Sostiene l’autore n. 20


Philip Roth - da Internet

Philip Roth – da Internet

Questo brano è stato inviato in maniera anonima da un autore, perché venga commentato in maniera anonima dai lettori di questo blog.

Le regole per partecipare sono spiegate in questo post.

Tutti i brani che hanno partecipato alla rubrica “Sostiene l’autore” sono elencati in questa pagina.

Buona lettura e buon commento.

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Axel mise il computer in stand by e aprì il libro di storia. Le piaceva la storia, era una delle sue materie preferite. Il Settecento, in particolare, l’aveva affascinata molto, con le sue corti fastose, le donne dalle grandi parrucche, i vestiti in stoffe preziose, gli uomini audaci e cortesi. Un pomeriggio si era anche incipriata il viso di bianco e si era disegnata un neo sul labbro.
Siccome non possedeva abiti lunghi, si era dovuta accontentare di un copertino di raso rosso che la mamma teneva custodito da anni nell’armadio. Se l’era avvolto addosso e se l’era tenuto in vita con la cintura dell’accappatoio. Nello specchio della sua camera, si ammirava le spalle nude, girando su se stessa come una bambina vanitosa. Il suo amore per quel periodo storico era nato dopo aver letto “Le relazioni pericolose”, un libro scovato nella parte alta della libreria, mentre stava cercando qualche cosa di piccante da leggere. E quel romanzo le aveva aperto un universo completamente sconosciuto, fatto di lusso, intrighi, malvagità gratuita, ma soprattutto di sensualità e di sesso vissuto con passionalità e pudore allo stesso tempo.
Si era immaginata tra quei corridoi bui, candela in mano, che correva per il suo appuntamento segreto con un giovane e fascinoso amante. Lui l’avrebbe attesa in una camera enorme, dove un letto a baldacchino li avrebbe accolti per dar sfogo ai loro desideri troppo a lungo repressi. «Io non l’ho ancora fatto, mio signore» gli avrebbe detto portandosi una mano alla bocca e arrossendo. Lui le avrebbe preso la mano e l’avrebbe baciata con delicatezza. Poi l’avrebbe fissata negli occhi facendole capovolgere le viscere, l’avrebbe attratta a sé, l’avrebbe avvinghiata al suo corpo e lei ne avrebbe sentito tutto il calore e la forza. Poi l’avrebbe baciata a lungo facendole mancare il respiro e l’avrebbe condotta sul letto per sollevarle il lungo vestito e accarezzarne le gambe tremanti.
I sogni di Axel finivano lì. Non riusciva ad andare oltre. Quello era già abbastanza perché quella parte di sé, che ogni tanto esplorava quando era da sola in bagno, si animasse e si accaldasse. L’Ottocento, invece, le era parso noiosissimo. Guerre, rivolte, i moti, l’unità d’Italia. Nulla di nuovo. Da che il mondo era mondo, sembrava che l’uomo non conoscesse altro modo per progredire, che dichiarare guerra o usare la violenza per imporre le proprie idee o per raggiungere un unico obiettivo: il potere.
Il cellulare lampeggiava. Era la mamma. “Chiudi bene tutte le porte e le finestre. Arrivo con una mezzoretta di ritardo”.
Axel sbuffò. Seduta alla sua bianca scrivania, si concentrò sul silenzio intorno a lei. Da quanto tempo era cominciato questo suo rapporto particolare con il silenzio? Da quanto tempo era che sentiva, di tanto in tanto, un bisogno viscerale per una totale assenza di rumori o di suoni? Aveva letto di santoni o simili che, seduti nella posizione del loto, entravano in trance abbandonandosi al silenzio e che poi magicamente si sollevavano da terra. A lei non sarebbe mai potuto riuscire, tra lei e la santità occorrevano ancora un po’ di vite; si accontentava allora di restare in silenzio con gli occhi chiusi, rilassando le membra e concentrandosi sul respiro, finché l’odioso cane dei vicini talvolta non cominciava ad abbaiare per chissà quale futile motivo. Spesso aveva pensato di avvelenarlo con dei “bocconcini all’insetticida” e di guardare soddisfatta dalla sua finestra mentre i padroni affranti ne infilavano il corpo senza vita in un sacco. Ma dove aveva letto che “i buoni sono coloro che non hanno il coraggio di fare del male”? E lei era davvero buona se poi pensava di avvelenare un cane indifeso? Un cane indifeso no, mai! Ma quei rompiscatole rabbiosi, sì.
Di nuovo silenzio.
Profondo silenzio fuori e dentro di lei.
Il suo rapporto con il silenzio era cominciato un pomeriggio di otto anni prima quando suo padre se ne era andato, valigia in mano, sbattendo la porta dietro di sé. Dopo l’ennesimo litigio con sua madre, aveva scelto la via più facile: la fuga. Axel aveva scolpito nella mente l’immagine di sua madre seduta per le scale, scalza, con il suo pigiama blu, abbracciata all’inferriata, le lacrime che le scorrevano sul viso pallido e gli occhi spenti, disperati. E il silenzio, quel silenzio che era succeduto allo sbattere della porta, quel silenzio che le aveva ferite entrambe come una pugnalata al petto. Sua madre piangeva muta, da sola. Sua madre era sola e lei era sola, in due in quel salone… eppure sole. In quel preciso momento, Axel aveva scoperto il sapore amaro della solitudine e la compagnia del silenzio. Aveva capito che il dolore va vissuto da soli, che nessuno ti può capire veramente, che per certe pene non ci sono braccia che ti possano accogliere né parole che ti sappiano confortare. Dopo qualche minuto trascorso in un tempo apparentemente immobile, sua madre si era chiusa in camera, lasciando Axel nel salone, inerme, indifesa, piccola, sempre più piccola, con le pareti intorno che diventavano grandi, sempre più grandi e curve, come le volte di una profonda galleria, una galleria senza uscita, pronta a inghiottirla come la gola di un mostro.

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Il commento è anonimo

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1 – Sostiene un lettore…

…mi scuso in anticipo  di tutto (per me un po’ harmony ma anche quelli sono romanzi) salvo questo
il resto non mi intriga, ma sentiamo cosa dicono gli altri
la scrittura è scorrevole e corretta per cui invito all’originalità e alle emozioni vere (“in my opinion”, per chi ha visto the good wife)

Dopo qualche minuto trascorso in un tempo apparentemente immobile, sua madre si era chiusa in camera, lasciando Axel nel salone, inerme, indifesa, piccola, sempre più piccola, con le pareti intorno che diventavano grandi, sempre più grandi e curve, come le volte di una profonda galleria, una galleria senza uscita, pronta a inghiottirla come la gola di un mostro.

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2 – Sostiene un lettore…

…Scritto bene. Sempre difficile valutare un testo che non è autoconclusivo, ma nonostante i temi molto sfruttati: il marito che se ne va, l’adolescente inquieta, si fa leggere.

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3 – Sostiene un lettore…

…Non trovo il nesso tra le fantasie della prima parte e il racconto della situazione famigliare della seconda. La prima parte è anche più scorrevole, la seconda un po’ confusa con tante informazioni, immagini, sensazioni mescolate.

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4 – Sostiene un lettore…

…L’ho letto con piacere. Mi collego hai lettori 1 e 2 che vedo nei commenti. Se il brano è da romanzo adolescenziale di crescita, non direi Harmony, ma capisco il senso del primo commento, un po’ di mielosità tipica di un genere letterario che rientra nella categoria Harmony, può non piacere ai lettori che prediligono altre prose.
In questo caso la scrittura mi sembra in linea con quello che si richiede da quei romanzi. Sono anche d’accordo con il lettore 2 che malgrado temi sfruttati e raccontati in modo convenzionale, si fa leggere.

Comunque sfruttando poche parole del quotidiano di questa adolescente – Settecento, Ottocento, silenzio – si riescono a raccontare molti aspetti del suo carattere, dei suoi interessi, della sua vita, e anche un po’ di cattiveria rispetto ai vicini o al cane. E il tutto in una paginetta.

Se invece non si voleva scrivere una storia di genere, allora il brano è da rivedere totalmente, dicendo le stesse cose magari in poche frasi, come si dovrebbe fare per romanzi più impegnativi. Sarebbe anche un utile esercizio per quegli scrittori che puntano alla narrativa alta: sfrondare le sdolcinature, le immagini troppo desuete, i possibili appesantimenti. Mi sembra infatti che il brano sia potenzialmente adatto a questo tipo di intervento.

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5 – Sostiene un lettore…

…Scritto bene ma infarcito dei cliché tipici dei romanzi di formazione adolescenziale: l’abbandono dei uno o entrambi i genitori, il protagonista che nutre interesse per cose che i coetanei disprezzano, l’eco già presente del fatto che Axel – con l’amore per il silenzio e la ricerca della santità – non sarà come gli altri.

Il che può andare se quella fascia di lettori cerca proprio quello, anche se io preferisco sempre il tentativo di andare al di là di quello che hanno già scritto in centomila. Poi magari mi sbaglio e quelli che sembrano cliché verranno tutti stravolti (e un po’ me lo auguro…).

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6 – Sostiene un lettore…

…Fin qui buono. Non trovo ci siano le tinte di un Harmony (l’adolescente che studia e vive a casa con mamma non rientra nei prerequisiti). Il cambiamento repentino di immagini rispecchia la frenesia di quell’età, tra gli obblighi scolastici e i sogni da realizzare, anzi da scoprire. Rimane solo da capire dove porterà la trama.

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7 – Sostiene un lettore…

…Non mi ha convinto. Ho la sensazione che l’autore/autrice avesse scritto dei pensieri, riflessioni, appunti nel suo notes e poi abbia cercato di armonizzarli in un brano.
Non mi piacciono undici “avrebbe” in poche righe.

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7bis – Sostiene un lettore… (e niente, oggi con le numerazioni sono negato. NdR)

…Leggo quello che sembra l’estratto di qualcosa più ampio e mi chiedo cosa mi voglia raccontare l’autore: l’amore per la storia della protagonista, le sue fantasie, il silenzio, la separazione dal padre. Mi sembra tutto scollegato e fine a sé stesso. A parte questo, non c’è niente di particolarmente coinvolgente che faccia desiderare di proseguire nella lettura.

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8 – Sostiene un lettore…

…Ho come l’impressione che questa sia la scrittura di una persona molto giovane; me lo fa credere il linguaggio, l’utilizzo di molti aggettivi, anche l’immaginario semplice. Mi sembra di intercettare dei chiari segnali di questa mia idea già a partire dal nome, Axel: non so, è poco letterario, fa molto teenager; anche l’affermazione che la storia è una delle materie preferite della protagonista mi sa di vissuto personale trasferito nel racconto. L’analisi dei secoli è più un elenco di epoche in cui c’è una marcata presa di posizione dell’autore/trice che, evidentemente, ha dell”800 un giudizio ben preciso.
Già la parte sul silenzio e la solitudine mi sembra migliore, c’è un’indagine introspettiva, c’è un pregresso che giustifica la condizione della ragazza, tutto ha l’aria di farsi più interessante.
È un racconto o la parte di un romanzo?

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9 – Sostiene un lettore…

…Scritto bene, la storia raccontata con le inquietudini adolescenziali di Axel mi incuriosisce.

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10 – Sostiene l’autore…

…Innanzitutto grazie per i commenti, davvero non me ne aspettavo tanti!

Rispondo seguendo l’ordine dei commenti:

Commento 1
La cosa che mi ha fatto poi un immenso piacere è stato scoprire che lei salva proprio il brano da cui sono partita per inserire l’estratto! Forse non ho saputo tagliare bene.
PS: gli harmony non li ho mai letti, ma non erano storie d’amore al glucosio? Non è il caso del mio romanzo che è tutt’altro.

Commento 2
Grazie.

Commento 3
E’ probabile.

Commento 4
Grazie mille, molto utile.

Commento 5
E’ uno dei commenti che ho apprezzato di più perché avanza delle ipotesi. Be’ di certo ci sono i cliché del romanzo di formazione, ma in realtà il mio è un romanzo di distruzione. La mia storia parte come un mare piatto per poi trasformarsi in uno tzunami. Grazie molte.

Commento 6
Grazie.

Commento 7
Grazie mille.

Commento 8

Una degli aspetti della scrittura che mi fa andare un po’ in crisi è il punto di vista. In questo estratto lei ha giustamente notato una scrittura semplice quando si descrive ciò che ad Axel piace della scuola. Nella descrizione del silenzio, invece, ho effettuato un cambio di registro. Questo forse è un mio punto debole, o potrebbe essere una mia caratteristica di stile. Cercherò di capirlo e poi di lavorarci sopra. Comunque questo è un estratto di un romanzo di 300 pagine circa. Questa è una delle parti iniziali. La fantasia che ho descritto sul ‘700 era una mia fantasia di quando a 17 anni lessi Le relazioni pericolose e vidi il film con Glenn Close e John Malckovic. In una scena molto erotica, Malckovich seduce una ragazzina, credo 14enne (età in cui nel ‘700 si era già pronte per il matirmonio) per un gioco perverso. E quella scena mi turbò molto piacevolmente. In parte l’ho romanzata a modo mio per sottolineare il romanticismo fuori tempo di Axel, visto che vive negli ipermaterialistici anni 2000.
Grazie molte per il commento.

Commento 9
Grazie molte.

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