Racconti diVersi: Gente per bene gente per male – la votazione


Ivano

Haynes, 78-81, Sì! Meno 7, 6, 5, 4, 3, 2, 1: campioni d’Italia! Campioni d’Italia, dopo 74 anni Reyer campione.
Nel grido d’esultanza avevano capottato il divano, si erano abbracciati e avevano brindato facendo tintinnare le bottiglie di birra.
Poi, stravaccati sul risistemato divano, dopo il calo adrenalinico:
“Hei, Marco, pensavo…”
“Cosa pensavi?”
“Ti ricordi i mitici anni ’70? Eh, se ne è passato del tempo. Ti ricordi di quando giocavamo a basket a scuola? Ti ricordi?”
“E in particolare di cosa dovrei ricordarmi?”
“Di noi. Degli altri.”
“Cioè?”
“Di come molti nostri compagni ci trattavano?”
“Come ci trattavano?”
“Ma dai! Noi, per loro, eravamo diversi.”
“Diversi?”
“Sì, dai, poveri, proletari, eravamo quelli con il panino nel sacchetto di carta. Quelli che non avevano diritto di essere là: con i nostri vestiti scadenti, squattrinati, senza motorino, i paria insomma. E le ragazze che non ci filavano manco di striscio. E le feste alle quali noi non avevamo diritto. I puzzoni, ci chiamavano.”
“Veramente puzzone chiamavano te.”
“Dai, che hai capito benissimo.”
“Embè?”
“Embè guarda com’è la vita. Ora siamo arrivati. Duro studio, gavetta, ma alla fine abbiamo raggiunto degli ottimi risultati: una buona posizione, soldi e, perché no, potere. Vorrei vederli ora i nostri illustri compagni.”
“Non illuderti, Dino, ai loro occhi saresti sempre lo stesso puzzone. Un parvenu al massimo.”
“Beh, che importa? Io sono fiero delle mie origini. Posso dire di essere uno che si è fatto da sé. Non ho niente di cui vergognarmi e se li ritrovassi sarei orgoglioso di mostrarmi come sono.”
“Cioè?”
“Cioè quello di una volta, solo benestante ma con i principi di allora.”
“Sai cosa mi ricordo? Di quella volta alla festa che le ragazze non ti hanno nemmeno lasciato entrare e alla fine hai rimorchiato la puttana, ed eri pure senza soldi.”
“Quelle quattro stronze! E poi non l’ho rimorchiata la puttana: lei me l’avrebbe data gratis ma io non ho voluto, non era giusto, volevo solo accompagnarla a casa.”
“Ma va’ là che se non arrivavo io il pappone ti rompeva il culo!”
“Ma no, stronzo, davvero volevo solo…”
“E come no! È quarant’anni che racconti sempre la stessa boiata della puttana caritatevole.”
“Comunque noi non saremo mai come loro.”
“Come la puttana e il pappa?”
“No, cretino, come quegli snob che non ci cagavano solo per le nostre origini più umili. E poi, per fortuna, il mondo è cambiato. Ormai queste differenze di classe non interessano più a nessuno.”
“Ok, bello. Me ne vado a casa perché quando cominci con queste stronzate va a finire che poi tiriamo l’alba.”
“Va bene, ci vediamo domani per la partita, allora.”
“A proposito, volevo dirti: Gianni non può venire, che dici, chiamo Alì?”
“Alì chi?”
“L’afghano, quello che ho assunto da poco per risparmiare sui contributi.”
“No, quello no. Puzza!”

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