Racconti diVersi: Hanno ucciso l’Uomo Ragno – la votazione


photo credit: i voted via photopin (license)
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Oggi è il turno di una canzone celeberrima degli 883, Hanno ucciso l’Uomo Ragno, che è stata il prodromo di brani molto divertenti.

Ricordo a tutti che, se aveste delle canzoni da suggerirmi, io sono pronto a mandare in onda quasi qualsiasi cosa: basta mandarmi un’email e il gioco è fatto.

Vi ricordo anche che ognuno è libero di votare come crede però mi sento in dovere di dire che non stiamo facendo una trasposizione da testo a racconto; pertanto, più che premiare l’aderenza di uno svolgimento, mi sentirei di suggerire di premiare lo svolgimento che più abbia colto la sensazione che lascia il testo in esame.

Tutti i racconti sono pubblicati qui sotto, uno di seguito all’altro, in ordine di arrivo. Alla fine ci sarà un piccolo pannello con il quale votare il brano che ci è piaciuto di più. Come sempre io rimango convinto che la cosa migliore sia dare un unico voto; visto però che le scelte multiple sono uno sport popolare, la votazione è aperta: fatene buon uso.

Oltre al pannello per i voti, è caldamente consigliato lasciare un commento sui motivi della propria scelta. La votazione si chiuderà martedì sera, in tempo per dare un vincitore il prossimo mercoledì per poi ricominciare con il nuovo esercizio.

Buona domenica, buona lettura e buon voto.

Tiziana

Dario uscì sbattendo la porta. La madre, con lo scopettone in mano, sobbalzò dallo spavento. In cucina Teresa aveva terminato, non le restò che la cameretta di Dario da sistemare. Spalancò la porta come per ammirare nella sua enterezza quel quadro astratto. “Guernica” a colori: una guerra persa, con i vestiti sparsi come vittime, il letto come trincea e che apparteneva al militare Dario. A rapporto! Non funzionava come richiamo. Non l’ascoltava. A sinistra, invece, i morti erano i fogli sparsi e il cestino stracolmo di cartacce di merendine, pallettoni di disegni e qualcosa di ammuffitto non identificato se non per l’odore malsano che stagliava l’aria già rarefatta. Davanti a lei una finestra chiusa. Lei che soffriva di claustrofobia… Era circondata! Pace! Si fece coraggio attappandosi il naso e dirigendosi a ore dodici e dieci per aprire la finestra. Parvenza di ossigeno. Destra o sinistra? L’attacco verso il nemico, armata di piumino e sacchetto nuovo della spazzatura, la fece propendere verso la scrivania, il letto poteva attendere. Le cadde qualche cartaccia che recuperó e, come un cestista professionista, schiacciò con un tiro libero. Canestro! Legò i due lembi del sacchetto abbassandolo e, togliendo un po’ d’aria, riuscì a fare un doppio nodo per chiuderlo. Altro sacchetto, altra munizione.
Lei non aveva l’aria del generale, almeno non quando sistemava il disordine creato dal figlio. Soldato semplice Teresa. Era stanca del lavoro e Dario pareva non darle una mano in casa. Non le aveva insegnato i mestieri, i maschi non li dovevano fare, secondo le regole di nonna sergente Clara, ma a Teresa non andava tanto bene. Una folata di vento le mosse le uniche ciocche dei capelli davanti, quelli non legati. Alcuni fogli caddero vicino a lei che era ancora in ginocchio col sacchetto pieno in mano.
“ Hanno ucciso l’uomo ragno.”
Lesse il titolo e si mise seduta a terra; le ginocchia erano indolenzite. Sul foglio di pagina cinque c’era l’inseguimento dei poliziotti e l’arrivo in commissariato. Pagina uno e cinque. Si alzò e cercò di mettere nella giusta sequenza i disegni. Una smorfia le si stampò alla seconda pagina del fumetto quando Dario aveva disegnato il “Guercio”.
“Che brutto che è il Guercio” esclamò interrompendo la lettura ad alta voce.
“Bello non è, ma…che ne pensi? Ti piacciono i disegni, mamma?” irrompendo in camera a ore undici.
“Sei bravissimo, amore mio, come sempre.”
“Grazie, mamma. È piaciuto pure a Luca. Lo pubblicherà nel prossimo numero.”
“Sono fiera di te, solo che non ho capito bene la storia.”
“Che cosa non ti è chiaro?”
“Da chi è stato ucciso l’uomo ragno? Non vedo nessuno che lo abbia ammazzato. Qui hai scritto fine.”
“È un po’ complicato spiegarlo. È una metafora.”
“E sarebbe?”
“Te lo spiegherò, mamma. Ora devo consegnare i disegni a Luca. “
“E mi lasci così? Mi avevi promesso che oggi finivi prima al lavoro e pulivamo la tua camera.”
“Mamma, hanno ucciso l’uomo ragno, chi sia stato non si sa…e Luca lo vuol sapere. Tornerò tardi, devo fare il seguito” stampandole un bacio sulla guancia.
“E proprio oggi lo voleva sapere Luca?” sorrise sapendo che Dario avrebbe trovato ogni volta una storia diversa pur di non pulire la sua stanza.
“Chissà che personaggio s’inventerà per svignarsela la prossima volta. E poi a me che sia morto l’uomo ragno non mi va mica bene” disse continuando nei lavori di pulizia.

Grilloz

«Cu? U taccagnu?»
«L’uomo ragno.»
«E cu minghia iè?»
«Un supereroe capo, uno che combatte contro il crimine.»
«Nu sbirro ‘nsomma, bene ficiro.»
«Ma capo…»
«Cu fu?»
«Non si sa, forse quelli della pubblicità.»
«Aahahah, ‘mo la pubblicità non ci fa solo più fuori i gabassi, ‘mo fa fuori anche… come dicisti? I supereroi?»
«Anche la polizia gli era alle costole capo.»
«… o forse quelli del caffè.»
«Già u pigghiai u caffè. Che poi nun dormu.»
«Comunque noi non siamo stati.»
L’uomo tirò fuori il fazzoletto dal taschino e con estrema flemma si pulì il muso e il mento, poi lo infilò nella tasca dei calzoni e con una lentezza esasperante si tirò in piedi facendo forza con entrambe le mani sul tavolo. Passò lo sguardo sui ragazzi che nel frattempo si erano ammutoliti. Il silenzio fu tale che si poteva perfino sentire lo sfrigolio del garzone che asciugava i piatti sul retro.
L’uomo fece dondolare la testa quasi calva a destra e sinistra con una profonda smorfia di disgusto e solo a quel punto, senza preavviso, batté con forza il pugno sul tavolo facendo sussultare i piatti sporchi di sugo e rovesciando quel poco che restava del suo vino sulla tovaglia a quadri.
«Mi state pigghiando pu culo?»
Al guercio cadde la cicca spenta che teneva appoggiata al labbro.
«Mi state dicendo che un supercoso viene ammazzato nel mio territorio e nisciuno sa cu fu? A mala, a mala… a mala siamo noiautri, vu scordaste? E allora cu fu? Siete dei minchioni siete…»
In quel momento entrò un ragazzino con la radiolina a volume altissimo all’orecchio. Tutti lo guardarono con fare sbalordito tranne il vecchio che era rimasto con la frase a metà appesa alle labbra. Dall’altoparlante si sprigionò il ritornello dell’ultimo successo.
…Hanno ucciso l’Uomo Ragno
chi sia stato non si sa…

Ivano

“Buona sera, Illustri Spettatori. Benvenuti.
Benvenuti al nostro spettacolo.
Abbiamo una meravigliosa ed eccitante sorpresa in serbo per voi nel corso della serata.
Un numero eccezionale tratto non dal repertorio di un solo mago, ma dall’abilità, la perizia e la competenza di tutta la presente equipe di illusionisti, prestidigitatori, ventriloqui, escapologisti e mentalisti riuniti per voi, come potete vedere, Egregi Spettatori, sul nostro palco.
Sono qui io, umilmente, a presentarvi i miei onorevoli colleghi. Molti li avrete riconosciuti, altri, quelli più inseriti nella magia oscura, non vi saranno noti ma, Graditi Spettatori, vi assicuro che operano per voi e per il vostro bene da lungo tempo.
Siamo qui tutti insieme per voi, Stimati Spettatori, che pagate il prezzo del biglietto, voi che avete sempre pagato e sempre pagherete. Siamo qui per farvi assaporare le assonanze magiche del nostro mondo fuso con il vostro. Mondi dove illusione rima con collusione, hobby con lobby, abilità con pubblicità.
Mondi dove vedrete qualcuno muovere la bocca mentre le parole provengono dal ventre di un altro, dove la realtà è illusione e l’illusione realtà, dove la mano è più veloce dell’occhio che la guarda.
Voi vedete una benda sul mio volto, Rispettati Spettatori, e pensate che quell’occhio coperto non veda ma, come nei ciechi di mitologica memoria, è quello, invece, l’occhio che vede il futuro.
Ma è giunto il momento del fantastico numero che noi, tutti insieme, vogliamo proporvi: al centro del palco, l’ombelico, il punto illuminato dalla luce dei riflettori, il posto attorno al quale noi maghi facciamo cerchio, al centro del palco ecco a voi, Riveriti Spettatori, ecco a voi colui che incarna tutta la purezza, la giustizia e il bene del mondo, l’essere difensore dei deboli, l’altruista, l’eroe nella realtà e nei vostri sogni, Amatissimi Spettatori, l’entità che… ma, odo un brusio di voci, un brusio che alza il proprio tono dal perimetro esterno del circo fino alle prime file. Cosa state cercando di dirmi, Onorati Spettatori? Cosa…? Cosa…? Che al centro del palco non c’è nessuno…? Che il faro illumina solo uno spiazzo vuoto…?
Et voilà. Les jeux sont faits. Prego. Un inchino, miei stimati colleghi.”
APPLAUSI.

Michele (in risposta a Grilloz)

“Allora! Io sto cominciando a rompermi i cabasisi, signora, di tutti i suoi ‘non so’. Per chi mi ha preso? Pensa che io, per divertirmi, vada in giro tutti giorni a fare gli agguati alle massaie?”
“N-no.”
“E allora la smetta di scassare la minchia. Appuntato, rilegga!”
“Oggi, addì eccetera eccetera, io Giuseppina Ferretti, di anni 35, nata il eccetera eccetera, mi trovavo nel supermarket LoacCOOP, sito in Via Antani, per fare la spesa.”
“Tutto qua, Appuntato?”
“Tutto qua, Commissario.”
“E allora, signora Ferretti, non vorrà farci sprecare un foglio A4 solo per scriverci queste due minchiate, vero? Con i tempi che corrono per la pubblica amministrazione… Altrimenti, se preferisce, chiamiamo una collega e provvediamo ad una perquisizione personale. Perché noi lo sappiamo che quel negozio è del noto pregiudicato Salvatore Loiacono. Affiliato al Clan dei Casalesi. E lei, signorina, lo sa cos’è il Clan dei Casalesi? Ha mai sentito un telegiornale? O a quell’ora se ne sta sempre per supermercati, a riciclare denaro di dubbia provenienza?”
“Veramente, i soldi me li diede mio marito.”
“Brava. Adesso poi lo verifichiamo con il marito, se è vero che le diede tre biglietti da cento euro.”
“No! Lui…”
“Le ricordo che nella sporta della spesa aveva venti confezioni famiglia di Raid! Ma chi cazzo si crede di essere? La fatina della disinfestazione?”
“…”
“Loiacono afferma che lei tutte le settimane acquista ingenti quantitativi di insetticida pagandoli con banconote di grosso taglio. Dato che le massaie non vanno mai in giro con certi biglietti di banca, io vorrei sapere come minchia ha fatto lei, così giovane e incensurata, ad affiliarsi alla mafia.”
“Ma io, con la mafia, non c’entro!”
“E quel simpatico giro di biglietti colorati? Cosa sono, pezzi del monopoli? Perché lo sappiamo, cosa fa con l’insetticida. Può smettere di mentire: abbiamo trovato il corpo.”
“Io… Io non sono un’assassina.”
“Ah no? E tutti quei vestiti firmati, come li ha comperati? Mi risulta che siano marche costose. Mi risulta anche che suo marito sia cassaintegrato. Quando arriverà, forse ci spiegherà lui com’è la faccenda. Ma io credo sia meglio che ce lo dica lei. Per il suo bene, intendo.”
“Mio marito non c’entra. Io sono una donna onesta, sa? I soldi li sudo facendo le pulizie a casa del Marchese de Vitis, mica importunando le donne oneste.”
“Abbassi il tono, signora. Non si guadagnano i cento euri lavando mutande: questo, credo, dovrebbe saperlo anche lei. Visto che è così reticente, allora, vogliamo parlare dell’insetticida? O vuole che passiamo l’inchiesta ai colleghi del RIS?”
“Ecco, prendete! Questi sono i soldi che ho rubato a quei ricchi di merda: gli svuoto il portafogli e nemmeno se n’accorgono. Ma l’insetticida non…”
“Bene bene. Finalmente qualche ammissione. Diceva: l’insetticida?”
“…”
“Da quanto tempo conosceva l’Uomo Ragno?”
“Mai visto.”
“Ma davvero? Eppure c’è un cadavere, all’obitorio.”
“E non ci sarebbe nessun cadavere, se ‘stu michione si fosse fatti li cazzi sua invece di insistere a prendere in mano le sporte col veleno che mi serviva per accoppare quel curnutu di mio marito!”

 

E adesso, la votazione!

Il voto è anonimo. Perché il voto sia valido, dovete selezionare il brano (o i brani) che preferite e poi fare click sul pulsante VOTE.

La sezione seguente permette di lasciare un commento anonimo al voto. I commenti sono liberi e possono sia rendere noti i motivi del voto che abbiamo dato sia puntualizzare cosa non ci abbia convinto negli svolgimenti che non abbiamo votato. I commenti che inviate non sono commenti veri e propri, ma mi arrivano sotto forma di e-mail: ogni volta che potrò (il che potrebbe significare anche con molte ore di ritardo) li ricopierò qui sotto.

A volte WordPress si “mangia” questi commenti anonimi, che quindi vengono persi: se desiderate, potete mandarmeli per email e io li tratterò come se fossero anonimi.

***

  1. Ho ceduto alla tentazione di votarne due: Grilloz e Michele. Letti uno di seguito all’altro formano un racconto fantastico.
  2. Il mio voto è per Grilloz: per la scelta di raccontare dal punto di vista della mala, per lo stile, per i particolari. La scelta del dialetto, le descrizioni, il tono. Niente sport oggi, diversamente avrei votato anche per Michele: brillante, divertente. Ivano scendi tra i comuni mortali ogni tanto, l’ambientazione “spettacolare”, un po’ circo un po’ teatro è di sicuro interessante ma trovo sempre una distanza tra quello che leggo, quello che intendo e quello che forse dovrei capire. Se il fumetto nel racconto di Tiziana è un po’ scontato, il parallelismo con il mondo militare nel racconto è interessante; si inciampa in qualche frase un po’ stridente e ancora in qualche errore.
  3. Votato per Grilloz: originale.Mi rendo visibile. Non capisco perché c’è sempre un errore nei miei esercizi, però non mi vengono detti dove. Per imparare deve essere esternato dove, altrimenti sembra solo un attacco perpetuo nei miei confronti e niente più. Dove sono gli errori? Così da correggerli e/o non commetterli più, altrimenti non imparo. Non credi?
    Potrebbe essere un buon motivo per smettere di esercitarsi se pensi che faccio sempre errori su errori, magari sempre gli stessi.
    Se non si è specifici, forse è solo critica gratuita. Guarda caso, sempre a me. Possibile che gli altri scrivano perfettamente tutte le volte? Beati loro.Tiziana. (Io mi sono palesata) 😉
  4. Michele: divertente, inaspettato, richiama il ritmo scanzonato della canzone
  5. Grilloz: geniale
  6. Sul racconto di Tiziana, visto che è lei stessa a chiedere la cortesia di indicare quali sono gli errori, lo faccio qui, con la speranza di fare cosa gradita.
    “enterezza” –> interezza
    ” per l’odore malsano che stagliava l’aria” –> il verbo stagliare non è transitivo –> “che si stagliava nell’aria”
    “attappandosi il naso” –> tappandosi il naso
    “Non le aveva insegnato i mestieri” –> “Non gli aveva insegnato i mestieri” (complemento di termine maschile)Sulla storia, undubbio: chi è Luca?Poi: ci sono molte metafore divertenti, ma danno un tono un po’ adoloescenziale al racconto. E’ vero che è un racconto che vuole essere divertente, ma rischia di essere un po’ troppo leggero.

    Il finale, il dialogo tra madre e figlio, è bello e verosimile.

    Un lettore
    (ho letto solo quello di Tiziana, non ho letto gli altri) [Girerò il commento via email a Tiziana perché ormai è passato un po’ di tempo, NdM]

  7. Ciao lettore,ho ricevuto la mail da Michele che ringrazio. Non mi ero accorta del tuo commento successivo. Stasera, con calma, mi leggo tutto e ti rispondo. Intanto grazie per aver letto, per le correzioni e l’apprezzamento sul dialogo. Mi fa piacere su quest’ultimo poichè è il mio tallone d’Achille. Mi sa che invece, stando anche agli ultimi commenti di altri esercizi e non solo in questo, i dialoghi mi riescano meglio di prima. Speriamo.
    Infine, avrei anch’io una domanda:
    perché hai letto soltanto me? Potrei esserne lusingata, ma anche curiosa visto che, di solito vengono letti tutti i brani. Se non altro per poter giudicare avendo una visione completa. Molto curioso.
    Apprezzo. Farsi leggere è importante. Per un verso mi sento lusingata, anche se forse ho deluso le tue aspettative di fare un buon testo. A presto.

    Tiziana

  8. Ho letto di nuovo il mio testo e le tue correzioni che sono da apportare. Grazie ancora.

    Ti rispondo al dubbio sul personaggio di Luca che altro non è che il direttore della rivista (fumetto) in cui Dario porta i suoi disegni a far vedera e (si speri) pubblicare.

    Tiziana

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