La verità è l’anima della storia: un po’ di accademia.


Abbiamo preso il thriller paratattico e abbiamo cercato di capire come la costruzione di una storia abbia a che fare con la verità. Meglio: con la nostra verità. I voti non sono stati molti ma alla fine hanno premiato Helgaldo. La cosa interessante, al di là delle spiegazioni date dai votanti, è cercare di capire in profondità perché sia stato scelto lui e non gli altri. Il fatto è che lui ha più mestiere di noi e ha svolto l’esercizio in maniera corretta. Di certo meglio di me, che predico (forse) bene ma fatico ancora a calare la scrittura in certi meccanismi. La sua storia è risultata più vera, più credibile; al nucleo di quello che ha scritto c’è una verità in cui lui per primo crede mentre io ho fatto l’istrione e ho gridato parole travestite da verità ma vuote. Chi legge è in grado di percepirlo: in un caso la storia è interessante e nell’altro ci è indifferente.

Provate a fare mente locale per un attimo: perché il thriller paratattico funziona come esercizio? Helgaldo sostiene che sia perché è scritto sufficientemente male, a bella posta. No: il thriller funziona perché sono solo fatti e non c’è “storia”. Una storia non ha nulla a che fare con i fatti che la compongono. Prendete la vita di Giovanna d’Arco: è stata ripresa molte volte e voi stessi avrete forse visto diversi film che la riguardano. I fatti saranno sempre quelli: la nascita, le visioni, le battaglie, la caduta, il rogo. Eppure ogni film, ogni regista, ne avrà tratto una storia diversa, con una protagonista del tutto diversa: a volte pazza, a volte santa, a volte libera e battagliera e così via. Perché i film sono persino all’opposto, dunque? Perché ciascuno di essi è una diversa metafora della vita e racconta una verità: quella dell’autore della sceneggiatura.

Narrare è dimostrare questa verità in modo creativo. La storia è la prova vivente di un’idea; la conversione in azione di quell’idea. Una storia è il modo in cui si dimostra quell’idea senza spiegarla.

Thriller n. 71: la votazione


photo credit: i voted via photopin (license)

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Riprendiamo le nostre vecchie abitudini: c’è un thriller da votare. Abbiamo tempo per farlo fino a mercoledì, quando non ci sarà un nuovo thriller ma forse qualcosa sui dialoghi. Vedremo. Oggi comunque sui torna a parlare della Verità e del modo in cui autori, narratori e personaggi sono in grado di trasmetterla.

Nelle pagine seguenti ci sono gli esercizi, riportati in ordine di apparizione. Nell’ultima pagina trovate il modulo per la votazione e anche i voti, man mano che arriveranno.

Buona lettura, buon voto e buon thriller a tutti.

Thriller n. 56: la votazione


photo credit: i voted via photopin (license)

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L’effetto da cercare, questa volta, era sonoro. Abbiamo chiesto aiuto alla poesia e ai futuristi e abbiamo scritto le nostre versioni zeppe di allitterazioni, onomatopee e tutti i trucchi di cui siamo stati capaci per trasformare il povero lettore in un rumorista.

Nelle pagine seguenti ci sono gli esercizi, riportati in ordine di apparizione. Nell’ultima pagina trovate il modulo per la votazione e anche i voti, man mano che arriveranno.

Settembre, andiamo. È tempo di migrare

Le idee: stanno bene all’aria. Inutile tenerle in cattività, rinchiuderle: in quel caso avvizziscono e non generano prole. Ma, messe in circolo, producono altre idee e contribuiscono a rendere migliore l’ambiente mentale in cui pensiamo. Ecco allora che, come ho ricevuto il thriller paratattico, lo cedo. Lo cedo a Marina, che da domani ne sarà unica responsabile e vestale. Lo faccio con la benedizione di Helgaldo, padre di queste poche righe e pastore emerito di tutti i modi in cui sono state piegate, ricamate, stravolte.

Buona lettura, buon voto e buon thriller a tutti.

Thriller paratattico n. 56: effetti sonori


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Il bullet time si è rivelato un esercizio ostico. In quanto tale, non ci sono state versioni del thriller in grado di mettere d’accordo i lettori, che invece hanno distribuito i propri voti in maniera quasi equanime (a parte l’unico che, con omerico giudizio, apertamente ha votato per “nessuno”). Ebbene, questa settimana è andata patta. Vedremo oggi, se sapremo fare di meglio.

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Una cosa fondamentale, nel cinema ma non solo, sono gli effetti sonori. Anche nei testi scritti la cosa riveste una grande importanza. I poeti si sono scatenati fin dall’antichità tra onomatopee, allitterazioni, varie ed eventuali pur di farci sentire i suoni di quello che descrivevano. E che dire dei futuristi? Avevano una visione del mondo e una filosofia opinabili, ma di certo non si sono risparmiati sulla sperimentazione.

Impossibile, in questo contesto, non citare per esempio Zang Tumb Tumb di Marinetti o E lasciatemi divertire di Palazzeschi. Sono solo due, questi, tra i molteplici esempi che si possono trovare; ora sta a noi provare a infondere qualcosa di questa tecnica nel nostro thriller. Un esempio che non venga dalla poesia ce lo offre persino Jules Verne in un racconto che si chiama Frritt-Flacc, in cui lui stesso spiega:

« Frritt!… c’est le vent qui se déchaîne.
Flacc!… c’est la pluie qui tombe à torrents.»

per quanto io preferisca l’uso oculato dell’allitterazione, cosa nella quale D’Annunzio eccelleva (a mio modesto parere). Il rischio, altrimenti, è che si finisca per inserire le classiche onomatopee da fumetto, tipo BANG!, SPLASH!, CRASH! o altre che ricalcano i relativi verbi inglesi, invece di riprodurre gli effetti delle sonorità attraverso le parole. Un esempio che a me piace molto è la celeberrima La pioggia nel pineto, ma basta leggere questi due versi de La sera fiesolana per rendersene conto:

Fr/e/sche le mie parole ne la s/era
ti sien come il fruscìo che fan le foglie

Un’ultima nota di colore per gli amici imprendautori: mentre mi leggevo un po’ di cose di Marinetti, ho scoperto che era uno abituato a stampare i libri a sue spese e a distribuirli gratuitamente. Altro che EAP o ebook a € 0,99.

Prima di cominciare, vi ricordo il Thriller Paratattico di Helgaldo con Hitchcock:

Una giovane donna si trova sperduta nel quartiere parigino di Montmartre, intorno a lei una scura coltre di buio. La giovane cammina fra i vicoli costeggiando un lungo muro, ha paura, entra finalmente in una casa. Sale le scale, comincia a intravedere una luce, si trova nel mezzo di un bar frequentato da uomini ubriachi. Gli uomini si avventano su di lei: la vogliono rapinare, forse abusarne. La donna urla di terrore, i maniaci la legano, la buttano in un fiume, aspettano sulla riva di vederla divorata dai topi. La donna sprofonda nell’acqua, comincia a dondolare. Si sente soffocare. Una mano la scuote, si sveglia, finalmente la voce amica del dentista: «Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!».

Buona scrittura a tutti, ci vediamo domenica per la votazione!

Thriller n. 55: la votazione


photo credit: i voted via photopin (license)

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Eccoci alle prese con gli effetti speciali, in particolare con il bullet time. L’esercizio era difficile, questa volta, ma sono stati proposti diversi modi interessanti per risolverlo.

Nelle pagine seguenti ci sono gli esercizi, sono riportati in ordine di apparizione. Nell’ultima pagina trovate il modulo per la votazione e anche i voti, man mano che arriveranno.

Buona lettura e buon voto.

Thriller paratattico n. 55: effetti speciali – bullet time


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La prima votazione dell’anno ha portato una ventata di novità: Alessandro e Barbara si sono aggiudicati il thriller ispirato a The net, contendendo a Darius il risultato fino alla fine. Hai visto, Barbara, che i lettori non hanno paura dei termini tecnici ma, anzi, li hanno apprezzati? Ricordatevi di non sottovalutare mai i lettori, per quanto pensiate di andare a scrivere una cosa difficile. Perché non ci sono in narrativa cose difficili e facili, ma solo scritte bene o scritte male. Con buona pace di Dan Brawn e del suo Crypto. Tra l’altro, la vittoria di Alessandro sfata ancora una volta il mito dei gruppi chiusi, dove vincono i soliti noti: qui vincono i pezzi migliori (altrimenti vincerei sempre e solo io!).

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Adesso che ci siamo scaldati, possiamo ricominciare con le cose più difficili: gli effetti speciali cinematografici. L’idea, vi ricordo, è di scoprire quali figure retoriche e tecniche varie rendano al meglio gli effetti cui il video ci ha ormai abituati. Molti di noi, quando pensano le scene prima di scriverle, le vedono come se fossero al cinema; purtroppo, però, trasportare in parole l’effetto di una musica inquietante o di un’apparizione improvvisa è tutt’altro che semplice: questi esercizi vorrebbero essere uno studio dei metodi che ci possano aiutare in questo frangente. Prima di passare all’esercizio di oggi, vi chiedo se ci siano degli effetti che vorreste portare all’attenzione di tutti: per ora abbiamo visto il lens flare, l’acusma e il piano sequenza. Scrivetelo qui, nei commenti, o mandatemi una mail, e io lo metterò tra i prossimi esercizi del thriller.

Oggi parliamo di un effetto che negli ultimi anni va per la maggiore: il bullet time. Inventato per Matrix (ma già conosciuto come fotografia time-slice) è un modo visivamente impressionante per focalizzarsi su azioni velocissime che altrimenti sfuggirebbero allo spettatore. Siete liberi di inserirlo nel punto che preferite: fateci vedere – anche al rallentatore! – di cosa siete capaci.

Prima di cominciare, vi ricordo il Thriller Paratattico di Helgaldo con Hitchcock:

Una giovane donna si trova sperduta nel quartiere parigino di Montmartre, intorno a lei una scura coltre di buio. La giovane cammina fra i vicoli costeggiando un lungo muro, ha paura, entra finalmente in una casa. Sale le scale, comincia a intravedere una luce, si trova nel mezzo di un bar frequentato da uomini ubriachi. Gli uomini si avventano su di lei: la vogliono rapinare, forse abusarne. La donna urla di terrore, i maniaci la legano, la buttano in un fiume, aspettano sulla riva di vederla divorata dai topi. La donna sprofonda nell’acqua, comincia a dondolare. Si sente soffocare. Una mano la scuote, si sveglia, finalmente la voce amica del dentista: «Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!».

Buona scrittura a tutti, ci vediamo domenica per la votazione!