Biblioteca Scarparo #31


È venerdì: tempo per la fantasia e per le quarte. Invece di farsi irretire dal solito occhio di Nicole Kidman, preso dai poster di Eyes wide shut, la Biblioteca Scarparo prende il Doppio sogno di Schnitzler e gli dona una sfumatura d’urgenza.

Buona scrittura!

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20 pensieri riguardo “Biblioteca Scarparo #31

  1. Quando Corinna perde il lavoro di costumista a Cinecittà, conquistato dopo una lunga gavetta, per l’arrivo di una sarta imparentata con un noto produttore, trova solo un posto di custode al wc pubblico in S. Pietro.
    Depressa dalla situazione, ma decisa a non arrendersi, velocissima con la matita, regala a chiunque entri per un bisogno un bozzetto di un abito che inventa lì per lì, mentre la persona è intenta a fare pipì.
    “Guardi, come le donerebbe una giacca di questo tipo.” Dice al ragazzo vestito con un giubbotto.
    “Non le piacerebbe una gonna così?” Propone alla donna in pantaloni. Superata la sorpresa iniziale, i turisti sembrano gradire.
    Presto la toilette viene presa d’assalto, gli schizzi dei modelli sono spesso ricompensati con qualche moneta extra, Corinna arrotonda in maniera egregia e il suo umore è in netta risalita. La notizia comincia a circolare anche fuori dal Vaticano, c’è chi percorre Viale della Conciliazione per un consiglio di moda, chi addirittura chiede un preventivo per il proprio abito da sposa senza aver alcun bisogno primario da soddisfare.
    Un giorno anche il Santo Padre incuriosito dalle voci e da sempre col cuore attento alla speranza degli ultimi, si presenta alla toilette.

    Qual è il confine che separa i bisogni dai sogni?
    Bi-sogni non solo tenta di dare una risposta a una delle più antiche domande che l’uomo si è sempre posto, ma parla di precariato, mobbing, arrivismo sociale e strizza l’occhio alla favola con una moderna Cenerentola che sconfigge un sistema poco meritocratico con la forza della sua fantasia.

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  2. Questa copertina mi fa venire in mente il film Inception con Di Caprio, dove un gruppo di “hacker” dei sogni entrano nella mente del dormiente per carpire segreti, dalle infedeltà coniugali ai brevetti industriali, partecipando al sogno stesso e rischiandovi la morte.
    Ma magari questa potrebbe essere solo la storia triste di un bidello delle superiori, di quelli di una volta, che pulivano anche i bagni (adesso ci sono le imprese di pulizie). Uno che da fuori non gli daresti un centesimo di arguzia, ma che nel tempo libero legge Nietzsche.
    Potrebbe, no?

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    1. Tema sfruttato ne L’eleganza del riccio – grande romanzo a mio avviso – per cui tocca un po’ lavorarci su per sfatare il topos lavoro umile/scarsa cultura senza ripetersi. Ma è sempre un soggetto affascinante. Sempre a parar mio.
      In questi giorni c’ho il dente avvelenato per tanta presunzione/falsità nei blog e il tema dell’umiltà cade molto bene.

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      1. È bellissimo, Barbara.
        Vai tranquilla con quella lettura.
        Mi vien voglia di rileggerlo. Lo scoprii in biblioteca comunale.
        Ancora devo capire perché se ne siano disfatti o se fosse un buon gesto di farlo leggere agli altri poiché merita veramente.

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  3. Perché i nostri sogni sono così lontani dalla realtà? Ogni giorno corriamo dentro la nostra vita immersi in un vortice solo per soddisfare faticosamente i nostri bisogni di base, la sopravvivenza in un mondo assurdo dove anche la cosa più semplice diventa competizione. E se invece di seguire semplicemente i nostri bisogni più urgenti provassimo a trasformarli in bi-sogni, l’altra faccia dei nostri sogni, la nostra vera essenza. Seguire il nostro “io” più profondo. Un saggio che regala una diversa prospettiva e una possibilità di vivere in modo diverso e più vicino ai nostri sogni o bi-sogni.

    La quarta del sabato mattina di Giulia Mancini, ciao!

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