicazione efficace via web quel giorno decide di imboccare una nuova strada finora a lui sconosciuta fermandosi qualche giorno in una grande tenuta, con un bellissimo cortile baciato dal sole gestito dalla sua amica d’infanzia Madeleine che lo accoglie a braccia aperte e le offre un rifugio per staccare per qualche giorno dalla rete e da una vita per lui diventata troppo arida.
    In quei giorni di fuga dal lavoro, assorbendo la vera essenza dell’idilliaca campagna francese Marcel ritrova se stesso e forse qualcosa di più.

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  7. Marcel è un giovane studente di botanica arrestato per avere coltivato illegalmente la foglia di Swann, ibrido di pianta vietata dalla legge perchè creata da un riuscito incrocio fra semi di marijuana e fiori di campo dalle riscoperte proprietà allucinogene. Durante la detenzione, il giovane, isolato dal resto del mondo, approfondisce le ragioni della propria insoddisfazione. Chiuso fra le anguste pareti della prigione capisce il valore di cose sempre sottovalutate: riscopre l’importanza del contatto umano e sente che non c’è al mondo bene più prezioso della libertà.
    In un viaggio alla ricerca di se stesso, attraverso un diario scritto da dietro le sbarre, con un linguaggio raffinato e d’altri tempi, Marcel, protagonista e narratore della storia, ripercorre i ricordi legati all’infanzia e tutte le tappe della propria esistenza fino agli errori commessi e all’inevitabile epilogo.
    L’autore ci consegna un romanzo autobiografico che è anche l’autobiografia di una generazione e delle sue dinamiche relazionali, un monito verso quei giovani convinti che bastino un profilo virtuale e un avatar per affrontare i problemi, superare le paure, vivere i sogni.

    Brano tratto dal testo:

    Mentre eravamo alla ricerca del campo perduto, in un filare di ricordi che affollava la mia mente di quando da bambino, al calar del sole, i colori degli alberi si ammantavano di una patina argentea e io aspettavo il rientro di mio padre per gustarmi i suoi racconti, con i nostri cellulari puntati come un telecomando verso il mondo, ci fermammo davanti al cancello di quel vecchio maniero dove andavo a giocare uscendo dalla scuola, allorché le giornate ancora tiepide permettevano di stare all’aria aperta, e fu allora che vidi il più bell’esemplare di miosotis frangersi con la sua bellezza semplice sulle parti del fogliame che la primavera aveva colorato di un verde talmente brillante da ferire i miei occhi abituati solo allo sfondo grigio della schermata home dello smartphone; poco più avanti, lungo un viale alberato, scorsi un cespuglio di nasturzi che sembravano piccole campane variopinte pronte a muoversi solleticate dalla leggera brezza della sera alla quale quei fiori si donavano in una danza elegante che avrebbe liberato i piccoli semi, motivo della mia felicità, ma anche fautori ingrati e beffardi del mio più amaro destino.

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