Racconti diVersi: l’avvelenata – la votazione


Isabella

Li rimpiango i tempi in cui mi chiudevo in camera.
Anche se bussavano per la cena, non uscivo fin quando non avevo finito di scrivere la fine di un capitolo.
– Stai sempre chiusa in camera, sei così pallida! Devi andare fuori!
– Devo scrivere.
– Mica si mangia con l’inchiostro. Chi ti credi di essere, Liala?
– Casomai la Ginzburg. Ma tu che ne sai che al massimo ti leggi l’oroscopo di Sorrisi e Canzoni tivvù! – i rimproveri delle madri si sa, sono come l’olio di ricino, ti tocca mandarlo giù, fa schifo, ma alla fine fa bene, ti tempra.
E il tempo che le ha dato torto sfuma i toni.
Davanti alla sua tomba non la saluto alzando il dito medio. Ho rispetto perché so che mi ha voluto un gran bene e che mi rompeva proprio perché a me ci teneva, mi voleva perfettina e invece mi vedeva difettata.
La casa è piena dei miei libri, quelli che ho scritto quando ho imparato a mettere le mie frustrazioni sulla carta, che non è stato facile parlare di me, che mi vedevo grassotta e bruttina, con quel naso da fiorentino. Lo stesso di cui mia madre aveva un quadro, una copia in anticamera, perché per lei la cultura va appesa al chiodo e così sia.
Mamma, so che mi volevi in fabbrica, invece di studiare, perché è meglio un uovo sicuro oggi che forse una gallina domani, una che magari ti diventa schizzinosa e vuole sono chicchi scelti di marca costosissima.
Che bello quando il mio compagno di banco delle elementari ha venduto i miei primi quaderni scritti fitti: il mio primo romanzo. Ne avevo scritte a mano dieci copie, e ogni volta cambiavo delle frasi, delle scene, poche volte il senso.
Oggi all’asta le hanno battute che valevano un tessoro.
La vedo la mia mamma, che si rivolta nella tomba a brontolare:
– Ma la potevi tenere una copia di quella storia, no?
Ma chissenefrega poi, quello che conta e che mi divertivo, e ancora adesso.
E quindi finisco la minestra, alzo gli occhi al cielo, saluto quel carabiniere di mia madre e sbattendo la porta torno a scrivere di lei, di noi e di tutto il resto.

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8 pensieri riguardo “Racconti diVersi: l’avvelenata – la votazione

  1. Più che altro il problema è la musica. Non conosco le canzoni, quindi non riesco né a partecipare né a votare. E purtroppo altro che ferie: giugno e luglio sono mesi in cui lavoro doppio! :/

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      1. A me piacerebbe leggere la rielaborazione di qualcosa che conosco (le prime due non pervenute ehm ehm); però in questo caso vado a votare perché una versione mi ha colpita più delle altre.

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        1. La mia idea, in generale, era di proporre canzoni ormai sconosciute. Le prime due sono risultate più sconosciute di quanto supponessi; le prossime dovrebbero esserlo ancora di più.
          Però ribadisco: come si faceva tanti anni fa in radio, potete mandare un messaggio e richiedere una dedica 😉

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