Racconti diVersi – Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers


photo credit: Michel Curi Alvarez Guitars Model No. 5013 via photopin (license)

La settimana scorsa ci siamo fatti ispirare da una delle coppie più inossidabili del panorama musicale italiano: Mogol-Battisti. Le preferenze nel fine settimana si sono divise a metà tra Ivano e Dostoevskij, di cui ho fatto un centrifugato da “Le notti bianche”. Onore quindi a Ivano, considerato che le parole del vecchio Fëdor sono fuori portata per tutti noi.

La cronaca impone un cambio di programma, purtroppo. Così oggi vi lascio con questa magnifica canzone, in ricordo di due grandissimi, senza aggiungere altro.

Re Carlo tornava dalla guerra
lo accoglie la sua terra
cingendolo d’allor
al sol della calda primavera
lampeggia l’armatura
del sire vincitor

il sangue del principe del Moro
arrossano il ciniero
d’identico color

ma più che del corpo le ferite
da Carlo son sentite
le bramosie d’amor

“se ansia di gloria e sete d’onore
spegne la guerra al vincitore
non ti concede un momento per fare all’amore

chi poi impone alla sposa soave di castità
la cintura in me grave
in battaglia può correre il rischio di perder la chiave”

così si lamenta il Re cristiano
s’inchina intorno il grano
gli son corona i fior

lo specchi di chiara fontanella
riflette fiero in sella
dei Mori il vincitor

Quand’ecco nell’acqua si compone
mirabile visione
il simbolo d’amor

nel folto di lunghe trecce bionde
il seno si confonde
ignudo in pieno sol

“Mai non fu vista cosa più bella
mai io non colsi siffatta pulzella”
disse Re Carlo scendendo veloce di sella

“De’ cavaliere non v’accostate
già d’altri è gaudio quel che cercate
ad altra più facile fonte la sete calmate”

Sorpreso da un dire sì deciso
sentendosi deriso
Re Carlo s’arrestò

ma più dell’onor potè il digiuno
fremente l’elmo bruno
il sire si levò

codesta era l’arma sua segreta
da Carlo spesso usata
in gran difficoltà

alla donna apparve un gran nasone
e un volto da caprone
ma era sua maestà

“Se voi non foste il mio sovrano”
Carlo si sfila il pesante spadone
“non celerei il disio di fuggirvi lontano,

ma poiché siete il mio signore”
Carlo si toglie l’intero gabbione
“debbo concedermi spoglia ad ogni pudore”

Cavaliere egli era assai valente
ed anche in quel frangente
d’onor si ricoprì

e giunto alla fin della tenzone
incerto sull’arcione
tentò di risalir

veloce lo arpiona la pulzella
repente la parcella
presenta al suo signor

“Beh proprio perché voi siete il sire
fan cinquemila lire
è un prezzo di favor”

“E’ mai possibile o porco di un cane
che le avventure in codesto reame
debban risolversi tutte con grandi puttane,

anche sul prezzo c’è poi da ridire
ben mi ricordo che pria di partire
v’eran tariffe inferiori alle tremila lire”

Ciò detto agì da gran cialtrone
con balzo da leone
in sella si lanciò

frustando il cavallo come un ciuco
fra i glicini e il sambuco
il Re si dileguò

Re Carlo tornava dalla guerra
lo accoglie la sua terra
cingendolo d’allor

al sol della calda primavera
lampeggia l’armatura
del sire vincitor

Buona scrittura e ci vediamo domenica per la consueta votazione!

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16 thoughts on “Racconti diVersi – Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers

  1. Complimenti a Ivano, allora.
    Che dire di questa delizia di Fabrizio De Andrè? Adoro.
    Ti consiglio altre di De Andrè (padre). Per me sono vere poesie.
    Visto chi ha scritto il testo di Carlo Martello e l’insuccesso perpetuo dei miei testi: io speriamo che me la cavo. 😛

    Liked by 1 persona

  2. Io avevo votato per te, Michele. Fedor sarà contento che regge quasi il confronto con Battisti/Mogol! 😈

    A questo giro mi limito a leggere e votare. Con ‘sta roba qua non ce la posso fare.

    Liked by 1 persona

  3. Comincio io, allora…

    Il nostro, sai, è un mondo un po’ strano
    che bene campa a far divisioni
    bianco dal nero, la pula dal grano;

    non muovermi contro vane obiezioni
    sfumando grigi, cinquanta per mano:
    all’opra vediamo grandi scissioni.

    Che tu sia schiavo oppure liberto
    Carlo Martello ovvero inane,
    giammai stonerai a questo concerto

    né scampo avrai, o porco d’un cane:
    se parli di donne, sia messo a referto,
    se non son sante son solo…

    Liked by 2 people

  4. Son tornato per lei pulzella
    il suo seno mi mancava
    vuol essere la mia ancella

    quando Carlo la corteggiava
    ogni sgarro si cancella
    con la spada che volava.

    Sul campo andammo
    sferzando colpi duri
    nessun testimone incontrammo

    lei pulzella coi suoi occhi scuri
    appena ci guardammo
    mi venne la voglia di rinchiuderla nei tuguri.

    Con un colpo Carlo cadde a terra
    non sapevo se terminare
    se fosse finita la guerra

    donna io la vorrei amare
    la sua rosa nella serra
    è il motivo del mio bramare.

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  5. La versione di Carlo

    Un dì ch’io ritornavo dalle gesta,
    sconfitti i Mori pel valore mio,
    avea sol due pensieri nella testa:
    la dolce Sonechilde ed il mio Dio.

    Fiaccato da battaglie e dal calore,
    cercai ristoro dentro d’un boschetto,
    disposi lasciar solo il lor signore
    per lì trovar la pace ed un diletto.

    Levàti ch’ebbi l’elmo e l’armatura,
    la cotta e tutto ciò che sotto stava,
    m’immersi allor sì nudo con premura
    nel corso del ruscel che me bagnava.

    E infin mondato fui dal gran sudore,
    dal sangue e l’unto dei nemici mii,
    all’ombra del fogliame nel frescore,
    su’ fiori e sopra l’erbe mi addormii.

    Ma tosto mi svegliai di soprassalto,
    subitamente spinto alla tenzone,
    da ignuda pastorella subii assalto:
    montammi come fossi uno stallone.

    Vedendo ella un corpo sì perfetto,
    non resistette, disse, al suo disìo,
    I’ me ripresi e poi gonfiai il mi’ petto
    e diedi prova dell’onore mio.

    E quando fu appagata la pastora,
    le diedi tre monete per riguardo,
    ma ella rifiutò dicendo allora
    che ricompensa fu per lei il mi’ dardo.

    E salutommi poi la pastorella,
    guidando il bianco gregge con la mano,
    si dileguò e mai seppe poverella
    che per un’or ell’ebbe il suo sovrano.

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