Io ti parlerò. O forse no. La classifica


Innanzitutto grazie a tutti i partecipanti: a chi ha voluto mandare un dialogo, a chi è purtroppo arrivato appena in ritardo e a tutti coloro che sono venuti a leggere e a votare. Capisco che un dialogo, isolato dal proprio contesto, non sia semplice da apprezzare, figurarsi da valutare. Eppure, come sempre, sono convinto che da confronti di questo tipo si possano capire molte cose sia sulla scrittura, intesa come tecnica, sia sulle qualità estetiche che deve possedere un brano perché risulti piacevole a un lettore occasionale.

Purtroppo anche questo blog soffre della stessa malattia delle italiche urne: l’affluenza ha registrato un ulteriore calo. Ci consoliamo pensando che le piattaforme elettroniche di un noto partito hanno candidato a sindaco persone che avevano lo stesso numero di preferenze dei nostri dialoghi. I 49 voti hanno a malapena permesso di individuare il brano vincitore; tutti gli altri hanno seguito a ruota e non siamo riusciti a sgranare il gruppo. Fin dal principio, comunque, i primi cinque hanno mostrato di attirare la maggior parte delle preferenze. Vi lascio dunque con la classifica e vi aspetto nei commenti per qualche considerazione a caldo che possa gettare luce sui motivi delle nostre scelte. Aspetto anche una mail o un commento da parte di chi ha inviato i brani, per sapere quali autori si siano sfidati a singolar tenzone.

***

Classifica finale

1) Brano 20 – Senza titolo – Helgaldo
2) Brano 19 – L’amuleto d’ambra – Diana Gabaldon
3) Brano 3 – Senza titolo – Darius Tred
3) Brano 9 – Senza titolo – Marco Amato
3) Brano 22 – Un matrimonio, un funerale, per non parlar del gatto (Sabrina) – Francesco Guccini
6) Brano 2 – Senza titolo – Gianluca
6) Brano 11 – I cento colori del blu – Amy Harmon
6) Brano 12 – About a boy (Un ragazzo) – Nick Hornby
6) Brano 23 – Non è possibile – Sandra Faè
10) Brano 1 – Tutto quel che avresti voluto sapere sulla fine del mondo e fra poco saprai – Marco Amato
10) Brano 5 – Un’Oscuro Scrutare – Philip K. Dick
10) Brano 10 – Fine dell’estate – Giulia Mancini
10) Brano 13 – Bianca come il latte rossa come il sangue – Alessandro D’Avena
10) Brano 16 – Senza titolo – Marina Guarneri
15) Brano 8 – Senza titolo – Darius Tred
15) Brano 14 – La fata turchina – Anna Maria Fabbri
15) Brano 15 – non svelato
15) Brano 17 – non svelato
19) Brano 4 – Senza titolo – Darius Tred
19) Brano 6 – Tokyo orizzontale – Laura Messina
19) Brano 7 – Senza titolo – Mattia Ellepunto
19) Brano 18 – Nina Strick e Investigatto e la scomparsa del Conte Grant – Sandra Faè
19) Brano 21 – Senza titolo – Tiziana
19) Brano 24 – Scusate il disordine – Ligabue

Nota sulla classifica

È presentata con lo stesso metodo che si usa nel compilare le classifiche sportive. Il numero a sinistra è la posizione: i brani che hanno lo stesso numero sono a parimerito, avendo ricevuto lo stesso numero di voti. Così, ad esempio non esiste un quarto o un quinto perché abbiamo un parimerito al terzo posto: di conseguenza la posizione successiva è sesto, avendo davanti a sé cinque brani.

Il numero di voti, invece, non è riportato.

***

Io ti parlerò. O forse no.

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75 pensieri riguardo “Io ti parlerò. O forse no. La classifica

  1. Vedo moltissimi a pari merito.
    Inizio ben volentieri a svelare ciò che ho inviato io, poi con calma voglio rileggere bene tutto. Però vedo già che al primo posto si è piazzato il n. 20 che ho votato!
    Allora
    Brano N. 12 About a boy (Un ragazzo) Nick Hornby romanzo di grande successo da cui è stato tratto un film
    Brano N. 18 Nina Strick e Investigatto e la scomparsa del Conte Grant – romanzo per ragazzi della sottoscritta in cerca di un editore e comunque scritto per i nipoti, attualmente in stampa da un tipografo
    Brano N. 23 Non è possibile – romanzo della sottoscritta revisionato da Chiara Beretta Mazzotta attualmente in valutazione dalla agente Loredana Rotundo
    Grazie, Michele, grazie a tutti. Bellissimo e istruttivo come sempre.

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  2. Io ho votato il 19 e il 23 e non mi ricordo la terza preferenza. Comunque non era la numero 20.
    Io ho scritto la numero 21 per…va bè, l’avevo già scritto questo dialogo. Mi sono accorta leggendolo senza un contesto più ampio che non rende come potrebbe o dovrebbe. Mi trovate in fondo alla lista. :p
    Un’esperienza bella aver partecipato. Grazie per tutte le iniziative che crei. 🙂

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  3. Io ho votato 3,9 e 19 che sono in fila nei primi posti.
    Invece i brani che ho presentato io sono il 24 che è di Ligabue, tratto dal libro “Scusate il disordine” (ultimo in classifica!) e il 16, tratto dal romanzo che sto scrivendo (a pari merito con altri), ancora senza titolo definitivo.
    Per le considerazioni passo dopo.
    Grazie. Il confronto piace molto anche a me.

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  4. Sono molto contenta di vedere che il mio dialogo si è piazzato al decimo post , numero 10, a pari merito con parecchi altri. Il mio dialogo è tratto dal mio romanzo Fine dell’estate, invece l’altro brano è il n. 11, piazzato al 6 posto, è tratto da I cento colori del blu di Amy Harmon.
    Io ho votato solo il brano 13 (si potevano dare più voti?)

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  5. Io ho votato i brani 3, 8 e 20. Le mie preferenze sono andate a brani forse un po’ autoconclusivi, dove, pur non conoscendo il prima e il dopo, c’era già una storia.
    Brano 6 da Tokyo orizzontale di Laura Messina
    Brano 22 da Un matrimonio, un funerale, per non parlar del gatto – Sabrina di Francesco Guccini

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  6. Io ho escluso quelli che avevano troppo non dialogato, mi parevano fuori contesto.
    Rimasti a 6 la gara si è giocata su pochi dettagli. Solo sul n. 2 che mi è piaciuto subito molto non ho esitato. Ligabue, Dio mio, che noia sto dialogo.
    Bello quello di Giulia Mancini, non votato ma per un soffio, diciamo che era il mio 4^-

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  7. Lo confesso, il miscredente del brano 1 sono io.
    Francamente pensavo di prendere zero voti. Arrivare decimo mi pare già un miracolo… ehm…
    Il brano è tratto da un mio racconto inedito (tutti i miei racconti sono inediti:D), il cui titolo è già un programma:
    Tutto quel che avresti voluto sapere sulla fine del mondo e fra poco saprai.

    Invece mi ha stupito il terzo posto del brano 9.
    In mezzo a tanti brani impegnati, il mio dialogo con una punta di comicità, pensavo non avesse speranze.
    È un estratto del mio prossimo romanzo giallo, il cui titolo però non posso ancora rivelare.
    Grazie a Michele e a coloro che hanno partecipato.

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    1. n. 1 molto bello, ma non votato perché secondo me qualche parolaccia di troppo lo penalizza, parere molto personale, io sono un po’ puritana.
      n. 9 bellissime le battute finali, diciamo che è un crescendo.
      Comunque due belle prove, Marco, davvero.

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      1. Hai ragione Sandra, scusami. Il pezzo è così, irriverente nello stile e nel contenuto. Anche se nel racconto Dio e Gabriele appariranno sotto una luce differente da quel che appare.
        Più che altro ho avuto il dubbio visto che non è un racconto che si va a ricercare ma che si confronta con altri, sull’opportunità di censurare le parolacce. Michele mi ha confortato che da lui non si censura nulla.
        Mi spiace se ho offeso la sensibilità di qualcuno.
        E grazie a prescindere sempre.

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        1. La censura non mi piace, come principio generale. Inoltre sono convinto che un brano (e il suo autore) debba avere il coraggio di portare la propria faccia nel mondo, bella o brutta che sia, e spalle larghe a sufficienza per sostenere lo sguardo dei lettori.

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          1. Su questo non c’è dubbio Michele, scrivere un racconto in cui i protagonisti sono Dio e l’Arcangelo Gabriele e la guest star è Gesù, nel modo più irriverente, richiede spalle larghe e nessuna remora.
            È una evidente provocazione, anche se nel racconto loro sono il riflesso di un qualcosa di diverso.
            Io non mi pongo nessun problema figuriamoci. Il punto che volevo dire a Sandra è un altro.
            Se pubblico il racconto sul mio blog o sul mio libro, è comunque un lettore che viene a cercarmi. Qui il dialogo è posto in una lista di dialoghi tutti da leggere. Quindi la sensibilità di un credente può essere investita senza un filtro a monte. Se avessimo mutato come io autore ti avevo proposto, incazzato in arrabbiato e fottuto in fregato, non sarebbe cambiata di molto la sostanza del racconto.
            Tu mi hai detto vanno benissimo e per me è ok. Però se un’amica come Sandra può restare infastita per le parolacce un po’ mi dispiace.
            Nei miei libri ci saranno le parolacce, perché se scrivere è una rappresentazione della vita le parolacce ci stanno.
            Peò non sono un fanatico del: un autore è intoccabile. Comprendo che a seconda dei contesti ci sono modi diversi di comportamento. Le volte che mi ritrovo in chiesa non rido e non schiamazzo e seguo il prete. Rispetto dei presenti e del luogo, prima di tutto.
            La libertà di espressione è una conquista che io non do per scontata. Questo racconto non più di 200 anni fa avrebbe comportato la mia morte. Non si scherzava con l’inquisizione, lo sappiamo. E quindi in questo racconto non ci sono solo ragioni puramente contestuali, ma c’è un ampiezza di visione e di ruolo nel tempo. Io lo scrivo con irriverenza per me, ma anche per chi nel passato c’è rimasto secco. E se mi dicessero abiura altrimenti morte, io non sarei fanatico della verità (per quanto grandiosa) come Giordano Bruno, ma sarei più intelligente come Galileo, perché le idee non hanno necessità di estremismi, quanto la possibilità di crescere e mutare per incidere.

            E comunque, per restare in tema, la fine dei tempi catastrofica la divinità ce l’ha promessa. E una promessa così solenne prima o poi arriva. O forse no. 😛

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        2. Non ti devi affatto scusare. Io, ma sono io il pezzo è tuo, al posto di coglioni avrei messo magari dementi, e altro. Però il pezzo mi è piaciuto molto. Grazie a te, che confrontarsi arricchisce ed è un gran bel modo di passare il tempo tra noi.

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      1. Grazie Marina, mi fa molto piacere che una lettrice attenta come te l’abbia apprezzato.
        È una delle classifiche scene grottesche comuni a noi siciliani. Forse hai trovato questa affinità.

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  8. Io ho scelto il 3 e il 9 perché sono dialoghi puri, senza intermezzi e visto quello che chiedevi di giudicare, mi sembravano quelli più coerenti con l’esercizio. C’era anche il 20 così, ma qualcosa mi dice che lo conosco e voglio scoprire se ho ragione.

    Per il 19 ero indecisa perché troppo lungo. Ho avuto il tempo di affacciarmi meglio nella storia, tempo negato ad altri dialoghi meno significativi perché, per forza di cose, decontestualizzati o troppo brevi (5,7,8). Infatti, il limite di tutti, per me, è stato questo, il non riuscire a entrare appieno nelle storie per apprezzare i dialoghi tratti da esse.

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  9. Il 19 l’ho inviato io, tratto da L’amuleto d’ambra di Diana Gabaldon.
    Ho votato (e con fatica): 11, 22 e 19. Ho escluso: 14 perché ho dovuto rileggerlo per capirlo, qualcosa non torna; 17 perché c’è solo solo dialogo sebbene le parti del dialogo fossero azzeccate.
    Una delle regole che mi sono data infatti è di escludere i soli dialoghi puri, senza un minimo di descrizione dell’ambiente, delle persone, della linguaggio corporeo. Perché da lettore i dialoghi puri mi infastidiscono, i botta e risposta rischiano di assomigliare più ad una sceneggiatura che ad un romanzo. Altri li ho esclusi perché non ho capito il contesto, o l’estratto era troppo limitato per quel dialogo o non era l’estratto giusto di quel dialogo, andava presa un’altra porzione.

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    1. Anch’io non amo i dialoghi puri, li ho scartati da subito.
      Purtroppo non mi ricordo la terza preferenza, la stanchezza mi gioca brutti scherzi. Però ora che ci penso,il n.1 di Marco Amato mi era piaciuto. Leggo cose molto più pesanti come linguaggio e sono abituata, non mi disturbano. E poi non amo le censure in generale.
      Se Michele rintracci il mio terzo voto non lo so, ma non credo sia vitale.
      Sono molto contenta di aver partecipato.
      Piccola nota: non mi piace che venga messo sempre “disse” anziché altri verbi.
      Quelli li limiterei o li sostituirei.

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  10. @ Marco, anche nel mio pezzo ci sono “cazzo” e “merda” il primo soprattutto era ben sostituibile con “cosa”. Tutto è molto relativo soprattutto come evidenzi tu la natura della gare che decontestualizza i dialoghi che sono un po’ sbattuti in faccia al lettore. Ma il vero bello è che siamo qui a parlarne, ragionare, cercare tutto sommato margini di miglioramento.
    @ Michele, io ste gare le farei più spesso. Forse sei deluso dall’affluenza in calo, e lo capisco bene, ma a me sembrano momenti davvero interessanti e anche divertenti.

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    1. In effetti il trend non è granché: 102 – 65 – 49. Il pro è che se ne parla insieme; il contro, in effetti, è che nessuno di questi spezzoni messi in gara è una storia. E scrivere significa produrre storie, non pagine. L’appunto che faccio a me stesso è che noi stiamo guardando un elefante con un microscopio: si possono scoprire molte cose incredibili ma non sapremo mai come sia fatto l’animale al di là della lente.
      Magari più avanti ne potremmo discutere in un post apposito, se vi va.

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      1. Sì, credo che il problema sia quello: non abbiamo inventato un dialogo ad hoc (tranne Helgaldo), lo abbiamo estrapolato dai nostri o da altri scritti che hanno una storia, una storia che giustifica quelle battute, in un modo efficace, meno efficace, ma era difficile dare un giudizio. Viola, per esempio, ha giudicato il dialogo che le è sembrato più autoconclusivo, ma questo non poteva accadere per quelli inseriti in un contesto. Ognuno di noi si è fatto delle regole personali cui attenersi, si è dato dei parametri di valutazione: io, per esempio, ho votato in base a ciò che ho detto, ma non so se sarei curiosa di leggere per intero le storie dei dialoghi scelti: la Gabaldon non mi ha incuriosito, mi è piaciuto molto il linguaggio, la raffinatezza della conversazione fra i personaggi, ma adesso che so qual è il romanzo non vado a comprarlo.
        Posso chiederti cosa possiamo imparare da questa gara?
        Anzi, lo chiedo a tutti.

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        1. Come dici tu Marina, io ho guardato chi ha scritto quelli che ho preferito e ho pensato: di questi leggerò i libri! E così il contrario di altri che non mi hanno colpito.
          Mi piace mettermi in gioco, leggere le storie di autori diversi e metterli a confronto, poi vedere cosa colpisce me e cosa gli altri e perchè.

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        2. Da questa in particolare io ricavo il fatto che è più importante l’ossatura della storia rispetto alla patina dello stile. Per il resto ero curioso: Helgaldo aveva portato come esempio di letterarietà due-battute-due di dialogo. L’anno scorso Mozzi aveva proposto un explicit di quattro parole. Il fatto che esistano esempi che trasudano letterarietà in poco non è comunque abbastanza per dire che nel poco si trovi anche il molto.

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  11. E’ la prima volta che partecipo a questo genere di iniziative, e l’ho fatto inviando un mio scritto, oramai ultimato (era il testo n.2, arrivato al sesto posto). =) Un’esperienza più che positiva direi.

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    1. A me è piaciuto tantissimo il tuo pezzo, l’ho votato senza indugi e ho aspettato tutto il giorno di sapere di chi fosse, immaginando un libro già pubblicato e stra famoso. Bravo, bravo, super bravo!

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    1. Complimenti, Helgaldo: il podio è tuo!
      Il 20 era uno di quelli che avevo considerato, poi ho pensato che potesse essere di qualche scrittore famoso, Carver, Salter (lo stile mi è sembrato quello) e ho optato per altri dialoghi con l’idea di premiare scrittori non noti.
      Questo, però, ti fa onore, se ti ho paragonato a due grandi! 😊

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  12. Scusate il ritardo, ma avevo il cellulare spento. Ero a scuola, per una lettura su due classi di seconda elementare.
    I miei brani proposti sono:
    13- Bianca come il latte rossa come il sangue di Alessandro D’Avena
    14- La fata turchina- un mio racconto inviato al concorso letterario Racconti Emiliani-Romagnoli RualeDesgner ed. Historica. Con mia grande sorpresa, stato scelto e inserito nel libro Racconti Emiliani. Uscirà il 17 giugno.

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  13. Non ho fatto in tempo a votare e mi spiace molto, ho trovato molto interessante l’esperimento che dimostro come blogger e autori affermati, almeno sulla breve distanza di un brano di dialogo, pari sono.

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    1. Come dicevo più sopra, mi convinco sempre più che ci stiamo perdendo l’arazzo della faccenda. Capisco che il mio commento si possa inserire nella vexata quaestio della “trama vs stile”, però è indubbio che qui riusciamo a verificare al più lo stile. E il fatto che blogger e autori affermati sullo stile pari siano, rende evidente che la cosa importante è la trama. Detto meglio: più che la trama, la storia.

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  14. Sono andata a vedere i miei voti: 22- 12- 17
    mi ha incuriosito e avrei votato anche il 15.
    Perché queste scelte? Li leggerei volentieri.
    22 Guccini lo compero 😉
    12 vegetariano per obbligo mi stuzzica.
    17 è ironico e reale
    15 ma dove cavolo può essere finita un’intera chiesa con il consenso del prete?
    Bello, mi sono divertita e mi piacciono i vostri commenti.
    Barbara ti contatto in privato così mi dici cosa non ti sfagiolava nel dialogo 14, o se vuoi puoi dirlo anche qui. Il senso del gioco credo sia proprio questo, capire e se ci riesco migliorare.

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    1. Me lo sono andata a rileggere per vedere se riesco a cogliere la dissonanza. Credo che sia perché è in prima persona di lei (quindi dal suo punto di vista) ma si inserisce il pensiero del barista, che lei non può conoscere. In genere vedo i due pensieri se si scrive in terza persona onnisciente, ma in prima persona hai solo un pensiero e al massimo puoi far intuire al lettore cosa pensa l’altro dal linguaggio del corpo o facciale. Tieni conto che se ne avessi avuto cinque da votare il tuo era tra i miei preferiti. 😉

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      1. Brava Barbara, anche a me piaceva il quattordici, ma aveva qualcosa che non mi tornava, non è sempre facile capire cos’è.
        Hai ragione Anna Maria, il 17 è successo davvero, purtroppo, ironia compresa, io ero la figlia.

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  15. Salve gente,
    è da pochi giorni che frequento questo sito, inoltre mi sento molto inesperto rispetto a ciò che leggo. Per questo, per pudore, non mi sentirei di commentare.
    Vedendo, però, l’invito di Michele e leggendo che lasciare un commento è sempre una buona idea mi faccio coraggio e dico anch’io la mia.
    Non capisco il senso di far gareggiare brani scritti da altri e non capisco nemmeno perché proporre pezzetti di un qualcosa.
    Sicuramente è un mio limite. Spero che qualcuno mi illumini.

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    1. Probabilmente bisogna fare un po’ di storia e partire dall’inizio 🙂
      Due anni fa si discuteva del fatto che gli editor sono in grado di valutare –
      a grandi linee – un manoscritto già solo dalla prima pagina. Solitamente, per essere certi di non scartare qualcosa che abbia delle potenzialità, ne leggono circa venti o trenta pagine. Discutendo tra noi ci siamo chiesti se non fosse troppo poco; se non fosse che il nome o il curriculum dell’autore non avesse più peso che non la storia. Così, un po’ per gioco e un po’ per vedere l’effetto che fa, decidemmo di fare una gara di incipit in cui si potevano “iscrivere” sia brani propri che brani di autori famosi. L’intento era di verificare se ci fosse davvero la distanza abissale che gli editor di professione dicono che ci sia. La gara è là: puoi andare a leggere per verificare di persona e farti una tua opinione personale. 😉
      L’anno scorso, invece, abbiamo discusso degli explicit, di come dovrebbero essere scritti e di cosa dovrebbero parlare. Il passo per rifare una nuova gara era breve, e così facemmo.
      Quest’anno abbiamo parlato a più riprese di dialoghi e abbiamo finito per replicare ancora una volta.

      Il senso finale è: riguardo al comparare brani scritti da altri e nostri, cosa ha uno scrittore professionista e di nome che a noi manca? Siamo in grado di distinguerlo in un confronto alla cieca, in cui non ci siano elementi esterni come un nome o un editore a darci un’imbeccata? Il dubbio nasce dal fatto che anche il vino più costoso, quando nascondi l’etichetta, diventa buono come quello in una bottiglia da venti o trenta euro.
      Per quanto riguarda i pezzetti: è molto difficile convincere la gente a fermarsi e a leggere cose lunghe: di solito quando si supera una pagina non legge più nessuno. Qui abbiamo 24 brani: se ciascuno fosse stato due o tre pagine, avremmo avuto un mattone totale di 80 pagine scarse. Chi mai lo avrebbe letto?

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  16. Ciao a tutti ^_^

    Io ho votato i brani: 3, 14, 16. Molto indecisa fino alla fine con il brano 1 e 19 che pure mi sono piaciuti tantissimo. Potendo li avrei votati tutti e cinque.
    Il brano N. 3 l’ho votato perché anche se breve il testo ha il merito di mostrare particolari sui protagonisti che non è semplice far emergere con tanta naturalezza in così poche righe. E’ facile figurarsi la scena descritta e anche immaginare qualcosa di più. Inoltre, mi ha divertita.
    Del 14 mi è piaciuto il modo in cui il dialogo mi ha avvicinata ai personaggi.
    Del 16 mi piacerebbe leggere il resto della storia.

    Dico qualcosa anche dei testi che non ho votato, ma che mi hanno fatta fare il tira e molla per un bel po’. Il brano 1 è fantastico e rivela un grande senso dell’umorismo.
    Del brano 19, ho adorato la battuta finale del ventaglio! 😛

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  17. Del numero uno mi è piaciuto molto il finale.
    Anche del numero due mi è piaciuto il finale.
    Del tre mi è piaciuta l’idea.
    Il quattro mi pareva avesse troppe spiegazioni.
    Il cinque l’ho votato.
    Del sei mi è piaciuto quello che lascia trapelare senza dire.
    Il nove mi è sembrato originale nel testo e la frase finale è fra quelle che ho preferito.
    Dell’undici mi è piaciuto lo stile prima che il dialogo.
    Il tredici è quello che ho preferito, anche per la frase finale che però è presa da Hesse. Votato.
    Il quindici è l’inizio di un mio racconto.
    Anche del sedici mi piace più lo stile del dialogo.
    Il diciassette è mio.
    Il diciannove… si sa che ho un debole per lei, e l’ho votata.
    Il ventitrè e uno dei dialoghi tra coppie che ho preferito.
    Del ventiquattro mi piace l’inizio.

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  18. Non era facile decidere quali fossero i dialoghi migliori. Ce n’erano di gestiti bene, dobbiamo però domandarci quale fosse l’obiettivo del dialogo anche rispetto al genere. E in poco spazio non sempre si riesce a intuirlo.

    Se l’obiettivo era quello di fornire informazioni e contemporaneamente suscitare un’emozione, una curiosità, una tensione narrativa (questi sono i dialoghi che mi piace leggere nei romanzi e che mi piacerebbe riuscire a scrivere un giorno) allora 2-5-11-15-16-22 – ci metto anche il 20 – secondo me soddisfano più degli altri questi requisiti.

    Altri scambi di battute puntano invece a dare informazioni necessarie alla trama, con una elevata dose di realismo. E anche questi ultimi, secondo me, sono stati gestiti bene: mi riferisco ai brani 4-6-12-19.

    Altri testi mi hanno trasmesso la sensazione di essere o dei riempitivi sulla pagina, con dialoghi che non trasmettono informazioni essenziali alla trama, o di non riuscire a raggiungere pienamente lo scopo espressivo per cui sono stati creati.

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  19. Alcuni amici mi hanno chiesto di leggere il racconto da cui è tratto il dialogo 1.
    Ho deciso di postarlo sul mio blog e lo segnalo qui, visto che faceva parte del gioco.
    Non c’è bisogno di compiere premesse. Ma magari qualche cosa la posso precisare.
    La prima è che il racconto nasce dal titolo schizzatomi in mente lì per lì. E chissà perché m’è venuto.

    Tutto quel che avresti voluto sapere sulla fine del mondo e che fra poco saprai

    Mi è ronzato per la testa per parecchi giorni e poi d’improvviso è nato l’incipit:
    “Parlare della fine dei tempi è imbarazzante, perché alla fine succede. Dio ci ha messo un bel po’ per capacitarsene, ma se ogni promessa è un debito, a quei cani rognosi degli umani, la fine del mondo era proprio dovuta.”

    Il racconto è nato di getto e ciò si nota nello sviluppo della seconda parte.
    Non ho fatto editing, perché non aveva senso farlo. Ho applicato una leggera correzione di bozze per sistemare le imprecisioni.

    Credo che quando l’ho scritto, in quel momento, covavo una particolare insofferenza verso la divinità e l’intero genere umano.
    Non so quale significato possa avere questo racconto. Se esistono più chiavi di lettura.
    Francamente non mi importa interpretarlo. Non è compito dell’autore. Il racconto è lì, ciascuno ne tragga quel che gli pare.

    Era destinato a restare chiuso nel cassetto come gli altri miei scritti. Poi ho visto il gioco di Michele, occorreva un dialogo funzionale e mi sono ricordato dello spezzone fra Dio e Gabri.

    Ultima cosa, l’avvertenza posta all’inizio del racconto mi è venuta alla seconda rilettura.
    Così, tanto per esser chiari.

    Ah sì, un’altra cosa ancora.
    Le parolacce messe in bocca alla divinità. Alla prima rilettura mi ero posto il dilemma se fosse il caso. Così le ho rimosse per rendere il testo più leggibile per chi ha una spiccata fede. Ma poco dopo mi sono reso conto che stavo snaturando l’essenza stessa del racconto. Se era nato di getto così, perché porsi inutili dilemmi morali?
    Il tasto control z ha ripristinato l’intenzione iniziale.

    http://marcoamato.me/tutto-quel-che-avresti-voluto-sapere-sulla-fine-del-mondo-e-che-fra-poco-saprai/

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