Miniplot #11


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L’esercizio di oggi è il Miniplot: si tratta di scrivere non più di qualche riga, che cominci con l’incipit che vi segnalerò. Una menzione d’onore a chi saprà scovare da quale libro io abbia tratto la frase che diventa il nostro punto di partenza.

L’incipit di oggi è: “È capitato anche a persone civili di tirare contro il muro un libro che odiano”…

Il mio miniplot è: È capitato anche a persone civili di tirare contro il muro un libro che odiano, e la parete di fianco al mio letto è per me una carta geografica. Una mappa, sì: la mappa del mio disgusto. Quell’ombra rossastra, lassù, è “Moby Dick”. Quello spigolo verde più a destra è qualcosa di Eco, uno degli ultimi. Poco sopra il pavimento c’è Volo, nomen non omen. Gli ebook, in questo, sono dei lemmings: il primo brutto si porta dietro tutta la libreria, incurante delle qualità degli altri. Quel buco orlato di nero, a mezz’altezza, è lo scoglio dal quale si sono gettati in mare.

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34 thoughts on “Miniplot #11

  1. Il fantasma esce di scena di Philip Roth?

    Complimenti per il tuo miniplot che mi ha messo in moto un meccanismo per cui ora sto cercando di capire quali libri tirerei io contro il muro.

    Buongiorno e buona settimana.

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  2. È capitato anche a persone civili di tirare contro il muro un libro che odiano, quindi il gesto in se non è sinonimo di incinviltà, tuttavia colpire in pieno viso mia cugina, che era entrata in quel momento (mannaggia la mia mira sbilenca) mi procurò non pochi guai: l’autore che detestavo era il suo fidanzato salutato dalla critica come il nuovo Franzen, mentre io ancora arrancavo nel infruttuoso tentativo di agganciare qualcuno che almeno leggesse il mio manoscritto.

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  3. È capitato anche a persone civili di tirare contro il muro un libro che odiano. Ma io non lo odiavo affatto, quel libro, tutt’altro: lo amavo troppo. L’ho scagliato contro la parete con l’intento di ucciderlo, quasi fosse una creatura vivente. E forse lo era: aveva un tale potere su di me, che sognavo ogni notte di entrare nel mondo chiuso fra le sue pagine, ed ogni giorno agivo come fossi uno dei suoi personaggi. Ogni sua parola mi aveva segnato a tal punto, che iniziavo a credere che la mia vita non fosse nelle mie mani, ma nelle sue. Le righe nere su quelle pagine erano le sbarre della mia prigione. Ed ora, era arrivato il momento di liberarmene.

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  4. Pingback: Il potere dei libri – Personaggi in cerca di storia

  5. È capitato anche a persone civili di tirare contro il muro un libro che odiano. Io, però, non l’ho mai fatto! Sarà che non odio nessun libro. Che poi, si sa, tra l’odio e l’amore il passo è breve. Entrambi sono sentimenti totalizzanti, implicano un grande coinvolgimento. Non ho abbastanza tempo e forze per amare, figuriamoci se ne spreco odiando. Che, se non mi piace, smetto di leggere e passo ad altro aspettando che sia il momento giusto per quella lettura: fra un giorno, un anno o forse mai. Ritengo sia una grande conquista questa di sentirmi libero di lasciare da parte un libro che non mi piace. Ci ho messo anni a non sentirmi costretto a leggere solo perché avevo iniziato o perché era un grande classico o anche solo il best seller del momento. Non mi ci vedo a lanciare libri. Credo che non ci riuscirei proprio fisicamente; sono abituato a tenerli vicino, in giro un po’ dove capita, con la possibilità di toccarli, sfogliarli e stringerli al petto a mo’ di cuscino. Ecco, questa di riuscire a separarmi dai libri, dalla parte fisica del contatto, dall’atteggiamento un po’ morboso verso il libro oggetto e non solo il libro contenuto, è un’altra libertà a cui ambisco ma che vedo come conquista molto lontana (scrivo così per darmi comunque una chance, sì, un po’ me la sto raccontando perché, in fondo, penso di non poterci riuscire, mai). Agli e-book qualche volta ho ceduto, pensando anche che potessero aiutarmi in questo percorso. Poi è successo che ho comprato gli stessi libri anche in versione cartacea rendendomi conto che l’e-book era solo l’appagamento di una bramosia di possesso che poteva essere immediatamente soddisfatta. Voglio leggere questo libro, ora: ecco che basta un click. Ma poi, in fondo, c’è molto di peggio! Penso che mi terrò, insieme ai libri, anche questi limiti. Mi fanno compagnia.

    Stavolta, il concetto “non più di qualche riga” mi è un po’ sfuggito di mano.

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  6. “È capitato anche a persone civili di tirare contro il muro un libro che odiano” mi diceva spesso mio padre, a mo’ di giustificazione per il suo carattere a volte volubile e collerico.
    Oggi, dopo un anno esatto dalla sua morte, lo ricordo con affetto. Proprio ora, mentre lancio l’ultimo libro di Fabio Volo, direzione Zanzara Malefica.

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  7. È capitato anche a persone civili di tirare contro il muro un libro che odiano. Io l’ho fatto per una buona causa. Ho aspettato il momento giusto, cauta, come un assassino che osserva in silenzio la sua vittima. Quell’inutile esserino, che pensava di cavarsela dopo avere fatto bisboccia con il mio sangue, si era scelto un angolo nascosto della parete per digerirlo in tutta tranquillità. Così io ero lì, pronta a sacrificarlo con un’arma efficace scelta per occasioni come queste: un libro con la copertina rossa atta a mimetizzare gli effetti dell’azione delittuosa. Un nobile scopo per Andrea Vitali: non più raccoglitore di polvere dimenticato in libreria, ma attivo killer di zanzare in servizio sul mio comodino.

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  8. È capitato anche a persone civili di tirare contro il muro un libro che odiano. Io l’ho fatto, era un libro che parlava d’amore, che mi aveva fatto credere nelle favole e mi aveva illusa che anche la realtà fosse piena di quella passione tanto ben descritta nel libro. E l’ho scagliato contro il muro non perché il libro mentisse, no era tutto vero. La passione che mi stava bruciando l’anima era quanto di più reale avessi mai vissuto, ma nello stesso tempo era la causa di ogni mio male, perché tu che bruciavi assieme a me, che mi avevi fatto provare la felicità più grande, sei ormai lontanissimo, in quel mondo superiore al quale io non ho accesso.
    Però adesso voglio incollare quelle pagine strappate dal mio gesto di rabbia e di dolore. In fondo il libro non ha colpa, anche se il lieto fine di cui parla non è più contemplato nella nostra vita.

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  9. “È capitato anche a persone civili di tirare contro il muro un libro che odiano” risposi quasi a me stesso, mentre continuavo a fissare quelle pubblicazioni dai titoli asfittici appoggiate sul tavolino lì a fianco. Spostai il peso sull’altra anca e tornai a guardare la dottoressa.
    “Si signor Gervasi. Ma lei odia quasi tutti i libri. E lavora in una libreria.” Smise di scrivere in quella sua cartelletta e mi puntò gli occhiali addosso. “Come definirebbe il suo comportamento?”

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  10. È capitato anche a persone civili di tirare contro il muro un libro che odiano, figuriamoci a me, che di civile ho ben poco. La mia cella è piena di libri e di roba culturalmente elevata, “per reintegrarci” – così dicono – ma alla fine di tutte queste manfrine resto pur sempre il macellaio dei bambini. E alle guardie non frega niente se i libri li leggo o se li distruggo: una volta che me li hanno portati dentro la cella, se ne lavano le mani.

    Certo che le copertine rigide fanno proprio un casino infernale sbattendo contro il muro e poi cadendo a terra. Mi domando se questi idioti capiranno, quando troveranno il buco che sta scavando il mio coinquilino.

    Niente, oggi m’è uscita così 😀

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  11. Buongiorno ^_^

    È capitato anche a persone civili di tirare contro il muro un libro che odiano. E io questo libro lo detesto. Resto a fissare la traiettoria della mia rabbia che con un tonfo finisce a terra e resta a fissarmi dal pavimento senza perdere intensità. Ricordo esattamente la notte in cui è nato l’incipit e quella domenica mattina, quando sei entrato in cucina urlando che avevi finalmente, messo quel punto. Il caffè quasi mi andava di traverso. Ti avevo detto di lasciar stare, che non era un granché; ma hai preferito credere nel tuo sogno. Non avrei mai dovuto leggerlo. Adesso potrei continuare a illudermi che quando ti ho lasciato, non ho fatto la scelta sbagliata.

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  12. Michele per favore puoi togliermi la ripetizione della parola “continuare”? Qui:
    “Ti avevo detto di lasciar stare, che non era un granché; ma hai preferito credere nel tuo sogno.”
    Grazie. 🙂

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