Thriller n. 38: la votazione


photo credit: i voted via photopin (license)

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Abbiamo giocato a fare i poeti ma, invece di usare le parole, abbiamo usato gli a capo, le virgole, i punti. Ognuno ha seguito il ritmo dettato dal proprio cuore, in quel testo fisso che è il thriller paratattico, e ha provato a renderne gli altri partecipi.

Questo è il risultato finale; come sempre, in ordine di apparizione. Ora tocca a voi giudicare. Voi che partecipate, ma soprattutto voi che leggete. Buona domenica e buona lettura.

#

Michele

Una giovane donna si trova
sperduta,
nel quartiere parigino di Montmartre.
Intorno a lei una scura
coltre di buio;
la giovane
cammina
fra i vicoli
costeggiando
un lungo muro.
Ha paura. Entra
– finalmente! –
in una casa
sale
le scale
comincia a intravedere.
Una luce.
Si trova nel mezzo di un bar
frequentato da uomini ubriachi
gli uomini si avventano su di lei
la vogliono rapinare
forse abusarne.
La donna
urla
di terrore.
I maniaci
la legano,
la buttano,
in un fiume.
Aspettano sulla riva
di vederla
divorata dai topi;
la donna sprofonda
nell’acqua.
Comincia a dondolare,
si sente soffocare.
Una mano
la scuote
si sveglia
– finalmente! –
la voce amica
del dentista.
Tutto fatto
signora
mezza corona
prego.

Marina

Una giovane donna
si trova sperduta nel quartiere parigino
di Montmartre.
Intorno a lei,
una scura coltre di buio.
La giovane cammina
fra i vicoli,
costeggiando un lungo muro.
Ha paura,
entra finalmente in una casa,
sale le scale,
comincia a intravedere
una luce.
Si trova nel mezzo di un bar
frequentato da uomini
ubriachi.
Gli uomini
si avventano su di lei,
la vogliono rapinare,
forse
abusarne.
La donna urla di terrore.
I maniaci la legano,
la buttano in un fiume,
aspettano
sulla riva
di vederla divorata dai topi.
La donna sprofonda
nell’acqua.
Comincia a dondolare,
si sente soffocare.
Una mano la scuote,
si sveglia,
finalmente.
La voce amica del dentista:
tutto fatto, signora,
mezza corona,
prego.

iara R.M.

Una giovane,
donna,
si trova sperduta
nel quartiere parigino
di Montmartre.
Intorno a lei
una scura coltre,
di buio.
La giovane,
cammina,
fra i vicoli
costeggiando un lungo muro.
Ha paura,
entra,
finalmente in una casa.
Sale le scale,
comincia a intravedere,
una luce si trova.
Nel mezzo di,
un bar,
frequentato da.
Uomini ubriachi,
gli uomini!
Si avventano su di lei.
La vogliono,
rapinare forse,
abusarne la donna.
Urla,
di terrore.
I maniaci la legano,
la buttano in un fiume.
Aspettano sulla riva
di vederla,
divorata dai topi.
La donna,
sprofonda,
nell’acqua comincia a dondolare.
Si sente soffocare.
Una mano,
la scuote,
si sveglia, finalmente.
La voce amica,
del dentista:
tutto fatto, signora.
Mezza corona, prego.

Helgaldo

Una giovane,
donna
si trova.

Sperduta,
nel quartiere
parigino
di Montmartre,
intorno a lei.

Una scura
coltre di buio,
la giovane.

Cammina,
fra i vicoli
costeggiando.
Un lungo muro
ha paura.

Entra
finalmente
in una casa.
Sale le scale
comincia a
intravedere.

Una luce
si trova
nel mezzo
di un bar
frequentato
da uomini.

Ubriachi
gli uomini,
si avventano.
Su di lei
la vogliono,
rapinare forse.

Abusarne,
la donna.
Urla,
di terrore.

I maniaci
la legano
la buttano.
In un fiume
aspettano sulla
riva di vederla.

Divorata dai topi
la donna sprofonda.
Nell’acqua comincia
a dondolare si sente.
Soffocare una mano
la scuote si sveglia.

Finalmente
la voce,
amica
del dentista
tutto fatto.

Signora mezza corona!
Prego.

***

Il voto è anonimo.

***

  1. Voto per: Helgaldo
    Commento: E’ una votazione difficile, il testo ovviamente è sempre lo stesso e la mia mente non troppo portata alla poesia, anche se mi piace.
    Helgaldo mi ha solleticato di più con le frasi spezzate in quel modo, l’unico a farlo. Tutto qui.
    Però bravi tutti ad averci provato, uscendo dalla prosa a cui si è abituati.
  2. Voto per: Nessuno
    Commento: Poche le versioni postate, forse l’ultima realizza una cadenza poetica, a tratti.
  3. Voto per: Helgaldo
    Commento: È riuscito a dare una struttura poetica a un brano che non si presta facilmente allo scopo.
  4. Voto per: Helgaldo
    Commento: Ha motivato bene il ritmo poetico scelto per il brano
  5. Voto per: Michele
    Commento: La sua versione mi convince di più.
  6. Voto per: Iara RM
    Commento: Un bel ritmo dato alle parole. Il thriller mi è parso più poetico. Mi è piaciuto come ha interrotto alcune frasi per costruire immagini nuove.

Thriller paratattico n. 38: se la poesia è questione di spazio


foto_luna_horror

 

La votazione dei thriller 36 e 37 non è stata un successo. Per essere sinceri, un po’ me l’aspettavo: mi dispiace per lo sforzo che avete fatto, che meritava miglior sorte, ma la tecnica è complessa e non è semplice renderle giustizia in dieci o venti righe.  Vi chiedo scusa per l’esercizio fuori misura – dato il taglio del nostro caro paratattico – e spero almeno di aver dato a tutti voi uno spunto di riflessione; ché di sicuro è meglio speso il tempo per pensarne a fondo le implicazioni piuttosto che accontentare me e scrivere una nuova versione della storia della bella dispersa per Montmartre.

#

Dopo la fatica della backstory, oggi tiriamo un po’ il fiato. Vorrei rifare con voi un esperimento che ha proposto Mozzi qualche tempo fa: non so di preciso cosa stesse cercando di dimostrare, ma so che il risultato è stato interessante. Gli articoli originali sono questi:

Si tratta di ripulire il thriller di tutta la punteggiatura e poi farne una poesia, semplicemente rimettendo gli a capo e l’interpunzione che si ritiene necessaria. Il risultato – e la discussione – su Vibrisse sono stati pieni di spunti e sono curioso di scoprire se anche il nostro mitico thriller saprà mostrare che, sotto la scorza del sogno angoscioso, cela un’anima poetica. La cosa bella sarebbe se anche voi, come già là, argomentaste perché quegli a capo, virgole e punti, messi proprio lì, rendano il testo poetico.

Prima di cominciare, vi ricordo il Thriller Paratattico di Helgaldo con Hitchcock (già ripulito di tutto quanto non necessario):

una giovane donna si trova sperduta nel quartiere parigino di Montmartre intorno a lei una scura coltre di buio la giovane cammina fra i vicoli costeggiando un lungo muro ha paura entra finalmente in una casa sale le scale comincia a intravedere una luce si trova nel mezzo di un bar frequentato da uomini ubriachi gli uomini si avventano su di lei la vogliono rapinare forse abusarne la donna urla di terrore i maniaci la legano la buttano in un fiume aspettano sulla riva di vederla divorata dai topi la donna sprofonda nell’acqua comincia a dondolare si sente soffocare una mano la scuote si sveglia finalmente la voce amica del dentista tutto fatto signora mezza corona prego.

Buona scrittura a tutti e arrivederci a domenica, per la votazione finale.

 

Rintra lu to situ mi trasi


Questa è un’altra storia a richiesta. Marina ha detto:

Prima o poi ti verrà l’ispirazione per dedicarmi una bella poesia in rima… in dialetto siculo?

Che dire? Per quanto mi piaccia leggerla e mi diverta scriverla, la poesia non è proprio il mio campo. E poi non so il romanesco, che pure tra tv e letteratura si sente spesso, figuriamoci il siciliano. Però ogni richiesta è un ordine, e ci ho provato. Ho scartabellato in rete per dizionari dialettali e rimari fino ad avere qualcosa di passabile. Qualcosa che probabilmente mescolava termini dal palermitano al nisseno, dal ragusano al catanese, conditi e legati dal gusto del mio orecchio. Prima di sottoporla a voi ho avuto la consulenza diretta della destinataria, per sistemare tutte quelle parole ed espressioni che, diciamolo, avevo proprio tirato a indovinare. In particolare mi piace molto quel “prisciusu” al posto di un “tacchiatu” trovato in rete: oltre al significato letterale di “fretta”, si aggiunge anche l’assonanza con “prezioso”. Il che, nei riguardi della Poesia, è come minimo dovuto. Grazie, Marina!

Buona lettura.

photo credit: etna via photopin (license)

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***

Rintra lu to situ mi trasi
chista fimmina ‘nsistenti
ca pritenti ca tu prisenti
nfrucchiati quattru versi;

si fussi puru capaci
di scriviri prisciusu!
Ma d’un niegghia si figghiolu
di pì cìertu, tu nun canci.

O Michele scimunitu,
chi fiura ca facisti!
Ammucciati, su, lestu.

Cu ddi uocchi tristi
a fimmina hai scunchiuto:
megghiu l’ali ti mittisti!

***

Queste storie sono scritte su richiesta dei lettori. Richiedine una o leggi quelle già scritte in Dimmi che storia scrivere.

 

Un sogno spazzato via dalla luce


photo credit: Smokescreen_2 via photopin (license)

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Ezra Pound: A Few Don’ts for Those Beginning to Write Verse (1913)

http://www.brainpickings.org/index.php/2012/08/21/ezra-pound-a-few-donts/

“Consider the way of the scientists rather than the way of an advertising agent for a new soap.”

***

La poesia non è il mio forte, per dirla in maniera gentile. Così, per questa volta, dovrete accontentarvi di qualche haiku sui sogni che sfumano; però non disperate: il prossimo post è già pronto.

Cenere, fumo
sfuggente tra le dita:
domani infranto.

Va! Cavalca, Mab!
Galoppa nella notte,
strega regina.

Notturna gemma,
trafitta dalla luce
fuggi dispersa.

Vivo davvero,
nel mio onirico reame.
Ma sorge il giorno.

***

Vedi tutti i Consigli di scrittura di grandi autori

Sulle onde del respiro


Advice on Writing: Collected Wisdom from Modernity’s Greatest Writers

http://www.brainpickings.org/index.php/2011/12/29/advice-to-writers/

“Breathe in experience, breathe out poetry.” ~ Muriel Rukeyser

***

Inspiro…

Le amarezze della vita, le disillusioni, i tradimenti degli amici, le bollette in ritardo, le inutili sfuriate di un capo ignorante, i troppo pochi giorni di festa, le estati che non bastano mai, il tempo bello (ma mai nel weekend), i treni in ritardo, il traffico che non si muove quando hai fretta, il poliziotto puntiglioso che appare dietro una curva, il bancomat che ha superato il limite, il sugo che macchia la camicia pulita.

Espiro…

Guardarsi dietro e sorridere, i sogni che vivono sulla luna e che vengono anche tra noi, gli amici che sono il sale della vita, le comodità della mia casa, il lavoro fatto bene per la gioia di farlo, la commozione di un nipotino che ti prende per un dito, il cielo turchese che si tuffa nel mare, giocare con mio figlio mentre fuori la domenica piove, la campagna bagnata dal sole che sfila da fuori un finestrino, le luci della città nel rosso infuocato del tramonto, il sorriso di un vigile che aiuta un vecchio ad attraversare, l’eccitazione nel comperare un regalo, l’orgoglio di mettere quel vestito.

Inspiro…

I litigi per il tappo del dentifricio, il telefono che suona ma tu non rispondi, andiamo “dove vuoi, per me è lo stesso”, l’arrosto di tua madre che è sempre più buono del mio, i tuoi regali (due mutante e due canottiere), i baci dovuti e non più voluti, il dovere coniugale, il mal di testa, la stanchezza della sera sotto le lenzuola, l’inerzia del mattino sotto quelle stesse lenzuola.

Espiro…

Il nostro nido d’amore, le chiamate inattese solo per dirmi “ti amo”, le cene al ristorante come quando eravamo ragazzi, l’amore con cui cucini per me, la gioia nei tuoi occhi quando mi fai un regalo, i baci appassionati come se ogni volta fosse l’ultimo, le tue mani che mi esplorano vogliose, la voglia di farsi passare il mal di testa, le lenzuola che non trattengono i nostri gemiti, l’amore al mattino che ti cambia la giornata.

Lo scrittore è la compostiera della vita.

***

Vedi tutti i Consigli di scrittura di grandi autori

Un’emozione inattesa


Ieri, Elisa Elena Carollo, mi ha fatto vivere una situazione strana: non mi era mai capitato di veder recitare un mio testo. È stata un’emozione molto forte e, devo ammettere, mi sono sentito di colpo inadeguato, nudo davanti a tutti i miei limiti.

Per fortuna mia lei invece è molto brava e così potrete passare una bella mezz’ora guardando i video degli otto pezzi che ha scelto e recitato come “allenamento” in vista dei test di ingresso all’Accademia; io ho avuto la fortuna e l’onore di essere scelto tra i molti (ottimi) pezzi che hanno partecipato all’iniziativa.

La cosa ancora più bella, però, è che tutto il lavoro che ha fatto per recitare e girare i video è diventata la base per un contest: vi invito quindi caldamente a VOTARE il video migliore (io l’ho già fatto!).

Mostrati


photo credit: Spherical Bull via photopin cc

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Isabel Allende: Writing Brings Order to the Chaos of Life

http://www.brainpickings.org/index.php/2013/02/18/isabel-allende-on-writing/

“Show up, show up, show up, and after a while the muse shows up, too.”

***

Eterne notti bianche t’ho attesa;
Ratto m’hai il cor, che colmo di roghi
Arde. Ti bramo, l’alma mia accesa
Teme; in fin ti mostri e m’aggioghi.
O dolce musa, di me disillusa.

***

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