Calvinata a tre quarti


Come ogni domenica, in questi ultimi tempi, eccoci al consueto aggiornamento sul progetto. Anche questa settimana abbiamo progredito ed ormai stiamo effettuando il countdown per il termine della scrittura dei nodi. Il finale è stato deciso ed ormai si tratta solo di completare il disegno riempiendo gli spazi con il puntino.

Come nelle migliori grandi aziende, direi che possiamo già permetterci il lusso di un preconsuntivo: il progetto è andato bene, al di là delle più rosee aspettative. Un’idea nata pigramente si è trasformata nel giro di un paio di mesi in un prodotto (quasi) finito; da un certo punto di vista si può affermare che l’idea mi sia sfuggita di mano, perché il tutto si è sviluppato con una velocità tale da non lasciare quasi il tempo di rifletterci su.

Il risultato finale è, a mio modo di vedere, piuttosto interessante: si presta ad una lettura “tradizionale”, per così dire, come ad una lettura ipertestuale. Data la peculiarità di costruzione, però, una lettura sequenziale genere un comprensibile effetto “straniamento”, come se guardassimo i fotogrammi di una scena tutti insieme e non uno alla volta.

Facciamo un passo indietro: il concetto alla base dell’approccio seguito nella Calvinata era quello del cinema, nel senso che il gusto della storia doveva essere data dalla successione di nodi (o capitoli, per così dire) che conducessero il lettore verso una ben precisa sensazione. Durante la stesura abbiamo aggiunto a questo vincolo anche il fatto che ci sono diverse “correnti” che fluiscono nella medesima trama: chi legge, quindi, sceglie non tanto la storia (che è unica) ma il “taglio” che preferisce dare alla storia. Si possono scegliere nodi scritti con uno stile più incisivo oppure altri più descrittivi e romantici.

Il fatto è che il tutto non è un mero esercizio di stile, ma la storia attraversa vicissitudini diverse che però fanno capo tutte alla stessa trama; ciascuna si focalizza su un aspetto diverso di un intreccio complesso, trattandolo ed esponendolo secondo il proprio stile peculiare. Per dare modo a chi legge di non saltare nel buio facendo una scelta, prima di ogni opzione un paio di versi in endecasillabo segnalano “il bivio”, cercando di anticipare il “gusto” del nodo che si visiterà: una soluzione stilistica che non credo di aver mai visto, ma che mi piace moltissimo.

Il fatto di terminare la scrittura, comunque, non significa certo aver terminato. Adesso comincia il difficile: si tratterà di effettuare un po’ di editing e verificare il funzionamento del tutto.

La luce è chiara e forte, in fondo al tunnel.

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Calvinata a quota due terzi


Il bicchiere ormai è più pieno che vuoto. In questi giorni di festa abbiamo accelerato un po’ ed ormai abbiamo quasi chiuso i primi due tempi — cioè le parti — che riguardavano l’amore terreno e l’amore per le leggi. Manco solo io, con le ultime due pagine, per completare; poi ci rimane da scrivere solo quella finale.

Per ora è andato tutto al di là delle più rosee aspettative: sotto l’anonimo aspetto di un romanzo a scelta c’è in realtà la stessa trama servita in tutte le salse possibili. Non ci sono scelte astruse, del tipo: “Ci sono due porte, quale scegli?”

Come fa il lettore a sceglierne una? A caso, naturalmente.

Invece noi abbiamo prodotto, finora, una storia che permette a chi legge di gustare lo stesso soggetto in gradazioni che vanno dal romanzo rosa fino a quello d’azione, solo seguendo la propria volontà. Davanti ad ogni scelta ci sono infatti un paio di versi in endecasillabo che danno il gusto, in anticipo, di cosa si troverà dall’altro lato del link. Poiché in ogni nodo, cioè in ogni capitoletto, sono sempre presenti almeno due possibilità di uscita, abbiamo veramente dato una scelta a chi legge senza per forza costringere un romanzo in un videogioco.

Ed ora, come dicevo, rimane solo l’ultima parte. Perché “solo”? Perché sarà quella più difficile, credo. Dopotutto descrivere l’amore per il bello in sé non è per nulla semplice, tanto che Dante stesso, alla fine del Paradiso, dice che A l’alta fantasia qui mancò possa. E se si è fermato lui…

Ma noi siamo coraggiosi sperimentatori. Eviteremo di virare sul religioso e la storia, per fortuna, non lo richiede.

Ci siamo dati come obbiettivo finale massimo la metà del mese prossimo: rimanete sintonizzati perché, se non arrivano intoppi al momento imprevedibili, in un paio di settimane ci sarà un nuovo romanzo breve da leggere.

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L’iperromanzo non è un romanzo


Oggi scriverò poche righe: giusto una nota per ragguagliarvi sullo stato del progetto “La Calvinata”.

Prima di tutto la decisione di introdurre situazioni “trigger”, cioè ambientazioni oppure parole che introducano oppure identifichino l’esistenza di un link. Questo dovrebbe aiutare chi legge ad identificare meglio l’esistenza di un collegamento che porti da un’altra parte del racconto, al di là del fatto che poi il segno sia visibile anche graficamente. Giusto per chiarire il concetto è l’uso del telefono che viene fatto nel film “Matrix”: quando sente squillare l’apparecchio, lo spettatore sa che si stanno per mettere in comunicazione il mondo reale con quello simulato.

Anche la definizione di una possibile trama ha fatto qualche passo avanti: usare le funzioni di Propp dà la garanzia di avere uno svolgimento appassionante, anche se in realtà, al termine, l’impressione sarà forse quella di aver letto una raccolta di racconti piuttosto che un romanzo. La pratica di spezzare una storia è comunque piuttosto comune: basti prendere un qualsiasi romanzo epistolare oppure “Mondo piccolo” di Don Camillo. In entrambi i casi si troveranno molte piccole storie che, lette una di seguito all’altra, danno comunque l’impressione di essere un unico racconto.

Infine una notazione di carattere tecnico, se così si può dire. Scrivere un iperromanzo è molto diverso dallo scrivere un libro — da cui il titolo di questo post. La costruzione di un’intelaiatura per la trama passa in secondo piano mentre assume grande importanza la struttura “fisica” della storia. In questo senso siamo molto più vicini alle metodologie di lavoro che accompagnano lo sviluppo di un software o di un sito piuttosto che al lavoro normale di chi scrive.

Non fatevi spaventare da tanta teoria e paroloni: anche se non sembra stiamo producendo una specie di videogame che non avrà bisogno di una playstation per essere giocato. Vi invito ancora una volta a fare un giro sul blog del progetto http://calvinata.blogspot.it e, magari, ad aderire. L’unione fa la forza e tante penne danno al collettivo — o alla cooperativa, come mi piace chiamarla — una forza che nessuno di noi possiede singolarmente. Se ci sono aspetti poco chiari domandate e qualcuno sicuramente risponderà ai vostri dubbi.

Buona domenica e ci vediamo sulla “Calvinata”!