Medaglie senza facce


Apoteosi dell’Ordine dei Benedettini, Basilica di San Pietro, Perugia, Antonio Vassilacchi (1592) – Una volta che l’hai visto, non puoi più non vederlo

Ogni medaglia ha due facce, una buona e una cattiva. Ce lo sentiamo dire fin da quando siamo bambini. Lo vediamo nello sport, quando bisogna scegliere palla o campo. Lo vediamo nella vita, il bene da una parte il male dall’altra. Amore, odio. Tutto facile, tutto semplice. Così Giacomo, da quando Antonella lo ha lasciato per un altro, è diventato egli stesso una medaglia. Le donne vanno odiate. Le donne vanno amate. Tutte le donne, come Antonella, chè tanto una vale l’altra.

Per un pezzo la battaglia si svolge nella sua testa, fino al giorno in cui si coagula in qualcosa di più consistente dentro le sue vene e sotto al suo ombelico reclamando un’attenzione diversa. Uno sfogo, diciamo. Comincia a frequentare il “Golden”, una casaccia spersa tra le colline umbre e ricolma dei frutti di cui il suo corpo di maschio ha bisogno. Quella sera non è diversa dalle altre: due ragazze in perizoma, una bionda e una mora, si strusciano contro un palo al ritmo martellante della musica ma Giacomo volta loro le spalle. Se ne sta seduto al bancone, davanti a mezzo gin tonic senza badare al rumore di ghiaccio nei bicchieri, alle chiacchiere volgari, alla salivazione accelerata degli altri maschi che lo attorniano ma attento solo alla piccola goccia di sudore che gli scende tra la barba sfatta, facendogli solletico.

Le conosce già, quelle ragazze sul palco. Le conosce proprio in quel senso lì. Complice l’alcool e il fatto che il mese è appena iniziato, sta pensando se buttare via qualcuno di quei pochi soldi che restano dopo aver pagato gli alimenti. Ancora una volta la mano non è riuscita a supplire, così paga al padrone l’extra servizio, attende senza dare nell’occhio che lo spettacolo termini e che il locale si svuoti. Si ritrovano in cinque, sei, sette, indecisi se evitare di guardarsi in faccia per far finta di essere gli unici oppure fissarsi negli occhi e fare squadra che, nel gruppo, qualsiasi gatto diventa leone. Il palco è vuoto e buio; il silenzio che sovrasta tutto non è migliore dei divanetti di velluto esposti alla luce uniforme che riempie il resto del locale. Quando vede una faccia nota per un istante gli pare di stare al lunedì mattina al binario, tra i pendolari. Qualcuno degli altri sa troppo di uomo, qualcuno invece sa troppo di profumo a buon mercato. Lui spera di non avere odore. Viene il suo turno, appoggia le chiappe su quel letto appena rifatto ma ancora tiepido di altri e come al solito ha due opzioni: finire subito oppure, più facilmente, non incominciare neppure.

Tutto questo fino a quando arriva un giorno che sembra uguale agli altri e non lo è: passa da Perugia e, mentre aspetta un amico per bersi la solita cosa prima di cena, entra nella Basilica di San Pietro. Non sa neppure lui perché, ma entra spedito come se avesse sentito qualcuno chiamarlo per nome. È freddo, dentro, e fa buio anche se non abbastanza;  avanza qualche passo, vede quel quadro e capisce subito che le medaglie non esistono, perché la realtà è una sola.

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11 pensieri riguardo “Medaglie senza facce

  1. Torna a scrivere, la tua scrittura vale la pena di essere letta. Di questo pezzo mi piace qui in particolare: Per un pezzo la battaglia si svolge nella sua testa, fino al giorno in cui si coagula in qualcosa di più consistente dentro le sue vene e sotto al suo ombelico reclamando un’attenzione diversa.
    Comunque un buon testo da capo a piedi. Riesce a dire usando parole diverse dal solito. Scrivi, scrivi e…cosa volevo dire? Ah, sì: scrivi! 😊

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