Biblioteca Scarparo #55 – Le tre del mastino


La Biblioteca Scarparo è piena di libri che (ancora) non esistono; si tratta, prendendo ispirazione dal titolo del libro proposto (che è una variazione più o meno ironica di un libro vero), di scrivere qualcosa a scelta tra:

  • la quarta di copertina;
  • l’incipit;
  • un dialogo oppure una scena.

A volte, però, questi esercizi prendono vita e crescono fino a trasformarsi in libri veri, grazie alle sapienti penne di chi li concepisce. Chi volesse vedere degli esempi, può farsi un giretto tra tutti gli altri esercizi svolti.

Buona scrittura e ricordate che siete ancora in tempo per partecipare ai Racconti diVersi.

Annunci

15 pensieri riguardo “Biblioteca Scarparo #55 – Le tre del mastino

  1. Quell’animale arrivò sopra di noi. Una delle tre si muoveva con fare concitato e mostrava i denti. Le altre emettevano delle vibrazioni con la bocca. Non erano cani e neppure cavalli, né draghi. Un animale così non si era mai visto a Dorty Town. Che il maleficio di Zitrei si fosse avverato, non c’erano più dubbi. Che l’animale si dirigesse verso di noi era affermato. “Capitano, stanno arrivando!” fu l’unica cosa che dissi prima di non ricordare più nulla.

    È la prima volta (anche l’ultima, visto il risultato) che scrivo due righe di un simil fantastico La figura in copertina mi ha ricordato una serie di libri per ragazzi di uno scrittore inglese: Adam Blade e i suoi “Beast quest”.

    Liked by 3 people

  2. (Scena con dialogo)

    Il monte Mastino si ergeva dinanzi a lui. Dominava un paesaggio brullo e il cielo plumbeo nascondeva le sue tre cime con nuvole pigre e nebbiose, facendone intravedere il profilo per brevi tratti. Distolse lo sguardo per concentrarsi sullo zaino: cinghie, funi, borracce. C’era tutto.
    “Dunque hai deciso?”
    “Sì, ci provo. Vuoi venire?”
    No, non ci voleva andare. Non lo disse apertamente, il suo sguardo valeva più di mille risposte.
    “E quale sentiero farai?” chiese ignorando l’invito.
    Se l’era fatta più volte quella domanda. Quale dei tre sentieri avrebbe fatto? Non l’aveva ancora deciso.
    Il monte Mastino esercitava un enorme fascino sulla gente del posto. Non era altissimo, non impegnativo e le sue cime, tutto sommato, si potevano raggiungere in poco più di due ore di camminata. Ma quello che contava non era la meta, bensì il tragitto. Il sentiero infatti, dopo un breve tratto iniziale, portava a un bivio dal quale tre diramazioni prendevano direzioni differenti. Una per ciascuna cima? No. Ognuno seguiva un tragitto diverso, per poi dividersi ancora e incrociarsi in vari punti con altri sentieri secondari. Al bivio iniziale una vecchia tavola di legno recava la raffinata incisione di un mastino a tre teste, il famoso “cartello del mastino”. Un omaggio ispirato al nome della montagna, si sarebbe detto. Ma i vecchi del luogo raccontavano una storia diversa.
    E lui la ricordava ancora. Non era il cartello che aveva preso il nome dalla montagna, ma la montagna che aveva preso il nome dal cartello. I vecchi sostenevano che quella tavola di legno fosse stata incisa oltre due secoli prima, in un tempo in cui il monte aveva un altro nome, poi dimenticato. Con quella tavola e il suo mastino inciso, la montagna diventò presto il monte Mastino. E si diceva che ogni strada “portasse all’inferno”. Tre strade, tre sentieri, tre cime: qualunque sentiero si fosse preso, si raccontava che la cima raggiunta mostrasse l’inferno. L’inferno del passato, l’inferno del presente o l’inferno del futuro, perché ogni camminata era più un viaggio dentro di sé, una meditazione che si faceva camminando, una ricerca di risposte sulle difficoltà della vita passata, sulle angosce del presente o sulle ansie del futuro. Quale dei sentieri avrebbe fatto?
    “Non ho ancora deciso. Credo che prima o poi li farò tutti.”

    P.S.: Buongiorno e buon Black Write-day a tutti ! 😀

    Liked by 4 people

    1. Oppure tre sorelle proprietarie di un mastino. E il povero cane, schizofrenico, ogni volta che viene portato a passeggio si comporta diversamente a seconda della sorella che lo tiene al guinzaglio: mansueto e adorabile, impaurito e codardo oppure ringhioso e aggressivo. Perché si comporta diversamente?

      Non lo so, non è che posso improvvisare proprio tutto-tutto-tutto… Già faccio fatica a portare a passeggio gli apostrofi… 🙂

      Liked by 1 persona

      1. Perché il cane è uguale al proprietario solo che ‘sto poveretto di proprietarie ne ha tre e quindi sviluppa personalità multiple che però a volte si confondono!

        Darius è palese che si trattava di un refuso, perché lasciarlo? Fra l’altro il tuo testo m’è piaciuto.

        Liked by 1 persona

  3. Le giornate di Cosimo Cacchi, detto “il mastino” trascorrono in equilibrio instabile fra la sua attività di aguzzino e la passione smodata per la tromba. Inflessibile con i clienti, mite sotto l’influenza della musica. Un giorno, durante un’esibizione, assiste all’omicidio del sindaco di Crucoli, conosciuto in certi ambienti malavitosi per via di alcune sue non dimostrate connivenze mafiose e, accusato di esserne il mandante, comincia per lui un incubo insolito: da incallito persecutore diventa perseguitato dai killer della ‘ndrangheta di Crotone assoldati per eliminarlo.
    Cosimo cerca protezione presso le tre donne più potenti del clan di Vibo Valentia, da sempre in guerra con quello crotonese per lo smaltimento dei rifiuti tossici. Si tratta delle meglio conosciute “fiere di Vibo”: Maria, detta “la lonza”, capelli rossi, viso rotondo, occhi appuntiti, avida e sanguinaria; Catena, detta “la leonessa”, bionda, corpo statuario, naso irregolare, sadica e spietata; Rita, detta “la lupa”, bruna, magra, spalle curve, timida e vendicativa.
    Le tre del mastino, accettano di aiutare Cosimo Cracchi con il segreto l’intento di estendere i loro affari nel settore del racket e del riciclaggio di denaro e…

    … fine del tempo a mia disposizione.
    Diciamo che più che una quarta, questa è una terza e mezza.

    Liked by 4 people

  4. Incipit
    Le tre del mastino

    Domani sarà il mio compleanno e compirò esattamente gli anni che aveva mio padre quando facemmo quel breve viaggio insieme che ci cambio la vita. I suoi amici lo chiamavano il mastino, perché era un uomo tenace e non si arrendeva mai. Grazie a quella tenacia era riuscito a scoprire la risoluzione di quel teorema matematico che lo rese grande e famoso, grazie a quella tenacia che io riuscii a superare la mia malattia perché lui, non arrendendosi mai mi portò in giro per tutti i migliori ospedali d’Europa finché non approdammo in quello che trovò la cura. Era un mastino tenace e dolce al tempo stesso. Peccato che quella stessa tenacia non riuscì a cambiargli la vita come avrebbe meritato. Ed è per questo che ho deciso di raccontare questa storia e di quello che ha significato per entrambi.

    Liked by 1 persona

Lasciare un commento è sempre una buona idea!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...