Racconti diVersi: Cicale – la votazione


photo credit: i voted via photopin (license)

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Viola Emi ha sparigliato le carte e ci ha fatto passare da Guccini alla Parisi: Cicale è diventato il nostro campo di battaglia. Le soluzioni proposte sono molto diverse e sono davvero curioso di vedere quali saranno le preferenze di chi legge.

Vi ricordo che ognuno è libero di votare come crede, però mi sento in dovere di dire che non stiamo facendo una trasposizione da testo a racconto; pertanto, più che premiare l’aderenza di uno svolgimento, mi sentirei di suggerire di premiare lo svolgimento che più abbia colto la sensazione che lascia il testo in esame.

Ricordo anche che i voti sono anonimi e che – in generale – va votato un solo brano. Insieme alla preferenza è necessario dare due righe di motivazione al nostro voto. Ogni esercizio viene presentato in una pagina diversa, secondo l’ordine di arrivo. Giù, più in basso in queste pagine, trovate i numeretti 1, 2, 3, ecc.: questo cappello introduttivo è la pagina 1, gli esercizi sono alle pagine 2 e seguenti. Infine, all’ultima pagina, troverete il modulo per votare e i voti espressi, che riporterò man mano che arrivano. La votazione si chiuderà martedì sera, in tempo per dare un vincitore il prossimo mercoledì per poi giocare con una nuova canzone.

Domani, come accade già da qualche settimana, avremo un’altra puntata di “Sostiene l’autore”: partecipate numerosi!

Buona domenica, buona lettura e buon voto.

Racconti diVersi – Cicale


photo credit: Michel Curi Alvarez Guitars Model No. 5013 via photopin (license)

La settimana scorsa abbiamo rielaborato L’avvelenata di Guccini e Ivano mi ha battuto sul filo di lana raccogliendo quattro preferenze, proponendoci un fantastico svolgimento ambientato nella Grecia antica (e voi sapete, ormai, quanto questo mi abbia fatto piacere). Onore a lui, dunque, e un “Ritenta, sarai più fortunato” a tutti gli altri.

Dato che le canzoni che scelgo io sembrano sconosciute ai più (ma vedrete, andando avanti, che ve ne fornirò di ancora più sconosciute!) e che in diversi avete espresso il desiderio di avere brani di cui fosse più nota anche la musica, oggi prendiamo un pezzo che non potete non conoscere: Cicale. Se passare da Guccini alla Parisi vi pare oltraggioso, e a me senza offesa per nessuno lo pare, potrete rivalervi su Viola Emi: è stata lei la più lesta a richiedere una “dedica”. Eccovi quindi il testo, epurato delle ripetizioni:

Delle cicale
ci cale ci cale ci cale
della formica
invece non ci cale mica

automobili telefoni tivu’
nella scatola del mondo io e tu
per cui la quale
ci cale ci cale ci cale

per carnevale
ci cale ci cale ci cale
di chi fa il pianto
ci cale ma mica poi tanto

sole rosso fa l’arancia..
di lassu’
luna gialla fa il limone..
di quaggiu’
per cui la quale
ci cale ci cale ci cale

non voglio fare l’altalena..
su e giu’
io sto bene dove..
ci sei tu

cica cica’..
e questo e’ brutto e questo e’ bello..
chi lo sa’..
merlo del castello..
vola e va’
cica cica’..
io sto’ qua.. ah..

Di chi sta’ male
ci cale ci cale ci cale
di chi fa il pianto
ci cale ma mica poi tanto

Buona scrittura e ci vediamo domenica per la consueta votazione!

Racconti diVersi: l’avvelenata – la votazione


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Sole, caldo, ferie incombenti o magari già iniziate: motivi buoni per frenare l’affluenza alle urne e anche la partecipazione agli esercizi. Questa non è una tirata d’orecchie, è proprio che vi capisco e un poco vi invidio. (Edit: Che poi non è vero: la notte – specie quella prima degli esami – porta sempre consiglio).

I racconti di oggi sgorgano da L’avvelenata di Guccini. Vi ricordo che ognuno è libero di votare come crede, però mi sento in dovere di dire che non stiamo facendo una trasposizione da testo a racconto; pertanto, più che premiare l’aderenza di uno svolgimento, mi sentirei di suggerire di premiare lo svolgimento che più abbia colto la sensazione che lascia il testo in esame.

Ricordo anche che i voti sono anonimi e che – in generale – va votato un solo brano. Insieme alla preferenza è necessario dare due righe di motivazione al nostro voto. Ogni esercizio viene presentato in una pagina diversa, secondo l’ordine di arrivo. Giù, più in basso in queste pagine, trovate i numeretti 1, 2, 3, ecc.: questo cappello introduttivo è la pagina 1, gli esercizi sono alle pagine 2 e seguenti. Infine, all’ultima pagina, troverete il modulo per votare e i voti espressi, che riporterò man mano che arrivano. La votazione si chiuderà martedì sera, in tempo per dare un vincitore il prossimo mercoledì per poi giocare con una nuova canzone.

Buona domenica, buon mare, buona lettura e buon voto.

EDIT: Si sono aggiunte anche Marina e Isabella.

Racconti diVersi – L’avvelenata


photo credit: Michel Curi Alvarez Guitars Model No. 5013 via photopin (license)

Il nostro esperimento pare riuscito: abbiamo preso “Lei ha la notte” e ne abbiamo fatto racconti. Tra tutti i partecipanti si sono distinti Marina, che ha raccolto tre voti, seguita da Elisa e Ivano (con il suo secondo esercizio) che hanno avuto due preferenze. Complimenti a loro e a noi tutti non resta altro che riprovare.

La canzone di questa settimana è datata e famosissima. Scritta da un poeta vero in uno di quei momenti di sconforto che le accuse e le dietrologie tipiche del decennio tra il ’68 e il ’77 dovevano scatenare a ogni piè sospinto. Oggi l’avvelenata avrebbe meno rabbia e molta mestizia, in questo modo che si disinteressa di politica (quella vera, quella alta) e preferisce i selfie.

Ma tant’è: godiamoci il testo di Guccini e diamo la stura alle idee. Vi ricordo che una canzone è anche – e soprattutto – una sensazione e che noi non giochiamo a fare un riassuntino ma, attraverso un racconto ispirato dal testo, ricreare un’atmosfera:

Ma s’ io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto, le attuali conclusioni
credete che per questi quattro soldi, questa gloria da stronzi, avrei scritto canzoni;
va beh, lo ammetto che mi son sbagliato e accetto il “crucifige” e così sia,
chiedo tempo, son della razza mia, per quanto grande sia, il primo che ha studiato…

Mio padre in fondo aveva anche ragione a dir che la pensione è davvero importante,
mia madre non aveva poi sbagliato a dir che un laureato conta più d’ un cantante:
giovane e ingenuo io ho perso la testa, sian stati i libri o il mio provincialismo,
e un cazzo in culo e accuse d’ arrivismo, dubbi di qualunquismo, son quello che mi resta…

Voi critici, voi personaggi austeri, militanti severi, chiedo scusa a vossìa,
però non ho mai detto che a canzoni si fan rivoluzioni, si possa far poesia;
io canto quando posso, come posso, quando ne ho voglia senza applausi o fischi:
vendere o no non passa fra i miei rischi, non comprate i miei dischi e sputatemi addosso…

Secondo voi ma a me cosa mi frega di assumermi la bega di star quassù a cantare,
godo molto di più nell’ ubriacarmi oppure a masturbarmi o, al limite, a scopare…
se son d’ umore nero allora scrivo frugando dentro alle nostre miserie:
di solito ho da far cose più serie, costruire su macerie o mantenermi vivo…

Io tutto, io niente, io stronzo, io ubriacone, io poeta, io buffone, io anarchico, io fascista,
io ricco, io senza soldi, io radicale, io diverso ed io uguale, negro, ebreo, comunista!
Io frocio, io perchè canto so imbarcare, io falso, io vero, io genio, io cretino,
io solo qui alle quattro del mattino, l’angoscia e un po’ di vino, voglia di bestemmiare!

Secondo voi ma chi me lo fa fare di stare ad ascoltare chiunque ha un tiramento?
Ovvio, il medico dice: “sei depresso”, nemmeno dentro al cesso possiedo un mio momento.
Ed io che ho sempre detto che era un gioco sapere usare o no ad un certo metro:
compagni il gioco si fa peso e tetro, comprate il mio didietro, io lo vendo per poco!

Colleghi cantautori, eletta schiera, che si vende alla sera per un po’ di milioni,
voi che siete capaci fate bene a aver le tasche piene e non solo i coglioni…
Che cosa posso dirvi? Andate e fate, tanto ci sarà sempre, lo sapete,
un musico fallito, un pio, un teorete, un Bertoncelli o un prete a sparare cazzate!

Ma s’ io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto, forse farei lo stesso,
mi piace far canzoni e bere vino, mi piace far casino, poi sono nato fesso
e quindi tiro avanti e non mi svesto dei panni che son solito portare:
ho tante cose ancora da raccontare per chi vuole ascoltare e a culo tutto il resto!

Buona scrittura e ci vediamo domenica per la consueta votazione!

Racconti diVersi: la votazione


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Riprendiamo la vecchia abitudine di votare gli esercizi del mercoledì: non stiamo più parlando di thriller paratattico ma dei Racconti diVersi, in cui prendiamo una canzone e cerchiamo di tradurla in qualche riga di racconto. Il testo di questa settimana è Lei ha la notte. Ognuno è libero di votare come crede, però mi sento in dovere di dire che non stiamo facendo una trasposizione da testo a racconto; pertanto, più che premiare l’aderenza di uno svolgimento, mi sentirei di suggerire di premiare lo svolgimento che più abbia colto la sensazione che lascia il testo in esame.

Ricordo a tutti che i voti sono anonimi e che – tendenzialmente – va votato un solo brano. Insieme alla preferenza è necessario dare due righe di motivazione al nostro voto. Ogni esercizio viene presentato in una pagina diversa, secondo l’ordine di arrivo. Giù, più in basso in queste pagine, trovate i numeretti 1, 2, 3, ecc.: questo cappello introduttivo è la pagina 1, gli esercizi sono alle pagine 2 e seguenti. Infine, all’ultima pagina, troverete il modulo per votare e i voti espressi, che riporterò man mano che arrivano. La votazione si chiuderà martedì sera, in tempo per dare un vincitore il prossimo mercoledì per poi giocare con una nuova canzone.

Buona domenica, buona lettura e buon voto.

Racconti diVersi


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La settimana scorsa un autore ha presentato un testo che, a modo proprio, ricalcava una celebre canzone di Lucio Dalla. La discussione che ne è nata è stata diversa dalle solite, con alcune considerazioni sul fatto che potesse essere inadatta alla rubrica in quanto “esercizio di stile”. Nello stesso contesto, in un paio di occasioni diverse si è convenuto che l’esercizio di trasporre testi in piccoli racconti è tutt’altro che banale.

Persino in un grande contenitore di musica leggera come è Sanremo vengono valutati, per quanto ne so, i testi dei brani alla luce della loro capacità di raccontare una storia o di usare la lingua, al di là dell’aspetto puramente vocale e canoro. Mi piacerebbe quindi fare un esperimento, una specie di erede morale del mitico Thriller paratattico: prendere una canzone e declinarla in un breve brano. Perché noi siamo esperti di storie in sei parole e non abbiamo bisogno di pagine su pagine, ma ci bastano un pugno di righe per rendere un racconto

Come primo tentativo potremmo prendere proprio un brano sanremese del 2006 dal titolo “Lei ha la notte” di Tiziana Blu, Nicky Nicolai, Marco D’Angelo, Marco Rinalduzzi:

Sempre il solito via vai
Notte che non passa mai
Labbra rosso fuoco: è lei
Hai mai visto Dio com’è?
Rosa guarda il tipo e
Stringe la borsetta a sé
Guarda nei suoi occhi e poi
Ride mentre dice «sì»
Vieni a riscaldarti un po’
In un bar con me
Lei ha la notte
Ed ha il sorriso che è per lui
E la tristezza e la bellezza
L’ebrezza della sera
Lui non se ne andrà più via
Brulichio di gente e smog
Crepitio di neon e drink
Ghiaccio nei bicchieri e… lei
E qualunque vita sia
Ma che differenza fa
Rosa beve il whisky e via
Se ne va con lui
Lei ha la notte
E la tristezza e la bellezza
Ed ha la quiete e la tempesta
La pelle più perfetta
Lei da quel che ha
Da via quel che ha …se
Lei, lui, la città
Sul fondo c’è già
Un’alba che da
La luce del giorno
E nello sguardo e sulle labbra
Le lacrime, le stelle
Per lui lei avrà
Disse al vento che passò
Spargi i desideri che ho.

Potete provare a scrivere il racconto oppure dire perché, secondo voi, questa canzone o nessun’altra canzone sia adatta. Oppure che l’esercizio sia troppo complicato, o stupido, o quello che pensate. Vediamo se riusciamo a capire meglio cosa ci si possa fare davvero, con il testo di una canzone.