Racconti diVersi – Gente per bene, gente per male


photo credit: Michel Curi Alvarez Guitars Model No. 5013 via photopin (license)

Viola Emi ci ha costretto deliziato con Cicale, della Heather nazionale. Ne sono usciti componimenti assai diversi, tra i quali quello che ha raccolto qualche voto in più degli altri è stato il mio. [Ironia: on] Avrei potuto esserne fiero, se non fosse che il tenore delle votazioni è: “lo voto perché è fastidioso come le cicale vere”. Facciamo che lo prendo come un complimento, eh! [Ironia: off]

Espletate le formalità della premiazione, passiamo alla sfida della settimana:  prenderemo un testo poco noto di un cantante notissimo. Se in molti non avevano neppure mai sentito nominare L’avvelenata, non oso immaginare la vostra reazione a “Gente per bene, gente per male” di Battisti. Le parole, manco a dirlo, sono co-firmate da Mogol.

— Ah fatemi entrare
voglio giocare voglio ballare insieme a voi

— No sei troppo ignorante
odori di gente
che non conta niente e paura ci fai

— Eppur io sono buono

— Ma sarà

— Vi porto un po’ di vino

— Non ci piace

— E son di compagnia

— Va all’inferno e così sia

— Perché non mi volete forse con un altro mi scambiate
non feci mai del male
mio padre è guardia comunale
mia madre lavora all’ospedale

— Per questo tu non sei a noi uguale

— Ah fatemi entrare so che scherzate poi canterete insieme a me

— No oltre ignorante sei anche invadente
con noi non la spunti e non chieder perché

— Eppure non son nato

— Fatti tuoi

— Indesiderato

— Hai capito

— Sbagliate forse voi

— Tanto qui non entrerai

— Perché dicono che il cane mio non è intelligente
non han capito niente
festeggia sempre l’altra gente
e farsi amar per lui è importante
fa quel che sente lui fa quel che sente

— È solo perché come te è ignorante

— Ah! Fa freddo un poco ma c’è un bel fuoco un po’ più in là
Tu vendi amore ma questa sera purtroppo
io non ho soldi e per questo non lo posso comprare
Ah! Ma dici davvero ma dici davvero non posso accettare
Comunque grazie ancora grazie
E vista l’ora gentile signora ti posso accompagnare?

Dato che si tratta di un dialogo, questa volta vi lascio il link per ascoltare direttamente il pezzo:

Buona scrittura e ci vediamo domenica per la consueta votazione!

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24 pensieri riguardo “Racconti diVersi – Gente per bene, gente per male

      1. Forse provo a buttare giù una versione, se resisto a non leggere quelle che verranno proposte nel frattempo. Intanto, sappi (e gioiscine), che il mio voto non è stato per te ma per Marina. 😂 (Gestisci ironia on e off nei punti che preferisci).

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  1. Ciao. Complimenti per la vittoria. (anch’io non le capisco certe battute, ma può darsi che io abbia un umorismo diverso).
    A me era piaciuta molto la tua versione e l’ho esternato e ne era nata pure una nota su Benni. Ecco! A me piacciono le battute e le chiacchiere di quel tipo, per il resto metto un grande “Boh”! Io ho riso pure quando scrivevo il mio pezzo, per dire… Quelle sono le risate che dovremmo fare. Divertirci in compagnia. Io ringrazio quella persona che mi ha votato perché mi ha fatto un commento bello e costruttivo che vale mille voti. Grazie.

    Tirata d’orecchie per me, invece, poiché non conosco la canzone. E dire che ho una stima per Mogo pero’ non si può conoscere tutto.

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  2. Be’, Michele, un paio di settimane fa il mio brano è stato votato perché Un po’ meno noioso degli altri. Forse è la stessa mano.
    Tiziana, ho votato io il tuo brano. Era il più centrato, pensavo avrebbe avuto molti più voti. 🙂

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  3. Grazie, Ivano. Col tuo racconto ho riso molto. Idem col mio e, per me, è una vittoria aver trasmesso buonumore non solo a te. Eh, ma io mica mi arrendo, prima o poi una coppa (anche del nonno, che mi piace molto) la porterò a casa.😁😀
    Messo le cuffie? Full immersion e poi a scrivere. Ci stai, Ivano?
    Gli altri scommetto che già sono lì a farlo.
    A dopo.

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  4. Haynes, 78-81, Sì! Meno 7, 6, 5, 4, 3, 2, 1: campioni d’Italia! Campioni d’Italia, dopo 74 anni Reyer campione.
    Nel grido d’esultanza avevano capottato il divano, si erano abbracciati e avevano brindato facendo tintinnare le bottiglie di birra.
    Poi, stravaccati sul risistemato divano, dopo il calo adrenalinico:
    “Hei, Marco, pensavo…”
    “Cosa pensavi?”
    “Ti ricordi i mitici anni ’70? Eh, se ne è passato del tempo. Ti ricordi di quando giocavamo a basket a scuola? Ti ricordi?”
    “E in particolare di cosa dovrei ricordarmi?”
    “Di noi. Degli altri.”
    “Cioè?”
    “Di come molti nostri compagni ci trattavano?”
    “Come ci trattavano?”
    “Ma dai! Noi, per loro, eravamo diversi.”
    “Diversi?”
    “Sì, dai, poveri, proletari, eravamo quelli con il panino nel sacchetto di carta. Quelli che non avevano diritto di essere là: con i nostri vestiti scadenti, squattrinati, senza motorino, i paria insomma. E le ragazze che non ci filavano manco di striscio. E le feste alle quali noi non avevamo diritto. I puzzoni, ci chiamavano.”
    “Veramente puzzone chiamavano te.”
    “Dai, che hai capito benissimo.”
    “Embè?”
    “Embè guarda com’è la vita. Ora siamo arrivati. Duro studio, gavetta, ma alla fine abbiamo raggiunto degli ottimi risultati: una buona posizione, soldi e, perché no, potere. Vorrei vederli ora i nostri illustri compagni.”
    “Non illuderti, Dino, ai loro occhi saresti sempre lo stesso puzzone. Un parvenu al massimo.”
    “Beh, che importa? Io sono fiero delle mie origini. Posso dire di essere uno che si è fatto da sé. Non ho niente di cui vergognarmi e se li ritrovassi sarei orgoglioso di mostrarmi come sono.”
    “Cioè?”
    “Cioè quello di una volta, solo benestante ma con i principi di allora.”
    “Sai cosa mi ricordo? Di quella volta alla festa che le ragazze non ti hanno nemmeno lasciato entrare e alla fine hai rimorchiato la puttana, ed eri pure senza soldi.”
    “Quelle quattro stronze! E poi non l’ho rimorchiata la puttana: lei me l’avrebbe data gratis ma io non ho voluto, non era giusto, volevo solo accompagnarla a casa.”
    “Ma va’ là che se non arrivavo io il pappone ti rompeva il culo!”
    “Ma no, stronzo, davvero volevo solo…”
    “E come no! È quarant’anni che racconti sempre la stessa boiata della puttana caritatevole.”
    “Comunque noi non saremo mai come loro.”
    “Come la puttana e il pappa?”
    “No, cretino, come quegli snob che non ci cagavano solo per le nostre origini più umili. E poi, per fortuna, il mondo è cambiato. Ormai queste differenze di classe non interessano più a nessuno.”
    “Ok, bello. Me ne vado a casa perché quando cominci con queste stronzate va a finire che poi tiriamo l’alba.”
    “Va bene, ci vediamo domani per la partita, allora.”
    “A proposito, volevo dirti: Gianni non può venire, che dici, chiamo Alì?”
    “Alì chi?”
    “L’afghano, quello che ho assunto da poco per risparmiare sui contributi.”
    “No, quello no. Puzza!”

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  5. Complimenti Michele per la vittoria, il tuo brano era molto divertente anche se io ho votato per Viola. Questo testo non lo conosco, ma poco importa; scrivere è lavorare anche di fantasia.

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  6. “ Mister, mi fa entrare ?”
    “ No, Riccardo, oggi no.”
    “ E quando allora?”
    “ Riccardo, non insistere.”
    “ Fa giocare tutti tranne me…”
    “ Ti comporti come un bambino.”
    “ Perché non mi volete dare una possibilità?”
    “ Perché non sei uguale agli altri.”
    “ Ma se le do anche del lei, come tutti.”
    “ Non mi cambia nulla, ho detto no.”
    “Ah fatemi entrare so che temete che tutti vi giudicano.”
    “ Temo di perdere la finale con te. “
    “ Se ti do del tu, mi farai entrare? “
    “ No.”
    “ Me ne vado con a giocare con la Virtus.”
    “ Non ci provare. “
    “ Perché ti fa male?”
    “No.”
    “ E allora…”
    “ Poi parlerebbero male.”
    “ E allora cosa dovrei fare?”
    “ Sederti figliolo.”
    “ Papà, mi fai entrare ?”
    “ Solo se qualcuno si farà male.”
    “ Male, male, male…solo quello sai dire.”
    “ Non te la prendere a male…ops, scusa, ma mi è sfuggito. “
    “ Vai all’inferno!”
    “ Ecco, passami l’accendino che accendo una sigaretta.”

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  7. È permesso entrare?
    No, che non lo è: guarda come sei vestito!
    Sono inadeguato?
    Sei troppo ordinario.
    Sono venuto per vedere come vi divertite.
    Il nostro divertimento non fa per te.
    Dai, fatemi entrare! Solo un’occhiatina, poi vado via.
    No, sei noioso.
    Perché sono nato buono?
    Perché sei vecchio.
    Vi porto un po’ di saggezza.
    Nessuno la chiede.
    Che avete contro le brave persone? Ho sempre fatto il mio dovere e non ho mai detto male di nessuno.
    Appunto, sei troppo diverso da noi.
    Quante storie! Ho capito, sono indesiderato: me ne vado. Rimanete pure nel vostro inferno…Neanche un giro innocente!

    Dove va tutta sola soletta, signorina, ha, forse, smarrito la retta via?
    Mi hanno dato un indirizzo e non so che strada fare. Fa’ caldo, da queste parti.
    È nel posto giusto. La festa è di là.
    Non mi accompagna?
    No, torno da dove sono venuto: lassù è una tale noia, ma almeno c’è più fresco!

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  8. Era una notte incantevole, una di quelle notti come ci possono forse capitare solo quando siamo giovani, caro lettore. Il cielo era un cielo così stellato, così luminoso che, guardandolo, non si poteva fare a meno di chiedersi: è mai possibile che esistano sotto un simile cielo persone irritate e capricciose? Camminavo e cantavo, perché quando sono felice immancabilmente canticchio qualcosa tra me e me, come qualsiasi altra persona felice che non abbia amici, né buoni conoscenti, né qualcuno con cui dividere la propria gioia nei momenti di gioia. Poi mi avvicinai a loro, avevo una bottiglia di vino, con me.
    «Allora, che tipo di persona siete? Su, cominciate dunque, raccontateci la vostra storia» dissero nel buio.
    «La mia storia!» gridai io spaventato, «la mia storia! Ma chi vi ha detto che ho una storia? Mio padre è guardia comunale, mia madre lavora all’ospedale…»
    «E come avete vissuto se non avete una storia?» mi interruppero ridendo.
    «Vissi con il mio cane. Essere amato, per lui, è importante.»
    «Allora sei solo un altro cane. Via di qua: tu non non sei a noi uguale.»

    C’era un lampione, non lontano. Una ragazza, subito sotto, mi chiese se fossi solo.
    «Assolutamente! Così, ho vissuto, come si dice da noi, per conto mio, cioè assolutamente da solo, – da solo, del tutto da solo, – capite cosa significa da solo?»
    «Vorreste restare solo con me?»
    «Oh, Nasten’ka! Sarà bello restar soli, completamente soli, e non avere neppur nulla da rimpiangere, nulla, proprio nulla…»
    «Potremmo restare soli per dieci copechi»
    «Che non ho!»
    «Oppure anche per nulla. I copechi sono nulla, uno stupido, tondo zero, nient’altro che sogno!»
    Lei rideva e io ridevo con lei. Quanto rendono meravigliosa una persona la gioia e la felicità! Come ferve un cuore innamorato! Sembra che tu voglia riversare tutto il tuo cuore in un altro cuore, vuoi che tutto sia allegro, che tutto rida. E quanto è contagiosa questa gioia!

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  9. Hai perso la testa. Ti sei fissato. Lasciala perdere, è solo una puttana!
    Fa la puttana. ribattè Lucio senza nemmeno alzare gli occhi immersi nella tazzina di caffè che stringeva tra le mani.
    Seduto al tavolino del bar con Marco, per quello che da qualche anno era il loro rito del lunedì mattina – caffè, Gazzetta dello Sport… e commenti da spogliatoio – , Lucio si sentiva inquieto. La recente scomparsa dei genitori aveva rimesso in discussione l’equilibrio di serenità che, con molte difficoltà, era riuscito a raggiungere. Mamma e papà, gente semplice, gran lavoratori. Non gli avevano mai fatto mancare il necessario e, soprattutto, l’avevano desiderato e amato profondamente. Grazie a loro era riuscito a superare il difficile periodo dell’adolescenza senza troppi danni nonostante i presupposti non fossero dei migliori. Emarginato dai coetanei per la sua estrazione sociale, era l’unico della classe a non essere mai invitato alle feste. Non era bastato passare i compiti a quei fighetti del miglior Liceo del paese. Essere sempre gentile e disponibile, non per piaggeria ma perché nella sua natura oltre che per educazione ricevuta, sortiva l’effetto contrario. Fesso lo appellavano. I ricordi corsero a venti anni prima quando, appena sedicenne, ebbe il suo primo approccio con una prostituta. Nulla di sessuale. Non era pronto. Non aveva soldi. Avevano passeggiato e parlato nel tragitto verso casa. Non ricordava più cosa si fossero detti ma aveva ancora ben chiara la sensazione provata. Lei lo aveva accettato, accolto, compreso. Non le importava del lavoro dei suoi genitori o di come era vestito.
    Oh! Ci sei? Mi stai ascoltando? il tono di Marco lo riportò bruscamente al presente.
    Fa la puttana, non è una puttana.
    Marco ancora non aveva capito. Ma non ebbe il tempo di obiettare. Fissando la schiena di Lucio che si allontanava, senza aggiungere altro, dopo aver lasciato i soldi per il conto sul tavolo, non si rese conto nemmeno che quello sarebbe stato il loro ultimo lunedì.

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  10. Sui testi finora proposti, stavolta, non ho una netta preferenza. Ci ragionerò su. Cimentarsi con Battisti (Mogol) è rischioso (coraggioso? incosciente?) ma di sicuro stimolante. Però non so, mi resta l’impressione che il testo originale sia speciale e tutto quello che ne viene dopo – pur rispettando l’argomento, pur con qualche bel spunto – sia “banale” (perdonatemi il termine, riferito non ai testi in sè ma rispetto all’originale). Ordinario, forse è più giusto dire ordinario.

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      1. Secondo me dovresti lasciarlo in gara. In fondo trattasi di un esercizio che ognuno svolge in base alle proprie conoscenze e alla propria sensibilità. Fra l’altro il riferimento è chiaro anche nell’utilizzo del nome. La tua cultura letteraria non deve essere un impedimento ma un arricchimento per tutti. Hai avuto la sensibilità di adattare quel testo a questo.

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