Biblioteca Scarparo #43


D’estate gialli, morti, commissari, indagini riempiono il carnet delle letture da ombrellone. Si salvano a malapena i rosa e i libri di viaggi ché, si sa, leggere di viaggi mentre si viaggia fa sempre molto Grand Tour. Lo so, avrei dovuto fare la copertina blu Sellerio ma poi si perde la mostrina…

Buona scrittura e ricordatevi che c’è ancora tempo, prima di domenica, per partecipare all’esercizio di Racconti diVersi.

 

 

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32 pensieri riguardo “Biblioteca Scarparo #43

    1. Neppure io ho mai letto un Montalbano: ci ho provato ma incespico sui termini dialettali e dopo 5 minuti finisco la pazienza.
      Per il resto, non so: il calo di visite è evidente e la tentazione di mettere in pausa tutto fino a settembre ce l’ho… vediamo come va questa settimana e poi prenderò una decisione.

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      1. Con il caldo, effettivamente faccio fatica ad impegnarmi in questioni creative… Se poi mi dici che dovrei pure imparare il dialetto… a meno che non trasporto Montalbano a Venezia, la vedo dura!

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          1. Chi potrebbe essere l’esperto (qui dei partecipanti soliti) del dialetto di Montalbano?
            Potrei scrivere l’esercizio in italiano-veneziano e lasciare le parti da dialettare in siculo…

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          2. Io non mi focalizzerei sul siciliano. Camilleri lo usa perché è il suo dialetto. Quindi perché noi non possiamo avere un Montalbano nel nostro dialetto? O anche un Montalbano italiano, paro paro.

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  1. Ciao 🙂
    Le tue proposte di scrittura sono sempre interessanti anche se io per un motivo o per l’altro non riesco a concludere niente e mi dispiace. Più che il caldo credo dipenda dalla complessità dei temi e dalla difficoltà di elaborare qualcosa di decente.
    Buona giornata. ^_^

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  2. Confesso che anch’io non ho mai letto un libro di Camilleri, anche se ho visto e rivisto Montalbano in TV. Tempo fa ho anche scaricato l’estratto del suo ultimo libro ma i termini dialettali non mi fanno impazzire (uno ogni tanto ci sta, ma se sono troppi perdo il filo…) quindi mi sono arenata e non ho comprato il resto…

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  3. Non sapevo si chiamasse mostrina. S’impara sempre qualcosa.

    Stanco dell’isola, il vice questore Montalbano si trasferisce per le vacanze sulle Dolomiti. Le uniche stelle che cerca sono quelle alpine. Ed è proprio mentre sta in escursione che si troverà ad affrontare un nuovo caso d’omicidio proprio davanti i suoi occhi. Il ruolo investigativo non tarderà ad arrivare anche se lontano da casa. Al caldo della Sicilia si contrappongono le montagne delle Dolomiti. Dal corpo ritrovato dopo essersi perso, nascerà una nuova indagine con un collaboratore del posto: il maresciallo Trevisan.
    Inizio di un’amicizia tra un fitto mistero da risolvere.

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  4. Ecco, tutta la colpa è di Michele per avermi incitato a scimmottare (male!) il grande maestro Camilleri.

    Montalbano non si faceva pirsuaso. Per non saper né liggire e né scrivire, avrebbe dovuto chiamare il questore per quello che era: cornutu! Anzi, perché l’anzi, è sempre di diritto: grandissimo cornutu, l’avrebbe dovuto chiamare.
    Stava così comodo a Vigàta. E quella promozione, per toglierlo dai gabbasisi, non poteva che essere la sintinza di una punizione bella, e macari buona. Perché da che munnu è munnu, e tutto u munnu u sapi, ca iddu è intisu come: il commissario Montalbano sono!
    Quel Vice Questore Montalbano, adesso gli sunava all’aricchi come un trombone stonato di una sagra di un fottutissimo paese sperduto ‘ntra li muntagni…
    C’era una sola cosa da fare. Anziché chiamarisi Vice Questore, si saribbe dato per morto, difunto, cadavire, schiattato… alla faccia di tutte le promozioni concesse a suon d’ammuttuni da questa beneamata società cascata in malura!

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    1. Beh, leggere il Camilleri vero è un’altra cosa.
      Però, la cosa curiosa, ad esempio, dello stile di Camilleri, è che lui, in realtà non scrive proprio in siciliano puro. Il suo siciliano è un frammisto di italiano. E’ una mezza parlata; inventa un vocabolario nuovo.
      Anch’io, ad esempio ho utilizzato il siciliano nel mio romanzo, per caratterizzare alcuni personaggi. Certi anziani, non li puoi far parlare in italiano. Ma io l’ho inserito soprattutto nei dialoghi, e per farlo comprendere, ho la detective inglese che (orecchio del lettore) si fa spiegare certe parole altrimenti incomprensibili.
      Invece, Camilleri, adotta una tecnica del siciliano che è raffinatissima. Io la chiamo: il dialetto cantato.
      Cioè lui, non adotta la parola o la frase siciliana a casaccio. Ma in pratica inserisce la parola in dialetto, in maniera tale, che anche chi non sa cosa significhi esattamente la parola, ricostruisce il significato, dal contesto della frase.
      Riuscire in questo, è molto difficile. Per questo Camilleri è un signore della parola.
      Ad esempio io, in questo pezzo, ho provato a inserire il suo siciliano cantato nella frase finale: “alla faccia di tutte le promozioni concesse a suon d’ammuttuni da questa beneamata società cascata in malura!”

      Ammuttuni, è proprio un vocabolo siciliano, che difficilmente chi non conosce il dialetto può comprendere.
      Però, dalla frase, per come è costruita, ammuttuni, si intuisce che significa spingere (verbo ammuttari).
      Qui sta la grandezza di un maestro della lingua come Camilleri.

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  5. Quarta (una specie di)
    Lontano dalla sua Sicilia, il neo promosso vice questore Montalbano si sente spaesato, fuori luogo. E anche quella mostrina sente che non gli si addice. Promozione e trasferimento: per molti un’opportunità, un riconoscimento al merito. Per Montalbano: una pugnalata al cuore. Soprattutto perché la sete di promozione non è mai stata cosa sua. E’ stata l’ambizione ai gradi superiori del questore a incastrarlo. E, dai piani alti, è stato richiesto che fosse lui ad essere sacrificato. Lui, uomo d’azione e di parole. Di quelle dialettali che non possono essere tradotte, che ti legano alla terra. Trasferito a Modena, l’incontro/scontro con il detective Elvis Zanasi cambierà la percezione dell’ex commissario su quella terra, l’Emilia, e sulla sua gente. Lungo la SS9, nuove indagini per Montalbano. E la Sicilia non è poi così lontana.

    Incipit (sempre una specie di)
    Nell’attico modenese in via Dei Servi, un anacronistico grammofono diffonde musica e parole. Brucia la terra mia e abbrucia lu me cori, chi siti d’acqua idda e ju siti d’amuri .Acu la cantu, la me canzuni? Si no c’e nuddu, ca s’a affacia a lu barcuni … Gli occhi chiusi, le mani dietro la testa. Disteso sull’amaca, Montalbano cerca, a modo suo, di ambientarsi portando un po’ della sua Sicilia in quello spazio. Il cellulare squilla. Attraverso la vetrata i tetti delle case, nessun rumore. Non il suo mare, non la brezza, non le onde. Si decide a rispondere.
    Montalbano.
    Commissario…oh ehm scusi Vice Questore, è richiesta la sua presenza…

    Fascetta
    Andrea Camilleri incontra Fabrizio Cavazzuti. Nuove indagini per il sempre commissario Montalbano e il detective Zanasi.

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    1. 🙂
      C’è chi dice che Camilleri ha scritto cento volte lo stesso libro: sarebbe interessante poter vedere Montalbano fuori dal suo guscio. Ci sarebbe da imparare tutto il mestiere che Camilleri s’è fatto in quarant’anni di produzioni RAI ad alto livello.

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        1. No: leggendo l’ultimo libro E quello che ho proposto io (se lo scrivesse) si potrebbe lavorare per differenze e vedere dove e come ha adattato la storia rispetto al suo solito standard.
          Altrimenti puoi provare a ripercorrerne la carriera in RAI, tra Sheridan e Maigret 😉
          Per non parlar del teatro… Insomma: Camilleri ha talmente tanta esperienza che un prodotto come Montalbano lo scrive a occhi chiusi mentre fa la settimana enigmistica.

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          1. In radio ha anche detto che ci sono altri Montalbano già scritti e consegnati a Sellerio che deciderà l’ordine di pubblicazione, 1 all’anno a maggio. Non so. A questo punto ho delle perplessità. Forse leggerò un Montalbano.

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          2. Di Camilleri ho letto “La linea della palma”, che è una biografia interessante. Poi ho sbirciato un romanzo non di Montalbano e l’ho richiuso subito: sono bastate poche righe per dare un giudizio negativo. Poi c’è Montalbano: che piaccia o no è una delle cose che vende di più in Italia e si è portato dietro una sfilza di emuli. Buon ultimo il nostro Riccardo Moncada. 😀

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