Biblioteca Scarparo #32


Come prima cosa, oggi, bisogna festeggiare con Sandra e ringraziarla: ha trasformato una delle quarte che vi propongo (questa) in un racconto lungo. Ci ha aggiunto uno dei piccoli esercizi di stile (questo). Ha mescolato, lasciato lievitare, e ha sfornato infine un racconto lungo intitolato La montagna incartata, che sarà pubblicato il 18 aprile prossimo da Delos Digital e che è stato editato da Franco Forte in persona.

Gli esercizi che vi propino funzionano, dunque. Almeno un po’. E la riprova è che Sandra non è l’unica: anche Tenar ha già trasformato due titoli (se non ricordo male) della Biblioteca Scarparo in un racconto e in un romanzo (che è ancora in scrittura, credo). Entrambe ottime scrittrici, entrambe con all’attivo già diversi libri, racconti, antologie pubblicati da diverse Case Editrici: leggetele, che ne vale la pena.

Non posso dunque evitare di proporvi un altro titolo: uno di quei testi che andrebbe letto in originale, prima di tutto. Perché, come si dice, chi dimentica è complice. Oggi, con la brutta aria che tira tra governanti, popoli, populismi e xenofobia, ancora di più.

Buona scrittura!

 

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24 pensieri riguardo “Biblioteca Scarparo #32

  1. E andiamo. Quando si dice passare dalla teoria alla pratica. Brava Sandra e Tenar. Grazie a te, Michele, anche da parte mia.
    Anch’io avevo postato un racconto dai “pirati” creato qui sul tuo blog grazie a un altro tuo esercizio. Io non ho fatto niente di straordinario come Sandra e Tenar, ma tutto aiuta per migliorare. Vuol dire che ci dai ispirazione.
    Meno male tu. 😊

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      1. Nel forum piratesco l’avevo messo quel racconto. Ma non è niente. Ho pubblicato altro. Non mi far fare pubblicità, per carità, che io faccio poco che niente. Mi vergogno vicino agli altri, se mi paragono e, infatti, non si fanno le comparazioni, si scrive e basta.
        Poi ritorno, se mi ispira l’immagine.

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  2. Bravissime ragazze! Sono proprio contenta per voi. 🙂

    Le tue rubriche Michele sono un campo aperto pieno di possibilità. Basta solo avere voglia di seminare.
    Buona giornata a tutti. 🙂

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  3. Ehilà, grazie! Festeggiare qui è doveroso e bellissimo! E mi ripaga di diversi rospi. Grazie davvero, dunque. Ci sono parecchi spritz in giro per l’Italia che aspettano di essere gustati sul serio.
    Dunque, per la quarta di oggi invece torno più tardi.
    Un abbraccione, Michele, già da tempo ti definii il mio coach, hai avuto parole davvero preziose per me ora.

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  4. Nello, diminutivo di Brunello, toscano doc di Montalcino coi genitori proprietari di una celebre cantina, si è trasferito a Milano per amore di Graziella, figlia invece di due abili panettieri.
    La città gli risulta ostile e ambientarsi è un problema, dopo molti mesi senza trovare lavoro accetta la proposta del suocero di imparare il mestiere di “prestinaio” come dicono da quelle parti, mentre lui si ostina a dire “fornaio”. E qui iniziano i guai, nessuno pare apprezzare la bontà dei suoi filoncini di pane sciocco, i clienti protestano e la tensione va alle stelle.
    Un problema solo apparentemente banale rischia di mandare in pezzi l’amore tra Nello e Graziella che era sembrato tanto tenace quando si erano conosciuti in vacanza ad Alberobello ed erano riusciti a mantenerlo in vita nonostante la distanza, a colpi di “un weekend viene Nello, e l’altro Graziella”.
    Ma Nello non si arrende, vuole conquistare i milanesi col pane senza sale, ma forse sarebbe più opportuno che s’impegnasse a riconquistare Graziella, che, stanca delle sfuriate paterne, comincia a perdere la pazienza e a guardare con occhi diversi il garzone di bottega, da sempre interessato a lei.
    E se la soluzione fosse che Nello imparasse a fare piuttosto i pasticcini?
    Un romanzo fresco, ma soprattutto dolce e salato (con un po’ di piccante) adatto a tutti i palati, e un po’ di più per chi ha sempre pensato che l’amore val bene qualche sacrificio!

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  5. Il sale, come lo zucchero e la farina, fa parte di quei generi di prima necessità che spariscono e vengono razionati in caso di guerre e calamità. Ed è proprio così che succede: con la scusa del fatto che troppo faccia male, si comincia a far sparire il sale. La popolazione, montata da giornali compiacenti, pretende una Soluzione Esemplare. Nessuno nota che questa mancanza diventa un problema sanitario grave. Cominciano i primi morti ma nessuno fa veramente qualcosa per capire e porvi rimedio.
    Ci sono voci del fatto che venga semplicemente gettato via: nessuno però è amico del sale. Nessuno approfondisce. In particolare tutte le persone che, a vari livelli, sono coinvolte con questa preziosa sostanza: ciascuno, al chiuso del proprio piccolo ufficio, svolge coscienziosamente il proprio compito. Chi organizza i sacchi di sale in pallet. Chi si preoccupa di organizzare grandi treni, con i vagoni carichi di quei pallet. Chi li riceve e che li smista sempre e solo in direzione del mare.
    Tutti compiti innocui. Tutti quanti ligi agli ordini ricevuti. Nessuno sta davvero uccidendo nessuno.
    Ma il sale manca. E la gente ne muore.
    Un testo angosciante, che mostra con quanta facilità si possano compiere atrocità immani solo attraverso l’inconsapevolezza delle proprie azioni.

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  6. E con tutte le volte che sono stata in Toscana non ho notato la mancanza del sale nel pane?! Forse perché sopra c’era sempre almeno una fetta di Finocchiona? 😀
    Comunque, basta con queste copertine che mi fanno venire fame!!

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  7. Sulla banalità del sale passo, ma ti aggiorno su Piccole Nonne. La stesura procede con una lentezza esasperante perché se riesco a mettermici un’ora a settimana è tanto, ma ho superato un grosso scoglio di trama e sento di avere di nuovo il polso della situazione, dovrei finire la prima stesura in autunno (spero). Non so se vedrà mai la luce.
    Magari però propongo da qualche parte “La società dei gatti filosofi”, nato da “la pietanza dei gattini”

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  8. Sommerso dai debiti contratti dalla sua azienda in energie rinnovabili e perseguitato dall’ex moglie che lo accusa d’inedia, Cecco Vanni vede la sua vita a un pericoloso bivio quando viene contattato da un avvocato di Arezzo: il vecchio prozio Duccio, con una lettera di preoccupazione per la sorte del nipote che non vedeva oramai da anni, gli ha lasciato in eredità il suo podere nella Valdarno, un’antica masseria diroccata e un terreno acquitrinoso, dove non è mai cresciuto niente di buono, per l’eccessiva presenza di sale nel sottosuolo e la risorgiva che lo disperde ovunque fino a valle. Cecco torna così nei luoghi d’infanzia, dei ricordi felici e di grandi promesse, convinto che la vendita possa risollevargli la sorte.
    Ad attenderlo trova invece Beatrice, misteriosa coinquilina del defunto Duccio che le ha intestato niente meno che il vitalizio sulla piccola casetta del mulino, perché lo zio era convinto che Cecco avrebbe saputo come far rinascere quella splendida zona e non l’avrebbe mai ceduta a nessun’altro.
    Sale e acqua vanno d’accordo in tanti modi e la Natura sta già indicando a Cecco la soluzione di tutti i suoi conflitti. Basta solo aprire gli occhi e invitare a cena Beatrice.

    [Nella quarta non andrebbe la soluzione del mistero, ma giusto perché siete voi come finale ho pensato alla bella Saturnia e alle tante acque termali salate naturalmente 😉 ]

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