Storie imbastite: Centuria numero 8


Da Wikipedia

Per quanto importante, nella scrittura non è la fantasia la cosa fondamentale. Se vi state domandando cosa possa essere, ma se pure non lo fate, ve lo dirò io: è la scrittura stessa. Questi esercizi servono a capire quale vogliamo che sia il respiro di un brano.

Le parole e le frasi si possono disporre in molti modi: ipotassi, paratassi, eccetera eccetera. Però c’è un’aspetto che viene spesso ignorato: la punteggiatura. Qui sotto c’è una delle centurie di Manganelli – un nome che è una garanzia -, spogliata di tutta la punteggiatura; voi, come la riscrivereste?

il signore vestito di chiaro si accorge improvvisamente dell’assenza vive in quella casa da molti anni ma solo ora quando verosimilmente il suo soggiorno volge al termine si avvede che in una stanza semivuota vi è una zona di assenza la stanza semivuota è dopotutto una stanza come le altre e se non fosse per l’assenza nessuno la noterebbe l’assenza va da sé non ha nulla a che fare con il vuoto una stanza totalmente vuota può essere priva di assenza e nemmeno spostando rapidamente un mobile si crea una vera e propria assenza non si crea nulla ora il signore non più giovane che è vissuto molti anni in quella casa che ha attraversato innumerevoli volte quella stanza ha scoperto che in quell’angolo non c’è un vuoto ma un’assenza sa anche di averla percorsa numerose volte e di essere egli stesso implicato non sa come in quell’assenza egli scruta quell’assenza e naturalmente non ne capisce molto tuttavia qualcosa della sua vita in quella casa gli pare meno chiaro si sa che le assenze non traslocano facilmente e può essere che il bisogno di aver vicino quell’assenza lo abbia indotto a protrarre di anno in anno un soggiorno in una casa che non ama tra i mobili che gli sono estranei tutto gli è estraneo in quella casa eccetto l’assenza l’assenza è talmente importante che potrebbe rinunciare a tutto ciò che rende la sua vita tollerabile sebbene tollerabile non sia pur di non assentarsi dell’assenza È tentato naturalmente a porsi molte e contrastanti domande su quell’assenza un uomo ha sempre sulle labbra un che cosa è ma l’uomo non è invecchiato invano metodicamente elimina in sé ogni desiderio di interrogare di sapere di indagare tenebre o luce gli sono indifferenti come amore o abbandono sa che l’assenza è indifferente e tuttavia sa anche che codesta indifferenza è talmente importante che senza di essa egli sarebbe del tutto disperato solo di questo si stupisce di avere scoperto così tardi a giochi fatti di non essere mai stato abbandonato come credeva ma di avere coabitato da sempre con una indifferenza che ora considera la spiegazione della sua sopravvivenza

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4 pensieri riguardo “Storie imbastite: Centuria numero 8

  1. Il signore vestito di chiaro si accorge improvvisamente dell’assenza.
    Vive in quella casa da molti anni ma solo ora, quando verosimilmente il suo soggiorno volge al termine, si avvede che in una stanza semivuota vi è una zona di assenza. La stanza semivuota è, dopotutto, una stanza come le altre.
    E se non fosse per l’assenza nessuno la noterebbe.
    L’assenza, va da sé, non ha nulla a che fare con il vuoto. Una stanza totalmente vuota può essere priva di assenza. E nemmeno spostando rapidamente un mobile si crea una vera e propria assenza. Non si crea nulla.
    Ora il signore, non più giovane, che è vissuto molti anni in quella casa – che ha attraversato innumerevoli volte quella stanza – ha scoperto che in quell’angolo non c’è un vuoto ma un’assenza. Sa anche di averla percorsa numerose volte e di essere egli stesso implicato, non sa come, in quell’assenza. Egli scruta quell’assenza e naturalmente non ne capisce molto. Tuttavia qualcosa della sua vita in quella casa gli pare meno chiaro.

    Si sa che le assenze non traslocano facilmente. E può essere che il bisogno di aver vicino quell’assenza lo abbia indotto a protrarre di anno in anno un soggiorno in una casa che non ama. Tra i mobili che gli sono estranei – tutto gli è estraneo in quella casa, eccetto l’assenza – l’assenza è talmente importante che potrebbe rinunciare a tutto ciò che rende la sua vita tollerabile, sebbene tollerabile non sia. Pur di non privarsi dell’assenza, è tentato naturalmente a porsi molte e contrastanti domande, su quell’assenza. Un uomo ha sempre sulle labbra un “che cosa è” ma l’uomo non è invecchiato invano. Metodicamente elimina in sé ogni desiderio di interrogare, di sapere, di indagare. Tenebre o luce? Gli sono indifferenti. Come amore. O abbandono.
    Sa che l’assenza è indifferente. E tuttavia sa anche che codesta indifferenza è talmente importante che, senza di essa, egli sarebbe del tutto disperato. Solo di questo si stupisce: di avere scoperto così tardi, a giochi fatti, di non essere mai stato abbandonato come credeva ma di avere coabitato – da sempre – con una indifferenza che ora considera la spiegazione della sua sopravvivenza.

    P.S.: buongiorno! 😀

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  2. Il signore vestito di chiaro.
    Si accorge improvvisamente dell’assenza. Vive.
    In quella casa da molti anni – ma solo ora quando verosimilmente il suo soggiorno volge al termine – si avvede che…
    In una stanza semivuota vi è una zona: di assenza. La stanza semivuota è – dopotutto – una stanza: come le altre! E se non fosse, per l’assenza, nessuno la noterebbe! L’assenza – va da sé – non ha nulla a che fare con il vuoto: una stanza totalmente vuota può essere priva di assenza. E nemmeno spostando rapidamente un mobile si crea una vera e propria assenza: non si crea nulla! Ora.
    Il signore non più giovane che è vissuto molti anni: in quella casa che ha attraversato innumerevoli volte.
    Quella stanza? Ha scoperto che in quell’angolo non c’è un vuoto ma… un’assenza! Sa anche di averla percorsa numerose volte e di essere egli stesso implicato: non sa come. In quell’assenza? Egli scruta quell’assenza e naturalmente non ne capisce molto… tuttavia qualcosa della sua vita in quella casa gli pare meno chiaro. Si sa che le assenze non traslocano facilmente! E può essere che il bisogno – di aver vicino quell’assenza – lo abbia indotto a protrarre – di anno in anno – un soggiorno. In una casa che non ama, tra i mobili che gli sono estranei, tutto gli è estraneo. In quella casa, eccetto l’assenza… L’assenza è talmente importante che potrebbe rinunciare a tutto – ciò che rende la sua vita tollerabile sebbene tollerabile non sia – pur di non assentarsi dell’assenza. È tentato – naturalmente – a porsi molte e contrastanti domande su quell’assenza. Un uomo ha sempre sulle labbra un «che cosa è?» ma l’uomo non è invecchiato invano. Metodicamente elimina – in sé – ogni desiderio di interrogare, di sapere, di indagare…
    Tenebre o luce? Gli sono indifferenti! Come amore o abbandono. Sa! Che l’assenza è indifferente e – tuttavia – sa anche che codesta indifferenza è talmente importante che senza, di essa, egli sarebbe del tutto disperato: solo. Di questo si stupisce! Di avere scoperto così – tardi, a giochi fatti – di non essere mai stato abbandonato come credeva ma di avere coabitato: da sempre. Con una indifferenza che ora considera!
    La spiegazione della sua sopravvivenza.

    E lo so, se non abuso delle , mi butto sui – e sui !

    Di Manganelli avevo scelto di leggere Cina e altri Orienti: è ancora lì… ogni tanto gli lancio un’occhiata(ccia).

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  3. Il signore vestito di chiaro si accorge, improvvisamente, dell’assenza. Vive in quella casa da molti anni, ma solo. Ora, quando verosimilmente il suo soggiorno volge al termine, si avvede che in una stanza semivuota vi è una zona di assenza. La stanza semivuota è, dopotutto, una stanza come le altre e, se non fosse per l’assenza, nessuno la noterebbe. L’assenza… va da sé, non ha nulla a che fare con il vuoto! Una stanza totalmente vuota può essere priva di assenza e nemmeno spostando rapidamente un mobile si crea. Una vera e propria assenza non si crea: nulla! Ora, il signore non più giovane che è vissuto molti anni in quella casa, che ha attraversato innumerevoli volte quella stanza, ha scoperto che in quell’angolo non c’è un vuoto, ma un’assenza; sa anche di averla percorsa numerose volte e, di essere egli stesso, implicato non sa come, in quell’assenza. Egli scruta quell’assenza e naturalmente, non ne capisce molto. Tuttavia, qualcosa della sua vita, in quella casa, gli pare meno chiaro. Si sa che le assenze non traslocano facilmente. E può essere che il bisogno di aver vicino quell’assenza, lo abbia indotto a protrarre di anno in anno un soggiorno, in una casa che non ama? Tra i mobili che gli sono estranei? Tutto gli è estraneo in quella casa: eccetto, l’assenza. L’assenza è… talmente importante che potrebbe rinunciare a tutto ciò che rende la sua vita tollerabile (sebbene, tollerabile non sia), pur di non assentarsi dell’assenza. E’ tentato, naturalmente, a porsi molte e contrastanti domande su quell’assenza. Un uomo ha sempre sulle labbra un che cosa è; ma l’uomo non è invecchiato invano! Metodicamente elimina in sé ogni desiderio di interrogare, di sapere, di indagare. Tenebre o luce gli sono indifferenti come amore o abbandono. Sa che l’assenza è indifferente e tuttavia, sa anche che codesta indifferenza è talmente importante che senza di essa, egli sarebbe del tutto disperato. Solo di questo si stupisce: di avere scoperto così tardi, a giochi fatti, di non essere mai stato abbandonato come credeva ma, di avere coabitato da sempre con una indifferenza che ora, considera la spiegazione della sua sopravvivenza.

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