Miniplot #13


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L’esercizio di oggi è il Miniplot: si tratta di scrivere non più di qualche riga, che cominci con l’incipit che vi segnalerò. Una menzione d’onore a chi saprà scovare da quale libro io abbia tratto la frase che diventa il nostro punto di partenza.

L’incipit di oggi è: “Il problema era che non dava l’impressione di desiderarlo”…

Il mio miniplot è: Il problema era che non dava l’impressione di desiderarlo: lei era attenta ai suoi bisogni; lo seguiva; si interessava. Ma il desiderio era un’altra cosa e lui lo sapeva fin troppo bene: cicatrici mai rimarginate gli ricordavano tutti i giorni quanto il desiderio fosse un’altra cosa.

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21 thoughts on “Miniplot #13

  1. Il problema era che non dava l’impressione di desiderarlo fin dal loro primo incontro.
    Maglietta poco elegante, sguardo serio, poco entusiasta. Ma poi quando segnarono il gol decisivo si scompose e l’abbracciò con passione.
    Non aspettava altro che una scusa per toccarlo.

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  2. Il problema era che non dava l’impressione di desiderarlo, ma poi era chiaro che i gesti mostravano il contrario. La tappa obbligata davanti alla vetrina della pasticceria, lungo la strada verso l’ufficio, e il successivo spingere la porta a vetri e quell’indicare i bignè alla crema che comprava compulsivamente per fare crepare d’invidia i colleghi, relagati, alle stantie brioches della macchinetta.

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  3. Il problema era che non dava l’impressione di desiderarlo. Piangeva, si disperava, voleva morire anche lui. Il coltello si era ficcato al centro del petto, spaccandole il cuore, centinaia di testimoni avevano assistito alla tragedia. Un caso semplice In apparenza, il classico uxoricidio pensò il commissario. «Che facciamo commissario, li rimandiamo a casa?». «Prendi i nomi di tutti e poi mandali via». «Tutti? Anche i bambini?». «I bambini no, minchia!». In quel momento giunse l’impresario togliendosi il cappello, preoccupato e più bianco di un cadavere freddo. «Nella storia del circo non è mai successa una cosa simile, mi creda, sono rovinato». L’avrebbe sbattuto dentro solo per quella frase. Li avrebbe sbattuti dentro tutti, per la verità. Che domenica di merda.

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  4. Il problema era che non dava l’impressione di desiderarlo e ciò sminuiva la sua fama di tombeur de femmes ; le tentò tutte per ovviare a questa defaiance : finse di ignorarla, si fece trovare al solito bar con una gnocca da sballo, poi gli venne in mente di cambiare il profumo del dopobarba e questo funzionò tant’è che gli disse ” hai finalmente trovato l’aroma che annulla la tua puzza di sudore, è lo stesso profumo che usa la mia ragazza.
    Cri

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  5. Il problema era che non dava l’impressione di desiderarlo, con lei era sempre stato ineccepibile: ruggente tra le lenzuola, galante con la famiglia, entusiasmante con gli amici. L’aveva travolta di attenzioni, l’aveva messa al centro della sua vita. E poi l’anello, il matrimonio, la casa. Perfetto, troppo perfetto.
    Ma quella mattina glielo aveva detto: suo marito era innamorato di un altro, l’amore della sua vita. Impossibile competere.

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  6. Il problema era che non dava l’impressione di desiderarlo. Aveva schiacciato il pulsante giallo di allarme giusto il tempo di dire agli inquilini del palazzo: “HEI, SONO QUIIIII”, ma quando nessuno si era affacciato sull’uscio di casa e si rese conto che, forse, lei era l’unica a essere rientrata a quell’ora, si guardò allo specchio, cominciò a canticchiare, provò a fare lo 077… , numero per le emergenze, occupato; prese una caramella dalla borsa, mandò un messaggio al marito, “ma i miei figli ce le hanno le chiavi di casa? Il taccuino… arriverà qualcuno mentre scrivo tre cretinate per ammazzare il tempo”
    Pensieri e aria. “un mare di cose da fare e io murata in questo cubicolo di merda un metro per un metro.”
    A I U T O!
    Scardinarono le ante a molla e la trovarono appoggiata alla parete dell’ascensore con l’aria tranquilla di chi ha saputo aspettare.
    E come lo desiderava, adesso, riempire di maledizioni chi l’aveva lasciata a crepare là dentro per un’ora e mezza!

    (Il miniplot autobiografico è compreso nel prezzo?)

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  7. Il problema era che non dava l’impressione di desiderarlo. Il fatto che davvero non lo desiderasse era ininfluente. Bastava fingere di volerlo e tutto sarebbe andato per il meglio. Ma lei no, non poteva. Che stronza.

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  8. Il problema era che non dava l’impressione di desiderarlo, al contrario del solito – e lui alle porte in faccia non era avvezzo. Narcisista ed egocentrico, negli anni aveva collezionato personalità nell’album delle sue conquiste e Lei era la punta di diamante della collezione, la carta più difficile da mantenere; Necessitava variazioni, tempi lunghi, doveva farla arrivare alla completa fiducia per poi tradirla, in modo d’averla in pugno.
    Dopo tutto quel tempo, ora non lo desiderava più.
    Bene. Lui sapeva che la distruzione è la forma di possessione più vera.

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  9. “Il problema era che non dava l’impressione di desiderarlo” quel passo falso che avrebbe cambiato le cose tra loro o lei, avrebbe già osato. Non voleva rischiare di allontanarlo, di dare un’impressione sbagliata e contrastava come poteva quella voglia di lasciarsi sfuggire le emozioni dalle mani. Avrebbe potuto sorridergli in modo languido, indugiare con lo sguardo nei suoi occhi, dire una parola di troppo. Avrebbe potuto… Ma quando lui tornò sui suoi passi per chiederle se c’erano state telefonate, lei si nascose dietro lo schermo del computer e rispose con l’efficienza di sempre che non c’erano messaggi.

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  10. Il problema era che non dava l’impressione di desiderarlo, non più almeno. I tempi in cui il suo sguardo diventava languido, intenso e colmo di passione nei suoi confronti sembravano ormai lontanissimi. Lui avrebbe dato un anno di vita per leggere nei suoi occhi quel desiderio incontenibile ancora una volta, ancora per un solo infinito attimo.

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  11. Essendo giunta l’ora che volge il disio (del letto) al navigante, vi dico che il testo da cui è tratto il miniplot è “La Musa” di Jonathan Galassi, Edizioni Guanda. (Ebbene sì, caro Hel: mi ci è voluto tempo ma l’ho più o meno finito. Più o meno nel senso che ne ho saltati dei pezzi. Un libro interessante per chi bazzichi l’editoria; anche asciugato della metà delle pagine non avrebbe fatto una brutta figura. Per dire, eh.)

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