Racconti diVersi: la votazione


Marina

Una lacrima scioglie l’inchiostro della parola “mai”, poi una mano lentamente molla la presa e lascia cadere nel vuoto una lettera senza destinatario.
Il foglio dondola nell’aria, sospinto da un soffio leggero che lo accarezza sotto le stelle, volteggia prima di incastrarsi fra i rami di un albero. È su quel pezzo di carta che la luna appoggia il suo riflesso di luce: una macchia bianca in mezzo all’oscurità della notte.
Labbra rosso fuoco, crepitio del neon di un bar, smog, ghiaccio nei bicchieri, sente ancora il calore della vicinanza a uno sconosciuto, il sorriso è una colpa: le parole che raccontano un incontro fugace, adesso, sono consegnate alle bizze del vento, affinché il vento porti via sogni e desideri che non si realizzeranno mai.
L’aveva guardata negli occhi, spogliata senza toglierle i vestiti; aveva scelto lei, fra tante, la ragazza triste con la borsetta stretta al petto.
“Come ti chiami?”
“Rosa”
Dietro il finto “sì”, aveva letto la sua scelta di vita sbagliata.
Un sussulto del vento libera la pagina scritta dalla sua prigione di foglie. La lettera plana di nuovo leggera, ondeggia nell’aria arrendendosi, infine, al contatto con il suolo. Lì rimane ferma. Come le luci della città, le stelle, la sua certezza.

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