Miniplot #15


wiaw-feel-typing

 

Già da un po’ di tempo stiamo rimandando l’appuntamento con un nuovo Miniplot: si tratta di scrivere non più di qualche riga, che cominci con l’incipit che vi segnalerò. Una menzione d’onore a chi saprà scovare da quale libro io abbia tratto la frase che diventa il nostro punto di partenza.

L’incipit di oggi è: “Fu laborioso scavare una fossa. La terra era”…

Il mio miniplot è: Fu laborioso scavare una fossa. La terra era fangosa e per ogni badile che estraevo sembrava ce ne fossero due pronti a prenderne il posto. Pensai che, in tutta la mia vita, la prima volta che prendevo in mano un attrezzo del genere sarebbe stata anche l’ultima. Che non mi era servito a niente studiare, lavorare al negozio, andare in Sinagoga. I muscoli tremarono per lo sforzo e il dolore a braccia e gambe era sopportabile solo perché il vento freddo che veniva dalla Siberia rendeva di ghiaccio il sudore che mi copriva. Quando la buca fu fonda quasi un metro il soldato più vicino abbaiò qualcosa in tedesco che non capii. Il simbolo della doppia S che ornava l’uniforme riluceva appena sotto il pallido sole invernale. A gesti mi fece girare dall’altra parte. E poi sentii la canna della pistola contro la nuca.

Annunci

23 thoughts on “Miniplot #15

  1. Fu laborioso scavare una fossa. La terra era secca da settimane. Sotto il sole cocente ero zuppo di sudore. Asciugavo la fronte con il braccio; la maglietta era da strizzare. Dovevo scavare più velocemente, le mosche cominciavano a ronzare sopra il tuo corpo. Mi tremavano anche le mani e questo non mi aiutava. Se fossi stata zitta, non sarebbe successo nulla. La odiavo quando faceva la gelosa. Gelosa di chi? Di Giulia? Era pure sposata, non sarebbe stata un intralcio tra noi due. La sua morbosità nel volermi solo suo. Non le bastava condividere parte della giornata con lei? Pure un letto e un bagno in comune. La cucina gliela lasciavo volentieri, non ero capace neppure a girare il sugo. A tavola noi due; almeno una volta a settimana vuoi lasciarmi libero? C’è chi va a vedere la partita allo stadio, io andavo da Giulia. Almeno per una volta non dovevi cucinarmi i soliti spaghetti.

    Liked by 4 people

  2. Fu laborioso scavare una fossa. La terra era dura e pesante. Ma per te avrei scavato anche il cemento, con le unghie. Patetico, mi avresti detto se mi fossi azzardato ad esprimermi così in tua presenza. Come minimo. E avresti pensato anche di peggio. Tu. Tu che sei tutto il mio mondo, il mio respiro, la mia vita. Smidollato. Ma continuai a scavare rinfrancato dal pensiero che, orgogliosa di me, mi avresti gettato le braccia al collo e baciato con trasporto. Sì, avrei potuto incaricare un operaio specializzato ma volevo farlo io, per te. Ormai era quasi tutto pronto, avevo installato la vasca di fondo, gli impianti di ossigenazione e ricircolo funzionavano bene. I pesci rossi si erano ambientati nel giro di una settimana.

    Guarda amore, per te! Il tuo laghetto con i pesci rossi!

    Pesci rossi? I miei piranha gradiranno.

    Liked by 2 people

  3. Fu laborioso scavare una fossa. La terra era dura e la mia proposta di spostarci più vicino alla riva non era stata presa in considerazione. La fossa, poi, non era forse una buca? No, fossa, mio zio la chiamava fossa e si era inventato un gioco macabro per cui al posto di buche e castelli al mare si scavavano fosse e costruivano lapidi. Mia zia non si curava di noi, troppo presa dall’unico obiettivo della vacanza: l’abbronzatura.
    Toccava trascorrere due settimane in quelle condizioni per beneficiare dello iodio mentre mamma e papà lavoravano. Ogni anno la stessa storia: gli zii premurosi senza figli si trasformavano in baby sitter alternativi mentre io e mia sorella contavamo i giorni che ci separavano dal ritorno a casa, con crescente nostalgia.

    Liked by 4 people

  4. Fu laborioso scavare una fossa. La terra era coperta di ortiche e gramigna, ma la necessità era più forte di ogni disagio e con determinazione strappò il primo ciuffo di sterpaglia, guadagnando una piccola porzione di terreno. Di tutti i punti della campagna aveva scelto quello più difficile da penetrare: si era fermato dove il sottosuolo era reso duro da uno strato di argilla; ciononostante non aveva desistito dal suo intento e non si era fermato un attimo. Scavò a lungo, scavò in modo frenetico, incessante, respirando a bocca aperta, la lingua penzoloni.
    Quando finalmente la buca fu pronta, guardò soddisfatto il risultato. Era piccola, ma profonda quanto bastava per seppellire il suo osso

    Liked by 3 people

  5. Fu laborioso scavare una fossa. La terra era piuttosto sassosa già a solo mezzo metro di profondità e ogni volta che la vanga cozzava rumorosamente contro la pietra lui si fermava di colpo ad ascoltare se nell’oscurità della notte qualcuno si fosse destato allarmato.
    Ci impiegò quasi due ore con la sola illuminazione della luna quando le nuvole le lasciavano respiro, ma il vecchio Willoughby ci teneva a far le cose per bene e i vicini dormivano sonni tranquilli da quando erano spariti uno ad uno i cani della signora Rosenthal, senza lasciare tracce. Tutti avevano guardato con sospetto al ristorante di cucina cinese appena aperto nella vicina Perkinval, ma nessuno aveva osato dire niente, che la scomparsa di quei piccoli bastardi era stata una liberazione per tutto il quartiere.
    E poi era arrivato questo americano, il solito sbruffone yankee venuto ad arraffare le loro proprietà per impiantarci un centro commerciale, di cui francamente nessuno aveva bisogno. L’emporio della signora Smith era più che sufficiente per la cittadina. Gli americani avrebbero portato solo traffico e confusione, peggio degli irlandesi alla guida ubriachi di domenica. I soldi però facevano comodo di questi tempi e la terra non la lavorava più nessuno. Uno di loro avrebbe ceduto prima o poi. Ecco perchè era meglio far piazza pulita, eliminare le tentazioni per proteggere la comunità. Questione di principio.
    Willoughby aveva appena dissodato l’orto pronto per la nuova semina. Nessuno si sarebbe accorto di niente, come al solito. Doveva solo segnarsi il punto esatto sulla mappa della proprietà. In fondo, possedere così tanti acri aveva i suoi vantaggi.
    Anche quest’anno avrebbe vinto il primo premio per la spaghetti squash più rigogliosa alla fiera delle zucche di Riverford.
    E tutti si sarebbero di nuovo chiesti qual era il suo segreto.

    PS. Ieri ho rivisto La famiglia omicidi, bellissimo film comico con Rowan Atkinson (Mr. Bean) e Maggie Smith (professoressa McGranitt di Harry Potter). Lì niente fosse, ma un laghetto pieno zeppo di cadaveri, assolutamente da vedere! 😀

    Liked by 2 people

  6. Fu laborioso scavare una fossa. La terra era perfetta: tenera, grassa, ma, per chi non è abituato, è comunque complesso scavare una fossa. Quanto larga? Quanto profonda?
    Giuseppe era tornato a casa dal lavoro alle sei come al solito, e come al solito aveva trovato il dramma della sua vita che lo attendeva: Marta con le sue quotidiane angherie.
    Eppure, un tempo erano stati felici con i loro sogni, le speranze e le prospettive per l’avvenire: si amavano. Ma tutto era andato storto: sul lavoro niente avanzamenti per Giuseppe, niente figli, pochi soldi. E Marta aveva pensato bene di trovare un colpevole per tutto questo: gli rinfacciava la sua scarsa ambizione, il non avere cura di lei, di non essere un vero uomo. Giuseppe sopportava, scoraggiato e sconfitto.
    Era scappato di casa per far sbollire la rabbia aspettando la notte.
    Rincasando era passato per il giardino sul retro cercando di non fare rumore, ma una figura nella penombra lo attendeva come un genitore attende alzato il figlio colpevole che torna a casa tardi. Tutto il suo corpo esprimeva disapprovazione e odio. Lo sguardo poi: non aveva mai sopportato quello sguardo. Vi leggeva dentro compatimento, ma soprattutto disprezzo.
    Qualcosa ribollì dentro di lui. Giuseppe non si accorse nemmeno di quello che stava facendo. Vide che il collo di Marta era piegato in maniera innaturale. La osservò, non sapendo che fare. Poi portò Marta nello stanzino degli attrezzi, la depose e si sedette per terra, fissando quel corpo inerte che era stata sua moglie.
    Un campanile batté le tre, Giuseppe si scosse.
    La terra era perfetta, tenera, grassa, ma fu laborioso scavare una fossa.

    Liked by 2 people

  7. Fu laborioso scavare una fossa. La terra era pesante, o almeno così parve alle mie braccia poco avvezze a quel genere di lavoro. Ricordo che il sole mi colpiva a tratti la fronte e a volte un raggio mi arrivava diretto negli occhi, accecandomi. Per la maggior parte del tempo, tuttavia ero in ombra e non saprei dire se erano foglie, una tenda o solo le nubi a proteggermi. Ricordo la terra densa, il suo sentore di torba, persino la sensazione di averla tra le dita, umida e grassa.
    Di tutto quel laborioso processo per nascondere i gioielli rubati l’unica cosa che io ricordi davvero è la terra.
    E io che pensavo che le amnesie a seguito dei traumi cranici fossero un’invenzione dei film!

    Liked by 2 people

Lasciare un commento è sempre una buona idea!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...