Biblioteca Scarparo #57 – La colonna del cuoco


Perla del giorno, di Giuseppe Pontiggia:

Il bisogno della chiarezza, della semplicità, è anche un’aspirazione intellettuale: chi parla in modo chiaro è più ambizioso di chi si accontenta dei modesti trionfi di un linguaggio incomprensibile.

La Biblioteca Scarparo è piena di libri che (ancora) non esistono; si tratta, prendendo ispirazione dal titolo del libro proposto (che è una variazione più o meno ironica di un libro vero), di scrivere qualcosa a scelta tra:

  • la quarta di copertina;
  • l’incipit;
  • un dialogo oppure una scena.

A volte, però, questi esercizi prendono vita e crescono fino a trasformarsi in libri veri, grazie alle sapienti penne di chi li concepisce. Chi volesse vedere degli esempi, può farsi un giretto tra tutti gli altri esercizi svolti.

Buona scrittura.

 

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15 pensieri riguardo “Biblioteca Scarparo #57 – La colonna del cuoco

  1. Quarta:

    Tra coltelli e frasi al vetriolo David dirige la più importante scuola alberghiera della capitale. Quello che succede nelle cucine, lo conoscono solo i pochi eletti al corso. Sfrontato, volgare, maleducato: i modi duri dello chef italo – inglese Rinaldi si accozzeranno con le parole dolci e sensuali di Lisette, la francesina. I segreti della cucina svelati attraverso gli occhi di Marisa, studentessa modello e la sua gelosia per lo chef e Lisetta. Un mix di cibo, amore e fantasia. Riuscirà Marisa a vincere la prova di cucina e quella del cuore?

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    1. …oppure la colonna (vertebrale) della vittima (il cuoco) trovata TRA gli ingredienti… 😀

      “Ah, sublime questo osso buco alla milanese!”
      “Signora, non potrà mai immaginare l’animale che abbiamo cucinato stanotte. Solo per lei, ovviamente…”
      “Antilope?”
      “… no”
      “Rinoceronte?”
      “… nemmeno. Ma lasci che le serva la tagliata di fegato… Hannibal, il nostro vicecuoco si è davvero superato!”

      P.S.: mi è uscita così. Buon pranzo! 😀 😀 😀

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  2. A Sandra è venuto in mente di aver cenato in un ristorante chiamato appunto La Colonna, e la cena fu pessima, era pensate un po’ come sto sul pezzo, per un torneo di scrittura in cui gli avventori votavano.
    Il rosa è di tutti, anzi il romance come fa figo dire oggi, è il genere più venduto per cui c’è spazio.

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  3. E se la colonna fosse quella su un quotidiano? Il cuoco che scrive sul giornale (tanto, ormai…). Ma anche quella del forno dove fare la fine della strega fiabesca o una colonna in senso architettonico su cui segnare le tacche dei successi (al posto degli elastici di Gianni LaTramontana)?

    Se sopravvivo ci scrivo qualcosa, diversamente è stato bello conoscervi. (Mood melodrammatico on)

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  4. “Stanco?”
    “Non è stata una giornata rilassante. Per niente. Non mi aspettavo che il periodo di prova fosse così duro…” disse Giovanni. Seduto per terra, con le spalle appoggiate al bordo del letto, ripensò alla giornata appena terminata. Quante cose aveva fatto in cucina, alla fine? Decine. Una ricetta dopo l’altra, a un ritmo serrato.
    “Domani è l’ultimo giorno…” aggiunse Andrea.
    “Già. Non ci crederai, ma sono davvero contento. Pensavo fosse più semplice diventare cuochi…”
    “Domani è anche il giorno dell’ultima prova… la prova di fuoco. Però ti farà capire se vuoi davvero passare il resto della tua vita davanti ai fornelli.”
    L’ultima prova. Tutti che parlavano di questa benedetta ultima prova.
    “Che diavolo è quest’ultima prova? In cosa consiste? Non sono più così sicuro di voler fare il cuoco…”

    Andrea rimase in silenzio chiedendosi se fosse il caso di svelare qualche particolare. Disteso sul letto anche lui in cuor suo non era più molto sicuro di voler fare il cuoco. Non in quel modo sfiancante. Era il suo terzo periodo di prova. Tre volte che si cimentava con quella dannata accademia. Non era mai arrivato così in fondo.
    “È la prova della colonna” disse.
    “Colonna? Che significa prova della colonna?” chiese Giovanni.
    Andrea sorrise. Si rivedeva in quelle stesse domande, tempo addietro.
    “Il gran maestro è fissato con le parole. L’avrai capito…”
    “E quindi?”
    “Lui sostiene che un ottimo cuoco deve capire e farsi capire. Deve conoscere i nomi di tutti gli ingredienti, ovviamente. E tutti i nomi degli attrezzi del mestiere. Ma anche tutti i verbi. Sfilare è diverso da sfilettare, sbucciare è diverso da decorticare…” Andrea ripeteva quasi a memoria, con malcelato sarcasmo.
    “Non capisco.”
    “Lui sostiene che gli ottimi cuochi devono essere intercambiabili. Nella sua visione, è fondamentale saper guidare una squadra di cuochi ma, allo stesso tempo, saper essere guidati da un cuoco quando ti dice cosa fare. Immagina le grandi cucine degli alberghi a cinque stelle. Ci sono intere squadre di cuochi. E lì, il tempo è tutto. Tempi di preparazione, tempi di cottura, tempi di servizio della pietanza. Farsi capire e capire è fondamentale. Non ci sono i margini di tempo per dire fai così, no così, no, taglia la bistecca di lato, no, non in quel modo… E poi se manca il capocuoco? Un albergo a cinque stelle non può permettersi di avere un capocuoco a casa in malattia. Ci deve essere subito un sostituto, il vice. E il vice del vice. Ma non basta. Il gran maestro sostiene che tutti devono saper fare tutto. Non esiste il cuoco delle salse, il cuoco della carne, il cuoco degli antipasti.”
    Giovanni ascoltava con attenzione.
    “E così il gran maestro si è inventato la colonna del cuoco. Domani in cucina troveremo un piccolo piedistallo di legno. Un gran bel ceppo, dicono. A turno saliremo con le mani legate dietro la schiena e dovremo guidare gli altri nella preparazione delle ricette. Naturalmente ricette estratte a caso.”
    Giovanni cominciava a capire.
    “Ovviamente nel modo più veloce possibile” riprese Andrea. “A turno ognuno di noi salirà sul piedistallo e guiderà gli altri. Avremo solo le parole a nostra disposizione. E dovremo saperle usare. Tutti gli altri cuochi, giù ai tavoli a eseguire. Mentre sei sulla colonna, ti daranno le spalle e potranno solo stare in ascolto di ciò che impartirai loro. E devono eseguire come automi: se tu dici sfilare, loro devono sfilare l’ingrediente che stanno lavorando. Non importa se l’ordine è sbagliato, o se è impossibile farci una sfilatura. Se invece dici sfilettare, loro devono sfilettare. E così via.”
    Giovanni rimase in silenzio. La colonna del cuoco. Raccontata così, se la immaginava come una prova molto dura. Ma doveva riconoscere che, benché insolita, era alquanto ingegnosa.
    “Ma le mani?” chiese. “Perché le mani legate dietro la schiena?”
    Andrea sorrise di nuovo.
    “Mi hanno raccontato che all’inizio i cuochi non ti davano le spalle. Quindi sulla colonna del cuoco venivano legate le mani per evitare che si gesticolasse. Con i gesti era tutto più facile. Magari sbagliavi la parola ma con le mani il messaggio arrivava lo stesso…”
    La colonna del cuoco. Davvero Giovanni voleva diventare cuoco? Passò un’ora prima che quella domanda gli permettesse di prendere sonno.

    P.S.: ho pensato che forse non a tutti piace l’osso buco di cui sopra. Anche se Hannibal è cuoco sopraffino… 😀

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  5. Engles Gozzi, rampante chef formatosi alla corte dell’ALMA e nelle più prestigiose cucine d’Europa, ha bruciato pochi arrosti ma molte tappe. A 27 anni gestisce un ristorante stellato all’ombra della Ghirlandina ma la sua città natale gli sta stretta e, ben presto, anche la cucina da regno diventa prigione. In una continua ricerca di innovazione sulla tradizione, segreti e malcontento condiscono la vita del giovane chef e della sua elite. Tra sapori e dissapori, Engles ormai passa più tempo in TV e attività collaterali che ai fornelli. Dopo due libri di ricette e un’autobiografia, la sua colonna su un quotidiano nazionale lo porterà ad esporsi a nuovi attacchi da parte di critica ufficiale e popolo social. Fino a quando in redazione arriva una mail di un presunto ex amante pronto a rivelare gli ingredienti segreti delle sue ricette e della sua vita privata…

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