Biblioteca Scarparo #39


Anche questa settimana la Biblioteca Scarparo rimane in scia al Premio Strega con un titolo che si è guadagnato molte recensioni e un discreto dibattito, in rete.

Colgo l’occasione per anticiparvi che lunedì avremo un nuovo appuntamento con Sostiene l’autore.

Buona scrittura e buona festa della Repubblica!

 

 

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12 pensieri riguardo “Biblioteca Scarparo #39

  1. Punto uno, credevo che davvero quella in foto fosse la copertina e mi sono detta: wow finalmente uno scrittore ironico! Punto due, sono andata a cercare proprio “la stanza in fondo (a destra)” credendo sempre che fosse il titolo del romanzo che ci proponi, sempre sperando in una storia allegra…Sono troppo ingenua? Sì, o forse mi piacerebbe leggere qualcosa di umoristico nel senso intelligente della parola, invece! Comunque sono andata poi su Amazon a leggere sinossi e estratto. Purtroppo non amo i giochi di ruolo, ergo, non ho motivo di leggere questo romanzo. Avrei letto volentieri, invece, il fantomatico libro che proponevi tu con quella meravigliosa copertina. Bla, bla, bla. 🙂
    Mi sono costruita intanto un pregiudizio su Santoni ( e al pronunciar il cognome mi appaiono i monaci della controriforma non so perché), dopo aver letto un suo articolo dove da bravo studente elencava tutti i libri contemporanei che aveva letto. Il pregiudizio mio, o intuizione, è che il Santoni abbia letto molto senza dimenticare nulla. Mi spiego. Si dice che Mozart sostenesse che per essere un buon musicista occorreva studiare tanta tecnica, ma poi bisognava dimenticarla, per dar spazio alla creatività e all’originalità. Ecco credo che Santoni potrebbe essere uno studente che ha studiato molto, ma non ha dimenticato abbastanza.

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    1. Ma questa è la Biblioteca Scarparo, patria di tutti i libri che vorremmo leggere: scrivi per noi la quarta di questo libro ironico!
      Poi, se il cielo vorrà, anche questo titolo fasullo potrà diventare un libro vero. È già successo con Sandra Faè e la sua “Montagna incartata” – già in libreria! – o con Tenar (Antonella Mecenero) e le sue “Piccole Nonne” e la “Pietanza dei gattini”

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      1. Ecco la quarta su esplicita richiesta.
        Un piccolo paese, un garage, quattro amici. Paolo, Giovanni, Giorgio e il texano Ringo sono invitati da un misterioso signor Nessuno a partecipare ad un gioco che metterà a dura prova la loro resistenza emotiva e psicologica. Dovranno infatti passare tutto tempo a leggere e commentare gli articoli di Bordella 2000, incessantemente per giorni e notti, finché non ne resterà solo uno sano di mente. Il premio in palio è il poter accedere alla famosa “Stanza in fondo a destra”, luogo bramato e sognato da i maggiori influencer della terra. Riusciranno i nostri eroi a resistere a lungo? Chi vincerà? Ma soprattutto, cosa nasconde la stanza in fondo a destra?

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  2. A me è venuta in mente una fascetta del tipo: In fondo a destra is the new Non aprite quella porta. Ma anche una storia che non fa altro che riprendere altre storie in una specie di angosciante loop. Tipo che non hai vissuto quell’esperienza e quindi la riproponi. In fondo a destra. Lise risponde così a qualsiasi indicazione le venga richiesta. Dov’è il bagno? Nella stanza in fondo a destra. Dov’è l’ufficio? Dov’è il meeting? Dov’è l’area relax? Lise è una novella Siri in carne ed ossa…e qualche microchip. Assistente in incognito, è l’ultimo anello di congiunzione tra il reale e il virtuale in un “gioco” di realtà aumentata sviluppato shakerando Il Grande Fratello, The Cube, L’Enigmista e Anamorphosis sulla base delle passioni dell’eccentrico e misterioso Dr. Kigo. Un’esperienza, in cui nulla è come sembra, che porterà alla luce segreti e paure – e la spiegazione di come tutto è iniziato – quando a giocare saranno gli ex compagni di scuola del Dr. Kigo invitati a una reunion in ricordo dei vecchi tempi, 20 anni dopo la fine del Liceo. Perché la vita comincia adesso, questi 20 anni sono stati solo una lunga preparazione a questo giorno. E tu, sicuro di sapere chi sei, dove sei e perché sei qui?

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  3. La storia di provincia, le chiacchiere continue, condite da scritte offensive attraverso il muro di un bagno che divide gli spogliatoi del campo di calcetto.
    Scritte nuove e confortanti lasciate ogni volta. Stavolta Alcide e un altro giocatore,di cui ignora l’identità, daranno inizio a una surreale epistole tra i due uomini pronti a incontrarsi fuori da quella stanza.

    Vanni S. ammicca ai pettegolezzi di paese sfregiandoli con un pennarello. Scrivendo nello stesso muro i pensieri di due uomini persi nel loro amore accanto alle offese, farà riflettere sulle parole offensive scritte precedentemente. L’autore con il suo libro d’esordio, stupisce per la tematica e la semplicità nell’affrontarla.

    La storia mi piace. Se dovessi scriverla…ti farò sapere. 🙂

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  4. Dopo la frenesia dell’Escape room, giunge in città una nuova moda: la Swear room, la stanza dell’imprecazione.
    Nessun enigma da risolvere, nessuna uscita bloccata da un indovinello, nessun limite di tempo se non quello del proprio portafoglio. Nella Swear room si entra da soli per dare sfogo a tutta la propria rabbia e frustazione, urlando a più non posso i pensieri più reconditi, dai tradimenti da confessare al coniuge alle minacce fisiche al proprio capoufficio, protetti da pareti isolate acusticamente. Chi entra nella Swear room? Tutti. Dall’idraulico in rosso per via dei clienti morosi, al manager in carriera sorpassato dal raccomandato figlio-di-qualcuno, alla moglie di facciata del politico omosessuale. Nonostante in pubblico deridano il progetto, in privato acquistano il servizio online in anonimato ed entrano nella stanza con un codice personale riservato. Nessuno vede o sente nulla. Nessuna segreteria, nessun dottore, nessun contatto umano. E la sfuriata a gran voce contro sé stessi funziona meglio di una costosissima seduta psicoanalitica.
    Eppure qualcuno sta registrando e inizia ad utilizzare le informazioni a proprio tornaconto, giocando a dadi con la vita degli altri.

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