Storia in sei parole #41 – Parole intraducibili: Aware (giapponese)


Dicono che il primo sia stato Hemingway, per vincere una scommessa: «For sale: baby shoes, never worn» (Vendesi: scarpe per neonato, mai indossate). Di sicuro sei parole sono sufficienti a dipingere una storia. Persino un romanzo. Ma sono poche, dannatamente poche, e non è facile per nulla.

Prima di giocare vi do una notizia: lunedì prossimo, 15 maggio, avremo una nuova puntata di “Sostiene l’autore“. Ci sarà bisogno di voi tutti, lettori anonimi, per giudicare il nostro nuovo, intrepido scrittore.

Oggi invece ci prendiamo un attimo di respiro, dopo la gara di dialoghi, con un esercizio facile ma sempre prodigo di soddisfazioni: la parola di oggi, di origine giapponese, mi è stata suggerita da Tiziana, che ringrazio. Stiamo parlando di Aware, la sensazione dolceamara che si ha quando si sta vivendo un momento di grande bellezza, che si sa effimero e destinato ad esaurirsi velocemente.

Ecco le mie sei: «Ogni bel sogno finisce nella sveglia».

Giocate con me?

Storia in sei parole #40 – Parole intraducibili: Mbuki-mvuki (bantu)


Dicono che il primo sia stato Hemingway, per vincere una scommessa: «For sale: baby shoes, never worn» (Vendesi: scarpe per neonato, mai indossate). Di sicuro sei parole sono sufficienti a dipingere una storia. Persino un romanzo. Ma sono poche, dannatamente poche, e non è facile per nulla.

Riprendiamo il nostro vocabolario di parole intraducibili; lasciamo il tedesco, sempre generoso di termini impossibili, e ci addentriamo nell’Africa nera. La parola di oggi è mbuki-mvuki (bantu): la voglia di togliersi i vestiti mentre si balla per sentirsi più liberi.

Ecco le mie sei: «È la musica: scioglie i vestiti».

Giocate con me?

Storia in sei parole #39 – Mangalemmi: impaccevole


Dicono che il primo sia stato Hemingway, per vincere una scommessa: «For sale: baby shoes, never worn» (Vendesi: scarpe per neonato, mai indossate). Di sicuro sei parole sono sufficienti a dipingere una storia. Persino un romanzo. Ma sono poche, dannatamente poche, e non è facile per nulla.

Continuiamo sui mangalemmi: oggi è il turno di impaccevole, il cui significato è che impedisce, intralcia, ostacola. In realtà questo parrebbe essere un neologismo manganelliano, dato che la parola non esiste né sul De Mauro né sul Gabrielli. La metto a riprova del petaloso fatto che uno scrittore dovrebbe essere in condizioni sempre di creare i propri strumenti di lavoro (almeno tanto quanto un meccanico, un agricoltore, ecc).

Ecco le mie sei per il significato: «Sono un treno: scansati. O crepa».

Ecco le mie sei per la parola: «Vendesi sciarpa. Impaccevole, tranne d’inverno».

Giocate con me?

Storia in sei parole #38 – Mangalemmi: pretermettere


Dicono che il primo sia stato Hemingway, per vincere una scommessa: «For sale: baby shoes, never worn» (Vendesi: scarpe per neonato, mai indossate). Di sicuro sei parole sono sufficienti a dipingere una storia. Persino un romanzo. Ma sono poche, dannatamente poche, e non è facile per nulla.

Basta parole straniere intraducibili. Non che le abbia finite (ce ne sono vagonate, che girano per Internet, e prima o poi ricominceremo) ma voglio riprendere lo spirito di una rubrica di Romina Tamerici che si chiamava “una parola al mese“: si tratta di ripescare parole poco note e usarle – o farsene ispirare – per scrivere una storia in sei parole. Mi rifaccio in questo anche ai Mangalemmi di mrs. cose da libri:

mentre leggo, vengo colta da un'(irragionevole?) paura che certe parole scompaiano, che la pratica possa rompere irreversibilmente la grammatica, che le generazioni future non possano godere di tanta piacevole rotondità: do pertanto inizio a un piccolissimo, informale dizionario di termini tratti da giorgio manganelli, quelli che più mi hanno sfiziata, che più hanno sollecitato una certa nostalgia di complessità.

Non saranno sempre Mangalemmi, anche se io li chiamerò così. Oggi però cominciamo proprio da lì, dal Mangalemma num. 1, per essere precisi: pretermettere: tralasciare, evitare di dire o fare qualcosa.

Ecco le mie sei per il significato (e questa è una citazione legata al calendario): «Non dico bugie, ma mancate verità».

Ecco le mie sei per la parola: «Con l’oro pretermetto “ti amo”».

Giocate con me?

Storia in sei parole #37 – Parole intraducibili: Zenosyne


Dicono che il primo sia stato Hemingway, per vincere una scommessa: «For sale: baby shoes, never worn» (Vendesi: scarpe per neonato, mai indossate). Di sicuro sei parole sono sufficienti a dipingere una storia. Persino un romanzo. Ma sono poche, dannatamente poche, e non è facile per nulla.

Lasciamo per un po’ le felici parole d’amore e torniamo a quelle che descrivono sensazioni non sempre piacevoli. Quella di oggi è Zenosyne e descrive la sensazione che il tempo abbia preso a scorrere più velocemente. Potrebbe essere perché si sta vivendo un momento gioioso. Oppure potrebbe essere un classico effetto collaterale dell’essere diventati diversamente giovani.

Ecco le mie sei: «Vendesi: orologio che funziona. Pure troppo».

Giocate con me?

Storia in sei parole #36 – Parole intraducibili: Cafuné


Dicono che il primo sia stato Hemingway, per vincere una scommessa: «For sale: baby shoes, never worn» (Vendesi: scarpe per neonato, mai indossate). Di sicuro sei parole sono sufficienti a dipingere una storia. Persino un romanzo. Ma sono poche, dannatamente poche, e non è facile per nulla.

La parola intraducibile di oggi ha guadagnato una certa popolarità sui social: viene dal portoghese ed è cafuné, che significa far scorrere le proprie dita tra i capelli del proprio amato o della propria amata.

Ecco le mie sei: «Polpastrelli, palmo: alvei di serico piacere».

Giocate con me?

Storia in sei parole #35 – Parole intraducibili: Forelsket


Dicono che il primo sia stato Hemingway, per vincere una scommessa: «For sale: baby shoes, never worn» (Vendesi: scarpe per neonato, mai indossate). Di sicuro sei parole sono sufficienti a dipingere una storia. Persino un romanzo. Ma sono poche, dannatamente poche, e non è facile per nulla.

Anno nuovo, vita nuova: accantoniamo per un po’ le parole intraducibili che descrivono mali oscuri a favore di quelle che parlano di amore e di gioia. La parola intraducibile di oggi è forelsket: viene dal danese e descrive l’euforia che ci prende quando ci innamoriamo.

Un’euforia che ha anche una componente strettamente fisica, quindi ecco le mie sei: «Felice da non star nelle mutande».

Giocate con me?