Biblioteca Scarparo #33


Stiamo per tuffarci in un nuovo fine settimana di primavera e ci serve un titolo leggero per scrollarci di dosso la settimana. Vi ricordo che subito prima di questo post c’è un esercizio di scrittura fondamentale, anche se difficile: siete sempre in tempo per partecipare. E se pensate che ci sia troppo da lavorare #statesereni: il prossimo esercizio sarà molto peggio.

Buona scrittura!

 

 

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6 thoughts on “Biblioteca Scarparo #33

  1. Mi stavate aspettando? Oggi lavoro, eh.
    Ma arrivo, in pausa pranzo.

    La madre di Sandra è solita preparare la faraona farcita per Natale. E’ un’usanza imprescindibile e venire a sapere che l’amica di sua figlia, invitata per il pranzo, è vegetariana la getta nel panico.
    Ma non è l’unica novità che si trova ad affrontare, attorno al tavolo, privo della consueta faraona ripiena, appare infatti evidente a tutti i commensali che il legame tra Sandra e Marta non è di sola amicizia.
    L’ultima faraona quindi, quella del Natale precedente quando l’omosessualità di Sandra non era ancora stata svelata, aleggia come il ricordo di un tempo perfetto, mentre ora tutto va a rotoli.

    Giovani e vecchi, nostalgici e rivoluzionari, omo ed etero si scontrano in una lotta all’ultimo boccone proprio nel giorno in cui si dovrebbe essere più buoni.

    Sarà in grado la famiglia di Sandra di reggere al fuoco incrociato di chi invoca uguali diritti e di chi invece un ritorno al modello familiare tradizionale? Riusciranno ad arrivare indenni al panettone?

    Una storia che sa di casa, di innocenza perduta e mostra la difficoltà di superare barriere mentali importanti.
    Perché se, come dice a un certo punto Sandra, “il bene che ti voglio, mamma, non è mai stato messo in discussione” è tutto il resto a esserlo e rischia di mandare all’aria quarant’anni di faraone per un’unica lasagna vegana che, a essere sinceri, non piace a nessuno.

    In queste pagine troviamo Ironia e dolcezza, e siamo costretti a farci inevitabili domande sulla nostra etica e a guardare oltre certe convenzioni sociali non soltanto natalizie ma purtroppo vincolanti 365 giorni all’anno. Lo sguardo disperato di Marta è la nostra coscienza che ci parla e scava a fondo portando alla luce faccende scomode che fino a ora ci siamo rifiutati di affrontare.

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  2. Quando nonna Pina finisce all’ospedale, a Michela non resta che prendersi cura della sua casa, del suo orto e dei suoi animali. Lei, ragazza cresciuta all’ombra dei grattacieli della City di Londra, deve far ricorso alle memorie di bambina, di quando passava tutte le estati in campagna, per riuscire ad accendere il vecchio camino a legna, proteggere le piante dal gelo dell’inverno, nutrire le faraone che starnazzano nella stalla appena lei si avvicina. L’unico che non sembra impaurito dalla sua presenza è il gatto Gideone, che la segue tutto il giorno, quasi a controllare che Michela non faccia troppi danni. Ma una ad una le faraone cadranno sotto le sue mani inesperte, finché ne rimarrà soltanto una, l’ultima fievole speranza di vedere nonna Pina a casa. E Michela non può permettersi di perderla ed arriverà ad accettare anche i consigli della fastidiosa vicina, la signora Adalgisa, che non ha riguardo a dirle quel che pensa delle ragazze di città. Tutto per salvare ciò che resta della sua famiglia.

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